Il Tirreno

Toscana

L’inchiesta della guardia di Finanza 

Con 8mila euro ti facevano trovare un coniuge davanti al municipio

Stefano Taglione
Con 8mila euro ti facevano trovare un coniuge davanti al municipio

Stroncato il giro dei matrimoni combinati che servivano a far ottenere permessi di soggiorno facili

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livorno

In alcuni casi si sono conosciuti direttamente in municipio, pochi minuti prima del matrimonio. «Eccomi, sono il tuo sposo». E quasi tre anni dopo – quando poteva arrivare l’ora della separazione – uno di loro neanche ricordava il nome della moglie: «Ma come si chiamava?». «Cercala su Facebook...». «Con quel nome ce ne sono troppe, vado in Comune». «Sì, ma stampa il certificato dalla macchinetta automatica, se vai allo sportello fai una figura di m***a se non ricordi come si chiama tua moglie...».

Avrebbero organizzato o preso parte a matrimoni fittizi con gli extracomunitari, al solo scopo di ottenere dei soldi in cambio del permesso di soggiorno in Italia per gli stranieri paganti. Il costo? Fra i seimila e gli ottomila euro a nozze, per un giro d’affari di 150-200mila euro, stando ai risultati dell’inchiesta del procuratore di Livorno Ettore Squillace Greco e della sostituto Ezia Mancusi. Una persona è finita in carcere e altre 55 sono indagate dalla guardia di finanza per i reati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e induzione in falso in atto pubblico. Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle, coordinate dal colonnello Gaetano Cutarelli, fra il 2014 e il 2019 a Livorno e a Rosignano (qui però viene documentato un solo caso) si sarebbero celebrati 24 falsi matrimoni fra italiani e stranieri al solo scopo di poter ottenere il permesso di soggiorno. Persone che non si erano mai viste nella vita e che poi, dopo, si sono salutate ancora prima di conoscersi. In un caso, addirittura, un anziano livornese è morto in solitudine dopo aver sposato una giovane dominicana, visto che la “finta” moglie nel frattempo era emigrata in Spagna. Poi, però, scoperto il decesso è tornata per prendersi il suo alloggio popolare. Per questo è indagata anche per abbandono di persone minori o incapaci.

Il presunto organizzatore delle nozze di comodo è un dominicano, da anni residente a Livorno: si chiama Hilario Sandoval e ha 55 anni. È l’unico arrestato e si trova nel carcere delle Sughere. Secondo i militari del Nucleo di polizia-economico finanziaria, diretti dal tenente colonnello Gabriele Baron, avrebbe reclutato gli extracomunitari (fra cui diversi suoi connazionali) e i compiacenti italiani per lo scambio delle fedi nuziali. Il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno ha poi disposto le misure cautelari dell’obbligo di firma e del divieto di allontanamento da Livorno per altri quattro indagati, ritenuti suoi stretti collaboratori: il settantunenne Franco Raminghi, il cinquantanovenne Alberto Barontini, il cinquantasettenne Maurizio Bacci e la quarantacinquenne Eleonora Puntoni. Tutti e quattro sono accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e induzione in falso in atto pubblico.

Le perquisizioni dei militari hanno riguardato diverse zone della Toscana e non solo. Sono state 55: a Livorno, Cecina, Castagneto Carducci, Rosignano Marittimo, Poggibonsi (Siena), La Spezia e Deiva Marina (in Liguria), Padova e un centro di permanenza per il rimpatrio di Torino. Fra gli indagati ci sono ventisette livornesi (due però sono anziani morti dopo il matrimonio, durante le indagini), 16 dominicani, due peruviane, una cubana, due nigeriani, un marocchino e un tunisino.

Le indagini, secondo quanto spiegato dalla guardia di finanza, erano partite per un altro reato: lo spaccio di droga. Poi, nel corso degli accertamenti, si è delineato un quadro del tutto diverso. Così, con intercettazioni e ambientali a telefoniche, in cinque anni di lavoro i militari hanno ricostruito il presunto giro d’affari da decine di migliaia di euro. Più di metà delle persone indagate fanno riferimento a una precisa zona di Livorno: piazza Garibaldi. Ci abitano o la frequentano. Un’area abbastanza problematica, dove nei giorni scorsi si sono verificate risse, arresti e denunce per spaccio e dove anche ieri le Fiamme gialle, con i cani antidroga, hanno effettuato pattugliamenti. «È una zona che presidiamo continuamente – ha spiegato il comandante provinciale della guardia di finanza di Livorno, il colonnello Gaetano Cutarelli – Bisogna avere pazienza, ma dopo indagini anche lunghe i risultati, come si vede, arrivano». —

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