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Il medico di base non serve più? Non ascoltiamo la Lega e il modello lombardo

marco filippeschi
Il medico di base non serve più? Non ascoltiamo la Lega e il modello lombardo

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La garanzia del diritto alla salute è un asset fondamentale per la Toscana. La Lega, con la flat tax, sistema fiscale a favore dei più ricchi, ci costringerebbe a un drastico taglio e a una privatizzazione col modello lombardo: valore alle cliniche private, costi sul sistema pubblico, ridimensionamento e inefficienza dei servizi di prevenzione e territoriali. Ma non si deve temere di vantare i risultati del nostro sistema, dimostrati anche con la gestione dell’emergenza, a dare priorità e anima ai programmi e a proporre le riforme necessarie.

C’è un punto fermo: la competenza per la gestione della sanità deve rimanere alle regioni. L’esperienza del Covid-19 consiglia di dare allo Stato solo più forti poteri di coordinamento e indirizzo nelle emergenze. Il MES è un’opportunità da cogliere: significherebbe per la Toscana 2,3 miliardi di investimenti per l’impiego di strutture e strumentazioni. Gli obiettivi principali? Un potenziamento che crei anche nuovo lavoro necessario, la drastica riduzione delle liste d’attesa e un accesso più facile per le fasce sociali più deboli.

La Lega, che sta dalla parte dei più forti, per voce di Giancarlo Giorgetti dice: «Il medico di base non serve più». Serve esattamente il contrario. Vanno rafforzate la medicina di base e la prevenzione, non solo con servizi distrettuali e le case della salute. Con un forte investimento sulla digitalizzazione, proiettato sull’assistenza territoriale, fino a quella domiciliare. Le Usl devono riequilibrare la loro azione senza sacrificare la qualità dei presidi ospedalieri.

Per l’area costiera lo sblocco dell’investimento per l’Ospedale di Livorno è un rafforzamento serio. Le dotazioni del sistema, le qualità ambientali e culturali del territorio rendono possibile lo sviluppo del turismo sanitario, etc.

Serve più integrazione territoriale: anche i comuni hanno compiti che la Regione deve sostenere. Prevenzione e qualificazione dell’ambiente urbano vanno di pari passo: investire sulle attività motorie, sui percorsi camminabili e ciclabili, per lo sport, è dare salute. Così come educare alla salute, a un’alimentazione sana e corretta, portando nelle scuole una cultura nuova.

Cultura, impegno sociale e cure si devono intrecciare: come per il contrasto alla diffusione delle droghe. I confini sfumati delle fragilità vanno presidiati: qui c’è da fare molto di più. Da qui passa il rilancio delle Società della salute.

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana serve l’intera area costiera e deve continuare a offrire risposte di raggio nazionale. Oltre l’investimento per il completamento del Nuovo Santa Chiara a Cisanello, serve un Piano di rilancio delle alte specializzazioni, a partire da quella del centro trapianti e dalle altre che rispondono a patologie più impegnative. Dev’essere premiata la qualità, con alte competenze di caratura internazionale. Non vanno perdute le intuizioni, quali lo sviluppo della robotica medica, che abbiano anche riscontri in innovative attività produttive e di servizio. Vanno combattuti il nepotismo e il clientelismo: perché il sistema sanitario non è un pascolo per nutrire per la carriera politica di qualcuno.

Va rilanciata l’alta formazione; si deve spingere per un allargamento della base d’immatricolazioni e di specializzazioni universitarie. Si devono mettere a regime, superando carenze e sofferenze, i piani assunzionali e di formazione specifica per ogni figura professionale.

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