Sicurezza
Padre e figlio assumono droga insieme Muore il ragazzo, grave il genitore
Lido di Camaiore, i due torinesi si accasciano al suolo in una zona residenziale: per il 25enne inutili i tentativi di rianimazione
camaiore
«Samuele, figlio mio e gioia della mia vita, sii accorto e presta attenzione ai consigli di chi ha più esperienza di te». Gerardo Ventrella, nella sua autobiografia, parla di una vita passata tra crimine e spaccio di droga e dice di voler mettere in guardia i giovani. In particolare uno, il suo ragazzo. Ma non c’è riuscito. Né con lui, né con se stesso.
Sabato sera padre e figlio stramazzano al suolo, uno dopo l’altro, mentre sono in giro per Lido di Camaiore dopo aver assunto cocaina e cannabis «in quantità elevate», riferiscono i carabinieri. Il cuore di Samuele Ventrella, 25 anni, non regge al mix letale di stupefacenti, spesso costruiti con sostanze chimiche dagli effetti devastanti: è morto poche ore dopo il malore. Stesso malore, ma destino al momento diverso per il padre Gerardo, 54 anni, che adesso è ricoverato in ospedale a Lido di Camaiore in prognosi riservata. Le sue condizioni sono gravi.
Padre e figlio si erano appena riabbracciati. Samuele era arrivato da Rivarolo, provincia di Torino, assieme a un cugino. La famiglia è torinese, ma Gerardo vive a Lido di Camaiore da qualche tempo e aveva accolto i due ragazzi per trascorrere il fine settimana assieme in Versilia. Che in questi giorni si è riempita come una volta. Arrivano in tanti, dal Nord Italia, per cercare un po’ di tregua dall’afa opprimente. Per divertirsi e non pensare più all’emergenza Covid. In troppi, però, in Versilia scelgono un divertimento senza limiti. Dalla fine del lockdown in dieci sono finiti al pronto soccorso dell’ospedale Versilia per abuso di cocaina: secondo i medici era solo questione di tempo perché succedesse qualcosa di peggio di una corsa all’ospedale.
Sulla tragedia la Procura di Lucca ha aperto un’indagine: l’ipotesi è morte per conseguenza di altro reato (lo spaccio della droga). La ricostruzione, affidata ai carabinieri guidati dal capitano Edoardo Cetola, è in corso. Ci sono dei punti interrogativi: dove i due abbiano preso la droga e dove l’abbiano assunta. Forse in casa, forse no. Padre e figlio, dopo aver dato fondo al mix di cocaina e cannabis, si sarebbero diretti verso la Passeggiata di Lido. All’altezza dell’incrocio tra via Foscolo e via don Minzoni, a breve distanza dal pontile, si sarebbero accasciati a terra nel giro di pochi minuti. Uno dopo l’altro.
Sono circa le 23,30, di sabato sera, nel cuore di uno dei centri della movida versiliese: impossibile che la scena passi inosservata. Troppa gente in giro. E infatti i passanti cercano di soccorrerli, chiamando subito il 118. Il medico arrivato per aiutare il ragazzo e suo padre risponde a uno dei cellulari caduti a terra. Il telefono squilla senza sosta: all’altro capo del telefono c’è il cugino di Samuele, ignaro di tutto, che è appena rientrato nella casa dove dovevano trascorrere il fine settimana: non sa più dove fossero padre e figlio, lo zio e il cugino. La notizia l’apprende dai soccorritori.
Le condizioni di Samuele appaiono subito disperate. I soccorritori del 118 capiscono che in quell’arresto cardiaco c’è qualcosa che non quadra. Così come appare decisamente strano il fatto che ci sia suo padre riverso a terra non molto lontano. Entrambi vengono trasportati al pronto soccorso versiliese: per Samuele viene deciso il trasferimento all’Opa di Massa, che è il centro di riferimento in zona per le problematiche legate al cuore. Viene sottoposto all’Ecmo, la procedura di ossigenazione extra-corporea, come tentativo estremo. Ma non ce la fa.
Gerardo, anche lui in condizioni gravi, è in prognosi riservata al Versilia. I primi esami, secondo quanto risulta agli inquirenti, confermano la presenza degli stupefacenti nel sangue di entrambi. Conferma che dovrà essere ribadita quando, con ogni probabilità, verrà eseguita l’autopsia sul corpo del ragazzo.
L’ipotesi degli inquirenti è che conseguenze così terribili su padre e figlio siano dovute a un abuso di sostanze stupefacenti: in parole povere, overdose. Determinanti il quantitativo di sostanze assunte e la loro composizione chimica. Le indagini dovranno dare ulteriori indicazioni: non è escluso che la partita di droga acquistata fosse, come si dice in gergo, “tagliata male”. Con il risultato di essere ancora più dannosa di quanto non lo fosse già. —
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