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L'emendamento del senatore Pd che sbarra la strada alla nascita di nuovi ristoranti fino al 2022

L'emendamento del senatore Pd che sbarra la strada alla nascita di nuovi ristoranti fino al 2022

La proposta di Parrini potrebbe passare col decreto d'Agosto. Stop a nuove aperture fino al 31 dicembre 2021. La categoria: "E' una nostra battaglia. Ci aspettiamo che sia approvato all'unanimità"

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FIRENZE. Stop alla concorrenza, al libero mercato. Stop a nuove aperture di ristoranti almeno fino al 31 dicembre 2021. Lo stabilisce un emendamento al decreto Agosto a firma del senatore del Pd Dario Parrini che chiede la sospensione dell'efficacia della legge Bersani sulle liberalizzazioni e quindi il blocco dell'apertura di nuove attività nel settore della ristorazione fino alla fine dell’anno prossimo. Un “correttivo” giudicato ammissibile e che adesso dovrà ricevere il via libera in aula, anche se di fatto sbarra la strada alla nascita di nuove imprese. Una proposta arrivata dall'associazione Ristoratori Toscana, che lo scorso 20 giugno ha scritto al senatore Parrini e ai parlamentari toscani di tutti gli schieramenti politici chiedendo la moratoria fino al 31 dicembre 2021.

«L'emendamento sarà discusso in Senato nei prossimi giorni e, visto l'interesse che a parole esprimono tutte le forze politiche nei confronti della nostra categoria, ci aspettiamo che sia approvato all'unanimità», commenta Pasquale Naccari, presidente di Ristoratori Toscana, l'associazione che conta 15mila iscritti nella regione. «La moratoria della legge Bersani è stata una delle nostre richieste fin dal 9 marzo. Apprendiamo quindi con grande soddisfazione che questa nostra proposta è stata accolta e ci aspettiamo di raggiungere un grande risultato grazie alla nostra caparbietà e determinazione a tutela dei ristoratori».

L'associazione Ristoratori Toscana ha chiesto la sospensione della Bersani fino al 31 dicembre 2021 perché «l'apertura di nuove attività, oltre ad aumentare in maniera esponenziale la concorrenza in un momento storico delicato come quello che sta vivendo il nostro paese, potrebbe determinare – si legge nella lettera inviata alle forze politiche – una convenienza per i locatori a massimizzare la loro rendita tramite una 'gara al rialzo' sui canoni di locazione, innescando, pertanto, un aumento del rischio di sfratto per gli attuali conduttori già in situazione di flessione economica conseguente all’epidemia Covid 19. In altre parole, alcuni imprenditori potrebbero vedersi notificare sfratti per morosità nell’attesa di ricevere i fondi dagli istituti di credito per sanare tra le altre cose eventuali debiti relativi ai canoni di locazione, da proprietari 'forti' di accordi per riallocare il fondo stesso con (nuovi) altri commercianti».

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