Sicurezza
Remaschi silurato salvo Ceccarelli: così “quadrano” le candidature
firenze
Dentro Vincenzo Ceccarelli, fuori Marco Remaschi. L’assessore regionale lucchese non correrà alle regionali. Un’esclusione eccellente, un “sacrificio” necessario per superare la «mamma di tutte le battaglie», la definisce scherzando Lorenzo Becattini, coordinatore della segreteria del Pd toscano e uomo macchina di Simona Bonafè a poche ore dalla direzione regionale. Sì perché il plenum dei dem al Tuscany hall di Firenze, slittato dalle 18 alle 21, ieri ha rischiato di sancire una spaccatura insanabile nel partito proprio a poche settimane dal voto. Da una parte gli zingarettiani, dall’altra i post renziani. Ma soprattutto: da una parte il senatore Andrea Marcucci, dall’altra l’ex amico passato sulla sponda di Zinga. Dopo giorni di una faida rimasta sottotraccia, l’accordo arriva a tarda serata. Non senza un braccio di ferro quasi surreale, con molti dem che a metà giornata sembrano unire il destino dell’assessore garfagnino alle sorti stesse della candidatura di Eugenio Giani. «Remaschi fa parte di un accordo preciso, se salta lui salta tutto e Marcucci e Lotti si assumeranno la responsabilità di aver consegnato la Toscana ai sovranisti», dice uno dei dirigenti zingarettiani. «Andrea non cede. Non si può candidare uno che è lì da 15 anni», ribadiscono i fedelissimi di Marcucci. E il risultato alla fine suona come una prova di forza del capogruppo al Senato nei confronti di Nicola Zingaretti stesso, dato che dai garanti nazionali del Pd era arrivato l’ok alle deroghe al secondo mandato. Ma con il suo aut aut il senatore del Ciocco si gioca la possibilità di piazzare uno dei suoi fedelissimi capilista a Lucca. Non sarà uno fra Mario Puppa e l’assessora Valentina Mercanti (lui finisce penultimo e lei ultima, in posizione ritenuta comunque favorevole), ma Pierluigi Consorti di Demos. Gli zingarettiani ottengono 6 caselle golden. A Livorno, per spegnere lo scontro fra Francesco Gazzetti (ultimo) e Gianni Anselmi (secondo), la capolista sarà Federica Benifei, giovane democratica e nipote di Garibaldo, storico partigiano di Campiglia scomparso nel 2015. A Pisa Alessandra Nardini vince la sfida sul lottiano Antonio Mazzeo, che ottiene l’ultima casella. A Pistoia l’assessora uscente Federica Fratoni; nella Piana fiorentina Monia Monni, a Firenze Iacopo Melio, a Siena Simone Bezzini. Fra i i post renziani la spuntano il capogruppo dem Leonardo Marras a Grosseto, Giacomo Bugliani a Massa, il lottiano Enrico Sostegni a Empoli, Lucia De Robertis ad Arezzo, Massimiliano Pescini nel Mugello. Incerta fino a tardi la casella di Prato, dove sembrava dover finire la zingarettiana Ilaria Bugetti. «Biffoni è nero - dicono dal Tuscany hall - vuole Nicola Ciolini». —
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