Gioco
«Solidale con Monia per gli insulti social, ma non l’ho offesa»
Firenze, il vicepresidente del consiglio regionale Stella nega di aver “zittito” in aula la collega con commenti sessisti
firenze
Esprime «solidarietà» alla collega Monia Monni (Pd) per gli insulti inaccettabili che le sono stati rivolti su Facebook. Ma le scuse no. Quelle non gliele porge. Perché Marco Stella (Fi), vicepresidente del consiglio regionale, sente «di non averla offesa». È vero che in aula, durante il dibattito sulla violenza verbale contro le donne (in politica), le ha detto “Stai bona” «espressione colloquiale fiorentina, che non si usa certo per zittire le persone. Era il mio modo per assicurarle che non volevo interrompere il suo intervento».
Da alcuni giorni Stella è al centro di attacchi social al grido (se un hashtag si può definire un grido) #iononsobona. Lo è da quando è finito in rete (ed è diventato virale) il video con cui Monia Monni, in consiglio regionale, gli risponde: “No, io non sto bona... A me di stare bona non me lo dici né di dentro né fuori”. In quel momento era in corso il dibattito su un documento (bocciato) di censura del presidente (Pd) del consiglio regionale: Eugenio Giani, infatti, aveva apostrofato alcune settimane prima Susanna Ceccardi, candidata governatrice della Lega, come politica «al guinzaglio» di Matteo Salvini.
«La ricostruzione di quanto accaduto in aula - sostiene Stella - è basata sul nulla e io non ci sto a passare per quello che non sono: un sessista. La mia storia politica parla per me. Ho anche proposto che fra i principi fondamentali dello Statuto della Regione venga inserito il contrasto alla violenza di genere e al femminicidio». In sostanza, Stella smentisce la ricostruzione di Monia Monni. E dà la sua versione: durante l’intervento della consigliera - di cui non condivido il contenuto» - stava parlando con un’altra consigliera del Pd, Lucia De Robertis. «Le stavo dicendo che stavamo votando un atto superato dagli eventi visto che Giani si era già scusato con Susanna Ceccardi. Quando la consigliera Monni ha accusato il centrodestra di non essere credibile sul tema del contrasto alla violenza di genere ho borbottato il mio disaccordo. A qual punto mi ha accusato di volerla interrompere, invitandomi a uscire dall’aula se non condividevo le sue riflessioni». È qui che sarebbe scattata la frase fatidica: “Ma continua pure, sta’ (per stai) bona, non ti voglio interrompere, finisci pure l’intervento. A Firenze “sta’ bona” significa stai calma: non è certo un linguaggio intimidatorio o sessista. Fra l’altro le mie parole non sono state accompagnate né da gesti né da tono aggressivi. Io, poi, non posso certo zittire nessuno né mi permetterei di farlo, tanto meno in un contesto istituzionale».
Ma in serata arriva la replica di Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Regione: «La ricostruzione di Stella, arrivata dopo quasi una settimana dai fatti, è inaccettabile perché non solo tende a sminuire e camuffare le parole pronunciate in aula, ma anche perché prova a far passare la nostra vicecapogruppo come una visionaria, che tenta di montare una campagna denigratoria nei suoi confronti. Noi eravamo presenti e abbiamo udito le parole di Stella ed il tono che non lasciava dubbi circa la volontà di zittire Monia Monni». Eppure Stella insiste: «Ho commesso un errore: quello di parlare con una collega durante l’intervento di una consigliera. Non si fa. Ma non mi sento in colpa di altro. Come non si dice a un collega di uscire dall’aula se non è d’accordo con quello che ascolta. Avevo anche provato a chiamare Monia Monnia per spiegarmi, ma non mi ha risposto. Tuttavia le esprimo la mia solidarietà per gli insulti violenti, volgari, offensivi ricevuti sui social ».
Asciutta la risposta di Monia Monni: «Ringrazio, e non per forma, Stella per le parole di solidarietà ma non comprendo perché voglia negare un fatto evidente. Si abbia il coraggio delle proprie parole e non ci si nasconda dietro la maschera del fraintendimento. Oltretutto avrebbe potuto prendere la parola “per fatto personale” durante il dibattito, quando gli ho detto che a me non poteva dire di “stare bona”. Invece non l’ha fatto né per chiarire né per correggermi». Comunque - conclude Monia Monni - «le scuse non mi interessano, le avrei accettate volentieri se me le avesse presentate quando gliele ho chieste in aula, ma ora non gli consento di farmi passare da visionaria». —
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