Gioco
Banca contro Fondazione che reclama 3 miliardi per l’affare Antonveneta
milano
Mps tornerà a rivedere l'utile solo nel 2023. Dopo la perdita di 1,1 miliardi del semestre resta fosco il cielo a Siena, con la banca che - alla luce del peggioramento dello scenario macroeconomico generato dalla pandemia di coronavirus - è stata costretta a rivedere le stime interne fino al 2024, che presentano ora «valori economici e patrimoniali» inferiori a quelli previsti dal piano di ristrutturazione, pur mantenendosi - a livello di ratio di capitale - «al di sopra del minimo regolamentare«.
A prevedere «un andamento in perdita fino al 2022» la semestrale del gruppo senese, all'interno della quale si dà notizia del fatto che la banca, da poco sotto la guida dell'ad Guido Bastianini, sta lavorando a una revisione del piano industriale, atteso nel secondo semestre del 2020, con l'obiettivo di «rivalutare le opzioni strategiche e le leve industriali a disposizione del management«, opzioni che verranno esaminate con l'ausilio dell'advisor Mediobanca .
Questo lavoro si coordinerà con l'operazione di scissione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati a favore di Amco, operazione che attende l'autorizzazione della Bce e che genererà un fabbisogno di capitale stimato in almeno 700 milioni. Al derisking è subordinato anche il piano di uscita del Tesoro, che il Mef ha chiesto di rinviare rispetto alla scadenza originaria di fine 2019 «in attesa che si perfezioni» la scissione dei crediti deteriorati, con «obiettivo di creare le condizioni» per rendere Mps una candidata al consolidamento del sistema bancario.
Perché ciò avvenga occorrerà risolvere il nodo della montagna di rischi legali in bilancio, lievitati nel semestre a 10 miliardi. Rispetto alla maxi-richiesta da 3,8 miliardi della Fondazione Mps, di cui 3 miliardi riferiti all'acquisizione di Antonveneta, Mps classifica 3,6 miliardi «a rischio di soccombenza “probabile”» e 0,2 miliardi «a rischio di soccombenza “possibile”». Su tali iniziative Mps «esprime una posizione critica e si riserva di agire contro Fondazione Mps a tutela del proprio patrimonio». Anche perché, sottolinea Mps, ai tempi dei fatti contestati la fondazione «deteneva circa il 49% del capitale, nominava metà del cda ed era in grado di indirizzarne le scelte, a maggior ragione quelle strategiche».
Nonostante il quadro complesso, gli amministratori confermano di Mps l'esistenza del «presupposto della continuità aziendale» avendo «la ragionevole aspettativa di continuare a operare anche nel mutato scenario macroeconomico». Affermazioni su cui, al pari delle indicazioni in merito all'andamento del piano di ristrutturazione, i revisori hanno ritenuto opportuno fare un «richiamo d'attenzione» nel certificare la conformità del bilancio ai principi contabili. In Borsa Mps ha chiuso poco mossa (-0,35%), con gli analisti che - alla luce dell'andamento dei conti, potenziale fabbisogno di capitale e rischi legali - ritengono prematuro parlare di matrimonio. Chi continua a correre Banco Bpm (+3,57%), risvegliatasi dopo l'apertura del ceo Giuseppe Castagna al risiko. La banca, tra le peggio valutate in Borsa in termini di prezzo sul patrimonio netto, ha bisogno di rivalutarsi per evitare nozze troppo penalizzanti per i propri azionisti.—
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