Il controllo del cellulare del figlio e la terribile scoperta: «Aiutatemi»
Dopo la denuncia della madre la dirigente della Polizia postale consiglia i genitori: «vigilare sempre sugli adolescenti» e «non minimizzare»
Lucca
«Aiutatemi, che ci faccio con questo orrore». Sono più o meno queste le parole con cui la madre di un quindicenne versiliese si è presentata nel febbraio scorso agli uomini della polizia postale, Compartimento di Firenze, per chiedere aiuto per sé e per suo figlio. Adottando una discreta sorveglianza, la donna ha controllato il cellulare del ragazzo, cresciuto in una famiglia benestante e in un ambiente sereno, per vedere quali segreti nascondeva in quella che a tutti gli effetti è la scatola nera delle nostre vite. Pensava di trovarci qualche messaggino di amore scambiato con una compagnia di classe o al massimo qualche video porno. Mai avrebbe pensato ad una cosa simile. Marshall McLuhan parlando della fotografia la definisce un “bordello senza muri”. E senza limiti è anche l’orrore dei contenuti che il quindicenne della donna teneva nel cellulare: omicidi, squartamenti, torture di vario genere su uomini e animali. Un’apocalisse della visione. E in lei è scattato qualcosa che l’ha portata a denunciare il figlio. «È un comportamento che va elogiato e preso ad esempio – dice Annalisa Lillini, primo dirigente del Compartimento polizia postale Toscana – Un atto forte difficile da riscontrare: di solito i genitori proteggono i figli o fanno finta che la cosa non esista. Addirittura cancellano il materiale. Lei ha fatto il contrario: invece di dargli due scappellotti e minimizzare si è rivolta alla polizia postale perché ha capito che la cosa era grave e bisognava interrompere subito la condivisione di questo materiale. I genitori devono sapere che non sono soli: possono rivolgersi Centro Nazionale Contrasto alla Pedopornografia Online. Non stiamo a giudicarli, vogliamo aiutarli».
Il consiglio è quello di esercitare un’attenta vigilanza sul cellulare dei propri figli, soprattutto se hanno 14-15 anni. C’è una sproporzione enorme tra quello che questi strumenti possono veicolare e la leggerezza con cui i ragazzini di quell’età li utilizzano, totalmente inconsapevoli dei rischi a cui vanno incontro. «Le potenzialità dell’uso distorto dello strumento sono legate alla visione che dà della vita – spiega Alessandra Belardini, direttore sezione operativa del Centro nazionale pedofilia online – Una visione molto diversa da quella del reale. Antenne alzate, dunque, i danni possono essere irreparabili». —
G.P.
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