Il Tirreno

Toscana

monteroni d’arbia (siena) 

La tenuta confiscata alla mafia va a fuoco: 800mila € di danni

Cristiano Pellegrini

L’incendio di Suvignano potrebbe essere doloso, la Procura apre un’inchiesta La Regione: subito la bonifica e la ripresa dell’attività. Non ci lasciamo intimorire

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Solo due settimane fa era stato inaugurato il “sentiero della legalità”, un percorso parallelo alla via Francigena, da percorrere a piedi, e dedicato alla lotta alle mafie. Ieri notte, a poche centinaia di metri, i vigili del fuoco hanno dovuto domare un incendio che ha mandato in fumo 700 rotoballe, 250 quintali di seme d’erba medica e trifoglio, alcuni mezzi meccanici, una jeep e un intero capannone: un danno che sfiora gli 800mila euro. E che potrebbe essere doloso, in una proprietà confiscata alla mafia.

Proprio così. A Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, c’è un’azienda agricola, la tenuta di Suvignano, ricavata nella più grande tenuta confiscata alla mafia, che - con i suoi 700 ettari - è diventata uno dei simboli di lotta alla criminalità organizzata. Tra i beni confiscati alla mafia, in soli due anni, è stata interamente restituita alla comunità dallo Stato e dalla Regione Toscana e oggi è gestita dall’Ente terre Regionali toscane. Ieri notte, però, si è verificato l’incendio che è partito intorno alle quattro del mattino, ha provocato 800 mila euro di danni e un possibile rischio ambientale per il tetto della rimessa in eternit andato completamente distrutto.

Il problema, però, è la matrice dell’incendio: potrebbe essere doloso. E l’intera provincia di Siena torna a tremare. La Procura ha aperto un’inchiesta nella ricerca di un qualsiasi elemento che possa aiutare a comprendere le cause del rogo. Al momento non viene esclusa nessuna ipotesi. Ieri a Suvignano è arrivato anche l’assessore regionale alla Presidenza , Vittorio Bugli per vedere di persona i danni provocati dal rogo: «Guai se questo episodio fosse avvenuto per scopi che cercano di contrastare la nostra lotta contro la mafia, spero non sia così - dice - Per noi questo luogo è prezioso, quando succedono cose come questa bisogna correre. Ora le autorità dovranno verificare. Dalle prime valutazioni, senza valenza scientifica, ci sono elementi per ritenere che l’incendio sia doloso ma sarebbe superficiale esprimersi in questa fase. Non abbassiamo la guardia ma anzi rafforziamo la nostra azione contro le mafie, anche se non ci sono stati segnali» che potessero far presagire l’incendio. A maggior ragione Matteo Salvini - che questa tenuta l’aveva visitata da ministro dell’Interno - sollecita delucidazioni al Viminale su quanto accaduto. Un evento che - sottolinea il sindaco di Monteroni d’Arbia Gabriele Berni - suscita «amarezza ma anche attenzione a comprendere quali possono essere le cause dell’evento. Suvignano rappresenta per noi una rivincita del territorio. Ci siamo attivati subito per segnalare ad Asl e Arpat il rogo che coinvolge coperture in eternit: le coperture bruciate potrebbero aver prodotto danni sul territorio, anche se mi auguro di no».

E mentre il sindaco pensa anche alla salute dei residenti, scatta l’allarme sociale: «Non possiamo lasciarci prendere dall’irrazionalità, ma neppure abbassare la guardia» commentano Arci Toscana e l’associazione Libera Toscana. «La stima complessiva dei danni è di 720 mila euro senza considerare i costi di bonifica e smaltimento dei materiali distrutti» evidenzia Marco Locatelli, direttore di Ente Terre Regionali toscane: «Ora gli enti competenti daranno le prescrizioni rispetto alle opere di bonifica che immaginiamo essere consistenti». Ma verranno effettuate perché - promette il presidente della Regione, Enrico Rossi - in attesa che le indagini appurino cosa effettivamente è successo la Regione «continuerà a impegnarsi perché Suvignano continui a essere ciò che è stato deciso che sia: una realtà di lavoro sano e di economia rispettosa dei diritti e del territorio. Nessuna regione è immune delle infiltrazioni della mafia, nemmeno la Toscana, ma qui ci sono gli anticorpi per difendersi e reagire». —



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