Il Tirreno

Toscana

Un giornale è una locomotiva

CLAUDIO GARIGLIO*
Un giornale è una locomotiva

4 MINUTI DI LETTURA





Lunedì scorso Il Tirreno ha condotto un esperimento: la riunione della redazione di Pisa Pontedera si è svolta nelle sale del Polo tecnologico di Navacchio, che è partner del nostro giornale in diverse iniziative di innovazione giornalistica. Si è trattato, però, di una riunione allargata: vi hanno preso parte anche quattro imprenditori-innovatori delle start-up del Polo, che hanno avuto l’ultima parola in una serie di scelte chiave della nostra giornata. Hanno deciso, per esempio, la notizia di apertura della prima pagina di cronaca di Pisa e della prima pagina di cronaca di Pontedera; le aperture e il “taglio” narrativo delle due rispettive home page , l’apertura della newsletter che arriva ogni giorno sulle mail dei lettori registrato alla nostra comunità. Insomma hanno “fatto” il giornale: attori, non spettatori. Al termine della giornata abbiamo chiesto agli innovatori se desiderassero scrivere un articolo per raccontare ed esaminare queste esperienza. Uno di loro ha aderito a questo invito. Ecco la sua testimonianza.

L’intera redazione del Tirreno di Pisa Pontedera al Polo tecnologico di Navacchio per iniziare un esperimento rivoluzionario. Ho avuto il privilegio e la fortuna di potervi assistere dal vivo. In diretta. Senza rete. E non avevo la più pallida idea di quello a cui stavo per andare incontro.

Mi sono trovato in prima fila, seduto vicino al direttore, davanti al capo della redazione, mescolato alla squadra di reporter, come in un film. Ma presto l’atmosfera è diventata reale: il luogo era insolito ma le conversazioni e le dinamiche che stavano scorrendo davanti ai miei occhi avevano senso. Gradualmente, qualcosa prendeva forma.

Ho visto nascere delle notizie, molto diverse tra loro per natura, rilevanza, ed impatto emotivo: dalla Piaggio di Pontedera il cui cuore riprende a pulsare dopo l’infarto Covid alla drammatica, avvincente, storia di una telefonata proibita e salvifica tra una donna sequestrata e una poliziotta: solo l’intuito femminile ha permesso di salvare la vittima. Ma abbiamo parlato anche di bimbi e di alberi che crescono. Di piazze di rimembranza felliniana, che solo il genio di un artista poteva trasformare in magia col trucco di una scultura-pellicola, un proiettore del tempo.

Di questo teatro-live non sono uno spettatore; non ne ho il modo. Insieme con i miei colleghi innovatori, mi trovo chiamato a decidere sul destino di una pagina di giornale, in quel momento ancora plastica e suscettibile di modifiche. La penna del giornalista come lo scalpello dello scultore: il mestiere consente di “vedere” nel vuoto un’opera finita. Ogni notizia come un diamante grezzo deve essere cesellata, vestita di un titolo e magari di un’illustrazione. Diventerà finalmente pronta per prendere vita sulla pagina del giornale.

Dopo un attimo di smarrimento non mi tiro indietro. Inconsapevole cavia di un grande esperimento, provo a portare il mio piccolo contributo, che a sorpresa mi era stato esplicitamente richiesto.

Mi è tornato in mente il mio primo ricordo di infanzia. Una grande locomotiva che il macchinista mi permise di scalare per entrare in cabina. Tirando forte la maniglia attaccata alla corda, detti fiato al fischio del treno. Cinquant’anni dopo, ho vissuto qualcosa di simile. Il pathos, l’adrenalina, il senso del minuto, del tempo che incalza e che non ti lascia respiro. Il redattore, mestiere feroce che non conosce riposo ne perdono.

In diverse occasioni gli interventi miei e dei colleghi sono stati oggetto di correzione e di confronto con principi differenti. È stato esattamente quello il momento in cui il mio orizzonte si è allargato. Ma alcuni nostri spunti sono stati ritenuti accettabili e questo per noi è stato un grande successo. Una procedura inverosimile, a raccontarla: i professionisti chiedono aiuto a non professionisti. Ma non per gioco: sul serio!

La dinamica l’ho compresa piano piano. Credevo che lo scopo fosse di natura prettamente didattica, e per me era già tanto: capire un mestiere diverso dal mio, immergendomi per un attimo nella stessa acqua, l’idea suonava bene... Ma lo scopo era più alto e l’ho appreso nel finale quando il direttore ha svelato che questo progetto straordinario, nato in apparenza per caso ad un tavolo col presidente del Polo, rappresenta un approccio sperimentale programmatico e totalmente innovativo.

Scendere nel porto a parlare con i pescatori, nei luoghi di lavoro, nei ritrovi sociali, in tutte quelle situazioni dove una comunità, come in un format, perpetua il teatro-non-teatro della redazione. Una formazione ibrida che prima illustra, poi coinvolge e infine impara. È l’idea di ascoltare i punti di vista di persone che approcciano la notizia da un angolo completamente diverso. E ogni giornalista ha declinato questo concetto, ognuno con la propria visione.

Ne sono uscito più ricco. È come quando esci dal cinema dopo aver visto un grande film: senti che ti ha lasciato un segno e che vedrai il mondo con occhi diversi.

L’idea è a straordinariamente bella e può trasformarsi in una grande opportunità per tutti coloro che la vivranno. Il giornale della gente, fra la gente. Che non si arrende ma si rinnova. E lo fa con l’unico vero padrone: il lettore.

*Claudio Gariglio è innovatore consulente di Objvision srl, incubata virtualmente al Polo Tecnologico di Navacchio (Pi).
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze