Proteste
Arriva un poco di ripresa: ma basterà?
Incassato il sì allo scostamento di bilancio (per 25 miliardi), il governo ha ora trovato un accordo sulle misure da finanziare con la nuova disponibilità (scovata ancora una volta a debito). Il decreto Agosto, figlio di estenuanti mediazioni tra i soci di maggioranza, affronta almeno tre questioni di vitale importanza: un aiuto al Sud, sempre più lontano dal Nord; consistenti agevolazioni per chi si decida ad assumere; e il divieto alle imprese che si sono servite della cassa integrazione di licenziare personale. Sono misure che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) rimettere in moto produzione e consumi e arginare i rischi di un autunno segnato da centinaia di migliaia di disoccupati.
Bene, evviva, si procede. Ma basterà? Come con l’incubo Covid, sarebbe miope sottovalutare i rischi, pensare che tutto sia finito. Perché la realtà economica del Paese continua a presentare due facce. Nelle stesse ore in cui il consiglio dei ministri studiava il decreto, l’Istat diffondeva dati importanti sullo stato dell’economia. La produzione industriale mostra un robusto segno più sia a giugno che a luglio, insomma all’avvio della fase 2, comunque mentre il virus ancora impazzava; sono ripresi i consumi e, ciò che più conta, anche le esportazioni, punto di forza del nostro sistema, segno che nonostante la clausura le migliori aziende italiane hanno continuato a dialogare con i mercati di destinazione e a piazzare le loro merci.
A fronte di questa vitalità, però, pesano ancora mali antichi dimenticati o nascosti come polvere sotto il tappeto: il debito pubblico ha raggiunto livelli monstre, e certo non bastano le deroghe europee o i vincoli congelati a cancellarlo; nel corso degli anni, poi, il divario tra il deserto imprenditoriale del Mezzogiorno e i distretti industriali di Veneto, Emilia e Lombardia si è andato sempre più accentuando; infine il gap tra la produttività di Italia e Germania, con la quale sono fortissimi gli scambi commerciali, ha reso il made in Italy sempre meno competitivo.
Eppure da anni galleggiamo. Ora, però, la tempesta Covid ha reso tutto più difficile: la grande crisi ha eroso una fetta consistente del risparmio privato (senza il quale le cose sarebbero andate molto peggio); tante piccole imprese che compensavano le povertà del Sud sono state costrette a chiudere i battenti; disuguaglianze e disoccupazione sono aumentate; il blocco di apparati pubblici, amministrativi, giudiziari, già lenti, pesanti e inefficienti, ha ulteriormente rallentato l’economia.
Insomma, benvenuti i sussidi, ma le riforme di cui tutti parlano ma nessuno realizza, non sono più eludibili. Non solo perché saranno la carta necessaria per incassare i fondi europei del Recovery Fund, ma perché è ormai obbligatorio rimuovere i tappi che impediscono al sistema di camminare. L’Istat ci dice che imprenditori, artigiani, lavoratori già ce la stanno mettendo tutta. Ora tocca a governo e parlamento completare l’opera. —
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