Legge per recuperare i soldi delle trasferte inesistenti
In consiglio regionale oggi una norma che congela per 2 mesi l’indennità variabile dei politici che a marzo e aprile hanno lavorato da casa senza andare a Firenze
firenze
Non verrà pagata la “trasferta” ai consiglieri regionali per i prossimi due mesi. Niente rimborso per agosto e per settembre. Per gli ultimi due mesi di legislatura: così, di fatto, la Regione recupera l’indennità “variabile” erogata nei due mesi di “lockdown”, nei quali commissioni e consigli si sono tenuti da casa, via telematica per evitare il contagio. Questo è il senso della proposta di legge che stamani il governatore della Regione, Enrico Rossi, e il presidente del consiglio regionale presentano in aula, al parlamentino toscano. Nell’ultima seduta della legislatura, si corre ai ripari. E si tenta con una legge di evitare un danno erariale che supera i 70mila euro, per imborsi erogati ai consiglieri regionali per spese non svolte nelle settimane in cui il coronoavirus e l’allarme pandemia ha costretto a esercitare l’attività politica da casa.
A segnalare la questione era stato M5S i cui consiglieri avevano già chiesto a marzo a Rossi di aprire un “conto istituzionale” per le donazioni a Estar sul quale riversare il gettone (non dovuto) e sostenere l’acquisto di dispositivi e macchinari sanitari durante l’emergenza.
Poi è arrivata la Corte dei Conti che ha deciso di avviare un’inchiesta ponendosi una domanda semplice: perché la Regione deve pagare un rimborso per la trasferta dalla residenza al consiglio regionale se i politici sono rimasti a casa per via del Covid-19?
La prima risposta di Giani è stato un invito alla restituzione “volontaria” dell’indennità variabile. Ma questo per la magistratura contabile non sembra sufficiente a eliminare il problema del danno all’Erario: i soldi non devono proprio uscire dalle casse pubbliche (o comunque ci devono rientrare). Neppure la beneficenza è un rimedio. Il punto non è non intascarli, ma proprio non riceverli dalla Regione. Ecco quindi la proposta di legge di Rossi e Giani per bloccare per due mesi il pagamento della quota variabile dell’indennità ai consiglieri. «La legge consentirà la trattenuta dei rimborsi corrisposti a marzo e aprile - spiega la Regione - che dovranno successivamente essere destinati con delibera del consiglio regionale a interventi di carattere sociale».
Giani sottolinea che questo atto è possibile perché tutti i gruppi consiliari sono d’accordo. E perché tutti hanno sollecitato (dalla Lega per bocca di Jacopo Alberti a Italia Viva con Massimo Baldi) di approvare una legge che facesse chiarezza nella faccenda, una volta per tutte. E che sgomberasse il campo dall’accusa di un possibile danno erariale. «Quello che mi preme in primo luogo, tuttavia - dice Giani - è di tutelare il buon nome e la dignità di tutti i consiglieri regionali. Nessuno ha mai inteso riscuotere un’indennità che non gli spettasse, come dimostra il fatto che molti hanno già provveduto a effettuare donazioni a titolo personale».
Stamani, dunque, ci dovrebbe essere il voto della legge. Che risolverà il problema contingente: del rimborso di marzo e aprile: «Se la Corte dei conti ritiene necessaria una revisione più ampia della normativa - osserva Giani - credo che ci sia la massima disponibilità. Ma satà un tema da affrontare con la nuova legislatura». E con il nuovo presidente della Regione. Quello uscente, Rossi, intanto, precisa però che il governatore (pur essendo eletto e quindi membro del consiglio) non percepisce l’indennità variabile finita nel mirino della Corte dei Conti. Nessuno della giunta la percepisce. —
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