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Toscana

I locali divisi sui tamponi nelle piazze della movida: «Funzionerà». «No, ci toglierà i clienti»

Mario Neri
I locali divisi sui tamponi nelle piazze della movida: «Funzionerà». «No, ci toglierà i clienti»

Molti sono a favore del piano di Rossi, che vuole portare i test volontari nelle zone del divertimento e sulle spiagge, ma altri credono che a rimetterci saranno i commercianti

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FIRENZE. C’è chi, esausto di ragazzini assembrati, indisciplinati, senza mascherine e spesso ubriachi ancor prima di buttarsi nella dance, non vedeva l’ora. «Test e tamponi davanti alle discoteche? Ben vengano, noi siamo favorevolissimi», esulta Antonio Degortes, patron della Capannina a Castiglione della Pescaia, il locale che nel fine settimana ha denunciato il fenomeno delle sbronze selvagge fra i giovanissimi. Ma c’è anche chi dietro la nuova “stretta” sulla movida annunciata da Enrico Rossi intravede lo spettro di nuove ripercussioni economiche. «Non abbiamo nulla contro i tamponi o altri test anti-Covid fuori dai locali e nelle piazza della movida, ci mancherebbe – dice Filippo Grassi, senese e responsabile locali notturni e intrattenimento di Confesercenti – Ma se Rossi pensa di intimorire i ragazzi così e renderli più rispettosi delle regole anti-contagio si sbaglia di grosso. Loro non smetteranno di assembrarsi o di non indossare la mascherina. Solo che, come al solito, a rimetterci saranno i commercianti, che rischiano di perdere clienti e incassi».

Il responsabile Confesercenti infatti è convinto che gazebo o auto mediche diventino una specie di spauracchio, e che il personale sanitario che sarà impiegato per eseguire il test nelle piazze del divertimento o sulla costa diventi una sorta di deterrente. Tute anti contaminazione, mascherine, visiere – è il timore – potrebbero scoraggiare le notti del divertimento, spegnerne la spontaneità.

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Non la vede così Aldo Cursano di Confcommercio. Anzi. «È chiaro che Rossi cerchi di tamponare gli eccessi della movida in posti come Santo Spirito a Firenze o in piazza Vettovaglie a Pisa – dice il presidente provinciale di Confcommercio Firenze e vicepresidente nazionale della Federazione pubblici esercizi – Ma fa bene, poiché il nodo da sciogliere con i ragazzi è proprio la consapevolezza. Vedere un gazebo con dei volontari e sapere che lì si può fare un test per verificare se si è positivi e magari asintomatici li responsabilizzerà; dopo il lockdown molti di loro vivono la riapertura e la fase 3 con spensieratezza, senza cognizione del pericolo. Questa campagna di screening, se ben attuata, servirà a sensibilizzare le piazze sul fatto che l’emergenza non è ancora finita e c’è ancora bisogno di fare attenzione. Quei gazebo saranno anche presidi di prevenzione».

Chissà, magari potrebbero esserlo anche sull’abuso di alcol fra i giovanissimi. Un fenomeno che Degortes ha appena denunciato immortalando in un video decine di teenager, anche minori, bloccati fuori dalla discoteca di Castiglione con le “scorte” per lo sballo. Nessuno di loro, ovvio, arriva davanti al locale con la mascherina e le code all’ingresso diventano assembramenti impossibile da gestire per il personale del locale.

«Non sono contrario, figuriamoci - continua Grassi di Confesercenti - Ma se neppure vigili urbani e carabinieri riescono a far rispettare le regole ai ragazzi, come pensa Rossi di riuscire a convincerli a sottoporsi al test su base volontaria?». Grassi teme che quei gazebo restino vuoti. Una specie di simulacro di un rischio a cui nessuno crede davvero. —


 

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