Gioco
Incendio nella tenuta di Suvignano, fu confiscata alla mafia. La procura apre un'inchiesta
Siena: fiamme nella notte in un capannone agricolo. Cause ancora da accertare. A fuoco oltre mille quintali di seminativi e anche macchine agricole
MONTERONI D'ARBIA. "No, mai ricevuto minacce esplicite né messaggi minatori", dice Giacomo Bassetti, agronomo dell'azieda. Ma è qui, davanti al fienile ormai scheletrico e ai silos delle granaglie mezzo carbonizzati, con uno spettro nei pensieri. Lo stesso che si insinua nella testa di molti, lo stesso che si spera possano fugare le indagini dei vigili del fuoco. E cioè che sull'incendio all'azienda agricola di Suvignano, prati, pendii, campi e alberi a pedifiato sulle colline di Monteroni d'Arbia, un passo da Siena, ci sia la mano di qualcuno e che il rogo non sia solo frutto di un incidente. Perché proprio due anni fa, dopo anni e anni di processi e burocrazia, la tenuta che fu confiscata al boss Vincenzo Piazza per la prima volta nel 1983 (in via definitiva nel 2007), è passata alla Regione Toscana. E dopo ore di rilievi i pompieri non escludono la causa dolosa. Per questo la procura di Siena ha aperto un'inchiesta. Del resto, "dai primi accertamenti potrebbero esserci elementi che farebbero pensare ad un incendio doloso, ma è anche presto per arrivare a conclusioni in tal senso - conferma anche Vittorio Bugli, assessore regionale alla presidenza e alla cultura della legalità, che è subito corso a Monteroni d'Arbia per un sopralluogo - Suvignano rappresenta un luogo importante e prezioso, quando accadono eventi del genere occorre prestare grande attenzione e non trascurare niente".
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Insomma, mafia pussa via. Ma dalle 3 del mattino sulla tenuta agricola da 640 ettari aleggia di nuovo un'ombra. I vigili del fuoco da quell'ora sono al lavoro per spegnare un rogo che ha devastato un fienile, distrutto un pick up, un trattore, una macchina agricola, 1450 rotoballe di fieno e quintali (per i pompieri almeno 250) di semi di erba medica, trifoglio alessandrino e granaglie. Sul posto erano arrivate anche Asl e Arpat per le verifiche sul tetto in materiale eternit andato completamente in fumo. Tant'è che il sindaco Gabriele Berni dice che le coperture in amianto "potrebbero aver prodotto dei danni sul territorio, ma mi auguro di no". Ma adesso gli occhi di tutti sono concentrati sulle origini del rogo. Un incidente o qualcuno ha appiccato le fiamme per mandare un segnale?
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"Le cause - spiegano i vigili del fuoco - sono ancora da accertare e non si segnalano persone coinvolte". "Solo il capannone andato a fuoco - racconta Bassetti - ha un valore di 550 mila euro. I danni sono ingenti, e stiamo cercando di capire con l'amministratore se siano coperti dall'assicurazione". E' un brutto colpo per l'azienda. "Dopo un luglio deludente - continua l'agronomo - anche l'attrattività turistica della tenuta era ripresa. Abbiamo tutti gli alloggi della villa occupati di vacanzieri italiani e tedeschi". Ma la preoccupazione adesso è proprio che, dopo aver liberato questo pezzo di Toscana da cartolina dalla minaccia delle infiltrazioni mafiose, le cosche tornino all'attacco con un attentato: "Sarebbe un guaio - prosegue Bugli - se quanto accaduto fosse riconducibile a qualcosa che la Regione si è impegnata a contrastare proprio con la creazione di questo luogo. La Regione seguirà passo passo le indagini portate avanti dalle autorità competenti e posso assicurare che l'impegno profuso in questi anni non verrà scalfito da quanto accaduto la notte scorsa, ma anzi sarà rafforzato".
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Qui, nell'estate 2018, finì una delle tante «pacchie». Quella dei mafiosi. Ma nell’immaginario di tutta Italia la tenuta di Suvignano resterà anche il set del primo "fulgido" gesto da ministro dell'Interno di Matteo Salvini che oggi chiede "mi aspetto che il Viminale, tra uno sbarco e l'altro, trovi il tempo per dare notizie agli italiani. stato un incendio accidentale o opera della mafia?". Nel 2018 in visita alla tenuta per il passaggio di consegne alla Regione, d’improvviso si gettò in un capanno, infilò un paio di pantaloncini e marciò sicuro sul prato sbeffeggiando gli astanti («Quanto mi invidiate eh, quanto!?») e ciafff. «Che gusto il tuffo nella villa del boss. Doppio gusto!», disse facendo il bagno in piscina. Poi ci è tornato in inverno. E l'anno scorso la Regione ci organizzò eventi e concerti, il segno di una vera rinascita. Non solo. Nei pressi della tenuta di recente è stato inaugurato il 'percorso della legalità', cammino collegato alla via Francigena.
La stima complessiva dei danni raggiunge circa 800 mila euro. "Guai se questo episodio fosse avvenuto per scopi che cercano di contrastare la nostra lotta contro la mafia, spero non sia così", conclude Bugli. "Per noi questo luogo prezioso, quando succedono cose come questa bisogna correre, verificare; ora le autorità dovranno fare verifiche, dalle prime valutazioni, senza valenza scientifica, ci sono elementi per ritenere sia di origine dolosa ma sarebbe da superficiali esprimersi in questa fase".
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