Il Tirreno

Toscana

Fondi Lega: un montecatinese arrestato prima della "fuga" in Brasile

La sede della Lombardia Film Commission
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La sede della Lombardia Film Commission

Il risvolto toscano dell'inchiesta sul Carroccio: 62 anni, è stato bloccato dalla Guardia finanza prima che volasse verso il Sudamerica. È accusato anche di estorsione: pretendeva 50mila euro per tacere sulla vendita di un capannone

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MONTECATINI. «Io innesco una serie di situazioni che poi non so dove si va a finire, perché poi da questo si va a alle cantine, dalle cantine si va al capannone, si va alla fondazione, si va alla Fidirev, si va ai versamenti, si va a tutto. Io per 30mila euro non so se ne vale la pena».

Così, intercettato, diceva al telefono Luca Sostegni, 62 anni, di Montecatini. È lui il presunto “prestanome” finito in manette nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla vendita “gonfiata” di un immobile alla fondazione Lombardia Film Commission. E nella conversazione finita tra le prove raccolte dalla procura, Sostegni si rivolgeva a Michele Scillieri, commercialista vicino alla Lega, anche lui indagato nella vicenda, chiedendo soldi in cambio del suo silenzio sul caso.

Per questo, Sostegni - che oggi verrà sentito nell’udienza di convalida dell’arresto - è stato fermato prima che “scappasse” in Brasile, con le accuse di peculato e, appunto, anche di estorsione, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Milano sul caso della compravendita di un capannone industriale nell’hinterland milanese. Inchiesta collegata a quella genovese sulla ricerca dei fondi della Lega. Il 62enne montecatinese era infatti il liquidatore della società “Paloschi Srl” che aveva venduto il capannone all’immobiliare Andromeda, che a sua volta lo aveva venduto alla fondazione di proprietà della Regione Lombardia e del Comune di Milano, ad un prezzo, però, che, secondo le indagini, sarebbe stato gonfiato fino ad 800mila euro, mentre il valore era di 400mila. Acquisto per il quale erano stati usati fondi pubblici, quando alla guida della Regione c’era Roberto Maroni. L’inchiesta, condotta sottotraccia dal pm Stefano Civardi e dal Procuratore aggiunto Eugenio Fusco, è venuta a galla solo con il fermo di Sostegni, eseguito mercoledì dalla Guardia di Finanza di Milano, mentre , secondo gli inquirenti, stava fuggendo in Brasile.

Tra gli indagati figurano anche i tre commercialisti vicini alla Lega Nord di Matteo Salvini considerati dalla procura gli ideatori dell’operazione: Michele Scillieri, nel cui studio milanese, a fine 2017, era stato registrato e domiciliato il movimento “Lega per Salvini premier”; Alberto Di Rubba, ex presidente della Fondazione ed ex revisore dei conti del gruppo leghista alla Camera; e Andrea Manzoni, altro professionista di fiducia.

Parte del ricavato (260 mila euro) dell’operazione immobiliare – che si snoda dal 2016 al 2018 – sarebbe finito su un conto intestato al Fidirev, fiduciaria che controllava “Futuro partecipazioni”, altra società amministrata da Scillieri e proprietaria della stessa immobiliare Andromeda. In questo ambito, Sostegni avrebbe chiesto a Di Rubba, Scillieri e Manzoni 50mila euro, ricevendone solo 20 mila, in cambio del suo silenzio. Mercoledì è stato bloccato dalla Guardia di finanza mentre era in auto, diretto all’autostazione di Lampugnano, da cui sarebbe partito per Francoforte e, quindi, in aereo per il Brasile, dove vive da qualche tempo e da dove “rimasto praticamente senza soldi” – scrivono i magistrati – era stato costretto a tornare in Italia per ritirare i soldi mancanti dalla cifra finale pattuita, con uno degli ultimi voli prima del lockdown, il 29 febbraio. Oltre ai 20mila euro che aveva già ottenuto, sarebbe riuscito ad ottenerne altri 5.000, che i finanzieri gli hanno trovato addosso quando lo hanno fermato, poco dopo un incontro con Scillieri, in cui gli sarebbero stati promessi altri 25mila euro: mille ogni 20 giorni. 
 

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