Gioco
«Non coltiviamo l’odio È il seme degli eccidi» La Germania si inchina ai superstiti di S. Anna
Pieri e Mancini insigniti della croce di Cavaliere della Repubblica tedesca L’ammissione: complesso il cammino verso il perdono e la riconciliazione
L’EVENTO
TIZIANO Baldi GALLENI
«Non possiamo coltivare l’odio, perché questo sentimento è il seme che ha scatenato anche l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema». Enrico Pieri ed Enio Mancini, sono superstiti della strage nazi-fascista del 12 agosto 1944. Pronunciano parole di conciliazione in piedi, nel piazzale dove nell’estate di 76 anni fa donne, bambini, vecchi vennero assassinati e dati alle fiamme con le panche della chiesa. La stessa che fa da quinta alla loro emozione.
Enrico ed Enio indossano emozione e completo scuro, quello delle grandi occasioni. Il ministro Annette Walter, capo ufficio culturale dell’ambasciata tedesca a Roma è pronta ad appuntare sul petto dei due anziani - gli ex bambini della strage - la croce rossa. È la decorazione al merito della Germania. Ai due sopravvissuti di Sant’Anna ieri è stata conferita, nel Parco nazionale della pace, l’onorificenza di Cavalieri dell’ordine al merito della Repubblica federale di Germania. Un riconoscimento che arriva direttamente dal presidente federale Frank-Walter Steinmeier per le «particolari benemerenze acquisite verso la repubblica federale». È un momento storico, un giorno simbolico. Un giorno di incontro - ce ne sono stati tanti negli ultimi anni - fra chi ha perdonato l’orrore e il dolore dell’eccidio e il Paese che lo ha commesso.
Dieci anni fa la Germania già aveva insignito Pieri e Mancini della medaglia all’ordine del merito. Oggi è stato aggiunto il titolo di cavaliere. C’è un motivo, ed è profondo. «Questo non è solo un riconoscimento per le responsabilità che la Germania ha per quello che è successo qui e in tanti altri luoghi – spiega a Il Tirreno Annette Walter – ma un’onorificenza per quanto questi due uomini si sono dedicati per riconciliare i popoli di queste due nazioni». Le azioni sono tante:la donazione di Pieri della casa di famiglia al Comune di Stazzema, per realizzare l’Ostello della pace (grazie anche a un contributo della Germania di 60 mila euro); l’invito a Sant’Anna sempre di Pieri ai presidenti Giorgio Napolitano e Joachim Gauck. La pubblicazione in tedesco del libro di Mancini (Das Massaker von Sant'Anna di Stazzema) che ha permesso di far conoscere l’eccidio in Germania. La loro collaborazione con l’associazione di Stoccarda “Die AnStifter” e i continui sforzi di entrambi per incontrare le scolaresche tedesche per rendere la loro testimonianza.
Per Pieri e Mancini “ricucire” lo strappo, sanare la ferita è stata la missione di una vita. Per riuscirci però hanno dovuto elaborare, con decenni di tempo, una tragedia disumana che forse del tutto non riusciranno mai a cancellare dal loro inconscio. «Per il perdono mi ci è voluto molto tempo - ammettePieri -. All’inizio mi dava fastidio sentire anche parlare il tedesco. Poi ho capito che l’odio e il rancore non portano da nessuna parte, l’odio porta alla guerra, allo scontro e ai nazionalismi. Invece c’era da costruire l’Europa con la Germania».
A Enio però è rimasto del rammarico perché i tribunali tedeschi non sono riusciti a portare a processo le ex SS in vita. Lo dice chiaramente all’ambasciatrice: «Non volevamo il carcere per queste persone, ma sono cittadini che non hanno onorato neppure il loro popolo. Dovevano essere riconosciuti come criminali anche in Germania. Però l’odio e il rancore non portano a nulla di buono, pertanto oggi siamo amici. Ho perdonato la Germania ma non si può perdonare le ideologie e non si deve ricadere nello stesso errore».
Enio aveva 6 anni all’epoca della strage, fu risparmiato da un giovane soldato biondo che sparò in aria invece di ucciderlo, e lo fece scappare nel bosco. Enrico invece è uno dei bambini di Sant’Anna sopravvissuto per miracolo alla truce violenza nazifascista: aveva 10 anni e vide massacrare i suoi cari. Li vide uccidere a colpi di mitraglia e pistola, mentre era nascosto nel sottoscala della cucina (lo stesso edificio in località Franchi che il Comune trasformerà in ostello). «Entrambi - conclude Annette Walter - siete stati feriti profondamente da miei connazionali: solo a pensarci provo un dolore, una vergogna enorme. Eravate solo dei bambini quando i soldati tedeschi uccisero brutalmente la gente di Sant’Anna, i vostri familiari e amici. Avete vissuto una sofferenza inimmaginabile. Certamente ogni volta che ne parlate, rivivete quei terribili momenti. Eppure lo avete o lo fate ancora, per tramandare la memoria alle prossime generazioni. Parlate senza odio, senza rancore, con il solo obiettivo della pace e della riconciliazione. Per questo vi ammiro moltissimo».
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