Sicurezza
Incursione di Greenpeace nel mare minacciato dalla plastica delle ecoballe
L’associazione preleva campioni di acqua, di pescato e di specie ittiche allevate nel golfo di Follonica Fra un paio di mesi disponibili i risultati sulla concentrazione di inquinanti nell’ambiente e nella fauna
PIOMBINO. Qual è l’impatto dei 63mila chili di plastiche eterogenee di combustibile solido secondario (Css) lasciati sui fondali in prossimità dell’isolotto di Cerboli dal 23 luglio 2015? A cinque anni dalla dispersione del carico dal cargo IVY, 56 ecoballe tra quelle collocate sul ponte delle 1.888 trasportate, caricate al porto di Piombino e dirette al porto di Varna in Bulgaria, Greenpeace che si trova nelle acque dell’Arcipelago Toscano per la spedizione di ricerca Difendiamo il mare, condotta con la barca Bamboo della Fondazione Exodus di don Mazzi, prova a dare una misura del rilascio di microplastiche nel golfo di Follonica, che è parte del Santuario dei cetacei Pelagos. I risultati arriveranno tra un paio di mesi. Ma quello politico c’è già: anni di sottovalutazioni, mancate assunzioni di responsabilità e inefficienze.
«È paradossale che sia una piccola organizzazione con limitate disponibilità economiche come Greenpeace a eseguire tali ricerche. D’altra parte, cosa possiamo aspettarci da tutte quelle istituzioni che da 5 anni non sono riuscite a recuperare le tonnellate di plastica che giacciono in fondo al mare? – sottolinea il responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Giuseppe Ungherese – Abbiamo appreso della richiesta di stato di emergenza nazionale che il ministro dell’Ambiente Costa presenterà al Consiglio dei ministri e crediamo che non ci sia altro tempo da perdere. Il Santuario dei cetacei merita di essere realmente tutelato, non può essere ridotto a una discarica sottomarina di plastica dove si può impunemente inquinare».
Dal 19 luglio l’organizzazione ambientalista insieme ai ricercatori dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino (Ias) del Cnr di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche sta eseguendo dei monitoraggi nell’area in cui sono state disperse le ecoballe per capire se la plastica sui fondali ha generato un impatto nelle acque in termini di rilascio di microplastiche. Le indagini, che si concludono oggi, si stanno concentrando non solo sulla presenza di microparticelle in plastica nelle acque, ma anche nei sedimenti, nel pescato e nelle specie ittiche allevate nel golfo di Follonica.
In attesa dei risultati delle analisi sul fronte del recupero delle ecoballe siamo alla soglia di un mese senza un atto concreto. Il 25 giugno è decaduto dall’incarico di commissario straordinario l’ammiraglio ispettore Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto (Ram). La sua nomina dalla fine del 2019 è al centro di una contestazione da parte dell’Autorità garante per la concorrenza del mercato (Agcm), il cui pronunciamento è atteso per il 31 luglio. Ma sgombrato il campo da un atto che si è dimostrato inadeguato a fronteggiare l’emergenza, e senza dover ammettere lo sbaglio, la burocrazia romana resta avvitata su se stessa. Sorda all’allarme per una soluzione che da mesi e mesi suona da più fronti.
Il 2 luglio dopo il vertice tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli sembrava cosa fatta. «L’obiettivo è rimuovere le ecoballe entro settembre», così dal ministero dell’Ambiente. Ma sono passate altre settimane in cui l’obiettivo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e nominare un commissario con poteri in deroga per il recupero di quelle tonnellate di plastiche continua inspiegabilmente a slittare.
Lo sottolinea anche Legambiente Toscana in occasione dell’arrivo in regione della Goletta Verde 2020. «Si smetta senza ulteriore indugio questo assurdo e incomprensibile scaricabarile – dichiarano all’unisono Stefano Ciafani e Fausto Ferruzza, rispettivamente presidente nazionale e regionale di Legambiente – e si provveda quanto prima a dichiarare lo stato di emergenza, a nominare un nuovo commissario e finalmente a rimuovere quella che si sta annunciando come una vera e propria bomba ecologica a orologeria per il nostro ambiente marino». —
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