Sicurezza
Il manager pubblico ha casa nell’acropoli di Populonia
L’ad della società Parchi va ad abitare nella (ex) foresteria adibita ad archeologi e universitari per le campagne scavi: «Così dedico più tempo all’attività»
Piombino
Ti affacci all’acropoli di Populonia e finisci dritto in parlamento. Il portavoce e deputato di Sinistra italiana Nicola Fratoianni annuncia un’interrogazione al governo. Argomento? La scoperta da parte del Tirreno che l’amministratore delegato Parchi Spa Mauro Tognoli, la società pubblica che gestisce il patrimonio archeologico e naturalistico dei comuni della Val di Cornia, ha messo su casa nel cuore del Parco archeologico di Baratti e Populonia, riadattando la foresteria utilizzata dagli archeologi e gli studenti delle università durante le campagne di scavo e ricerca.
Non è l’unica ombra che pende sul geometra bresciano, un passato politico in Forza Italia, classe 1952, imprenditore agricolo in Lombardia e Toscana, che ricopre la carica di amministratore e presidente in realtà pubbliche e private, tra cui una cooperativa vitivinicola in Franciacorta. Nel Caffè del Museo, aperto da pochi giorni a Piombino si trovano oltre trenta casse di vino della Cooperativa Vitivinicola Cellatica Gussago, proprio quella di cui lui è presidente. Al Tirreno assicura che «le bottiglie sono state offerte dall’azienda stessa per contribuire alla riuscita dell’iniziativa». Ma non produce le carte che provano il generoso omaggio della cooperativa e l’accettazione della Parchi. E fa storcere la bocca a più di un sindaco della Val di Cornia l’uso privatistico della foresteria del parco. Tognoli annuncia che la libererà entro il 31 agosto e che lo ha fatto «per aumentare i tempi dedicati al lavoro per la società, eliminando gli spostamenti».
Ma sul ruolo di Tognoli nella Parchi restano ipotesi di irregolarità amministrativa per le funzioni di direttore generale che gli sono state attribuite, a colpi di maggioranza, che sono incompatibili per legge con quelle di amministratore delegato in una società di diritto privato a controllo pubblico. Ma è un tema su cui evita di dare chiarimenti al Tirreno, seppur sollecitato a farlo. Non potrà sottrarsi, invece, alle richieste di due dei cinque consiglieri della società, Beatrice Massaza e Roberto Grossi. «Il Cda non è stato in alcun modo coinvolto ne informato – dicono –. Abbiamo chiesto formalmente al presidente l’immediata convocazione del Cda per il chiarimento dei fatti e all’Ad una relazione dettagliata che valga a chiarire eventuali profili di responsabilità».
Il clima dentro e fuori l’azienda è di contrapposizione. Il sindaco di Piombino Francesco Ferrari che in quanto socio di maggioranza a Tognoli lo ha nominato, e imposto in ragione dei numeri, lo difende a spada tratta. Ne sottolinea la «passione e dedizione», e bolla le domande e i rilievi del Tirreno come «tristi illazioni». Non la pensano così i suoi colleghi di Campiglia Marittima, San Vincenzo e Sassetta che a una sola voce chiedono chiarimenti nel merito e in caso contrario auspicano «le dimissioni dei vertici Parchi». Del resto, che ci sia quanto meno da chiarire lo dice anche la sindaca di Suvereto, che è la più vicina all’amministrazione piombinese. Di sicuro se ne discuterà anche nei consigli comunali della Val di Cornia, a partire da quello di Piombino dove sia Rifondazione Comunista che il PArtito Democratico preannunciano interrogazioni sull’intera vicenda Parchi Val di Cornia. —
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