Il dolore
Ferragni e uffizi pop, che scandalo ipocrita
Il “personaggio famoso” che i più adorano definire vip e i più giovani anche influencer, chiamato - o comunque e accolto a braccia aperte quando bussa alla porta - a illuminare e benedire luoghi ed eventi culturali altrimenti reputati non abbastanza popolari e quindi difficilmente commerciabili senza spintarelle pop, esiste almeno da quando in Italia si è diffuso l’uso dell’acronimo inglese più pacchiano di una borsa falsa di Gucci spacciata per vera. Quel vip che starebbe per “persona molto importante” e che ormai vale per il papa come per la miss eletta dieci anni fa alla sagra del lampredotto.
Le mostre, i festival del cinema, anche i musei certo, quando possono sui vip si buttano a corpo morto: loro arrivano, tagliano un nastro, girano un video, anche solo fanno ciao ciao con la manina e sono foto sui giornali e in Rete, servizi in tv, effetto domino sui social. Ovviamente più vip è il vip, più la sua faccia vortica già su tutti gli schermi e in tutte le salse e più l’esibizione rende. Tappeti rossi per Vinicio Capossela tra i capolavori di Modì a Livorno, la Gioconda costretta a non dormire mentre Beyoncé e Jay-Z giravano il loro video al Louvre un paio di anni fa, ultimamente Mahmood che dalle glorie sanremesi è passato al museo egizio di Torino.
Poi arriva Chiara Ferragni agli Uffizi per gli affari suoi (affaroni come si sa, ma affari suoi), il direttore del museo approfitta e usa il passaggio per gettare in pasto ai di lei seguaci (lei è una influencer quindi ha tanti tanti followers) usando i social (e cosa avrebbe dovuto usare,forse un anfiteatro greco?) e il numerosissimo popolo dei litigiosi di buona cultura e giudizio facile si scatena. Per carità, tutto amor che cresce e pubblicità che piove (per la Ferragni, per gli Uffizi, anche per la griffe per la quale Ferragni stava dentro al museo). Perché da quando ci sono i social, gli influencer e la terra piatta e di nessuno delle “notizie virali”, non sono i contenuti che contano ma i contatti, i like come le faccine arrabbiate, i love come gli insulti.
Quindi di certo la signora Ferragni e il suo prezioso equilibrio psico-fisico non saranno stati scalfiti dalla valanga di offese e neppure dalle dotte critiche circa l’opportunità di associare lei, fanciulla senza titoli, all’Arte e la Cultura Italiana che, sostengono in soldoni gli scandalizzati, non si promuove con simboli del consumismo e della vanità. Ma ai no-vip e anche no-snob viene da chiedersi perché. Perché Ferragni agli Uffizi no e Beyoncè al Louvre sì? Perché il giocatore Marchisio all’Ermitage di San Pietroburgo sì e Ferragni agli Uffizi no? Spiegazioni in ismo (maschilismo, razzismo, nazionalismo...) sono fuori luogo. La verità è che la Chiara è una vip anomala. Con i suoi soldi, le sue copertine sui settimanali seri internazionali, il suo genio è vip per davvero, Una vera persona molto importante. Troppo per certa italica mediocità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
