Gioco
La ressa dei capilista. Il Pd schiera Melio e gela la faida a Firenze
Ma nei partiti fioccano i duelli nelle città, anche a destra. E i dem provano a sparigliare puntando sul “civismo rosso”
FIRENZE. Nel perpetuo moto ondulatorio del toto-candidature, il suo nome per ora è l’unico ad aver terremotato le previsioni, oltre ad aver gettato un pezzo di partito fiorentino nel caos, sottratto d’un colpo all’immarcescibile pugna fra gli scampoli di correnti lasciate orfane da Matteo Renzi. Addio ambizioni nardelliane, addio mire lottiane sulle liste del capoluogo. Per le regionali il Pd a Firenze schiera Iacopo Melio. «Dopo una bella chiacchierata con Eugenio Giani e con Simona Bonafè sul futuro della mia amata terra, ho accettato di candidarmi come capolista a Firenze per il Consiglio Regionale della Toscana per il Pd», scrive Melio su Facebook, interrompendo la suspense con cui i vertici dem hanno costruito la sua candidatura in queste settimane.
Originario di Cerreto Guidi, 28 anni, attivista per i diritti civili e scrittore s’è fatto conoscere anni fa per la sua battaglia da pendolare in carrozzina, riuscendo a imporre a Trenitalia l’abbattimento di barriere architettoniche sui treni. Oggi, fondatore della onlus #Vorreiprendereiltreno e Cavaliere della Repubblica, è una specie di icona per tutti i disabili, e pure un volto social da oltre 650 mila follower. Nessuno che possa rivaleggiare con lui, di certo non Cristina Giachi o Massimo Mattei, la prima fedelissima vicesindaca di Dario Nardella, il secondo ex assessore con Renzi appoggiato da Luca Lotti. Si deciderà tutto nella direzione regionale del 31 luglio. Eppure, la candidatura di Melio, ideata dagli zingarettiani ma sostenuta da Bonafè, sarà difficile da far scivolare in seconda o terza posizione. È il volto perfetto per il Pd che voleva aprirsi alla società civile e rinnovarsi, sebbene da ieri sia anche la prima scintilla di uno scontro sulle liste che sta scuotendo i partiti in tutta la Toscana. Non solo nel centrosinistra.
Eppure, proprio con questo nuovo “civismo rosso” i dem potrebbero scardinare un copione di capilista che pareva già scritto. A Livorno, per dire, Lia Burgalassi, capo ostetrica, molto impegnata con una ong che porta aiuti in Burkina Faso, potrebbe spiazzare i consiglieri uscenti Francesco Gazzetti e Gianni Anselmi. In fondo, la parità di genere fra i capilista è uno dei criteri voluti da Bonafè per le candidature. A Empoli il lottiano Enrico Sostegni deve guardarsi da Anna Masoni, volontaria centro Donna Lilith, associazione che si batte contro la violenza sulle donne. A Lucca la “guerra” fra il segretario provinciale di fede marcucciana Mario Puppa e l’assessore regionale Marco Remaschi potrebbe venir sostituita dalla sfida fra la marcucciana Valentina Mercanti, assessore nella giunta Tambellini, e l’editrice Francesca Fazzi, sorella dell’ex sindaco forzista Pietro Fazzi. Ovvio, non mancano gli screzi per la “quota” Versilia, dove i dem non hanno nessuna voglia di riconoscere come tale la candidatura local quella di AlbertoVeronesi, figlio dell’oncologo Umberto, musicista ed ex presidente del Pucciniano. Certo, ci sono piazze difficili da epurare dalle faide politiciste. Vedi: Pisa. Qui il Pd provinciale è stato appena commissariato dopo le dimissioni Fabrizio Cerri. Il segretario ha sbattuto la porta stufo delle manovre messe in atto dal renzianissimo (ex?) Antonio Mazzeo, la zingarettiana Alessandra Nardini e il lettiano Andrea Pieroni.
Ma proprio da Pisa, terra di Susanna Ceccardi, potrebbe partire una sarabanda di lotte intestine nella Lega. «Secondo i nostri calcoli - confida un dirigente dei sovranos - ottenere il posto da capolista porta in dote 2500-3000 voti in più». Così se la giocheranno due “big” dell’amministrazione Conti: l’assessora ceccardiana Gianna Gambaccini e il capogruppo Alessandro Bargagfna. A Livorno sono almeno in quattro a volerci provare: Costanza Vaccaro, il consigliere uscente Roberto Biasci, il cecinese Lorenzo Gasperini e l’elbano Marco Landi. A Lucca la guerra è fra Elisa Montemagni, la capogruppo uscente e fedelissima di Susy, e il viareggino Massimiliano Baldini, apprezzato da Salvini in persona. —
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