Il Tirreno

Toscana

la spaccatura 

Lo strano caso di Viareggio dove il Pd fa la guerra a se stesso

Luciano Menconi

Il partito in città sceglie un candidato, la segreteria regionale commissaria tutti e riabbraccia il sindaco

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«La verità vera? Alla gente ormai delle ideologie, delle bandiere, dei partiti, importa poco. A un sindaco chiede che i servizi funzionino meglio, che le buche sulle strade siano coperte, che la città sia più pulita e ordinata». Non cita Mao il dirigente del Pd chiamato a commentare quello che sta avvenendo nell’ex rossa Viareggio a due mesi e mezzo dal voto per eleggere il primo cittadino, ma poco ci manca. Il gatto in questione è Giorgio Del Ghingaro, il sindaco che nel 2015 si impose al secondo turno presentandosi alla testa di 5 liste civiche e battendo al ballottaggio il candidato del Pd Luca Poletti; il topo da catturare – proseguendo nella massima confuciana ripresa dal capo del comunismo cinese - è una città, Viareggio, tanto bella quanto piena di problemi.

E così, dopo essersele date per 5 anni di santa ragione, adesso Pd e Del Ghingaro sono pronti a presentarsi assieme alle elezioni del 20 settembre. Come se nulla fosse accaduto. Una scelta di campo decisa a Firenze, dalla segretaria Simona Bonafè, che poche settimane fa, in pieno lockdown ha commissariato il partito viareggino che aveva già deciso di sostenere la candidatura a sindaco dell’ex dirigente di Confindustria Sandro Bonaceto insieme a Leu, Sinistra italiana e un paio di liste civiche. Un’operazione che ha gelato e spaccato i Dem viareggini. I quali, lo hanno già detto chiaro e tondo, non si adegueranno all’ordine di scuderia. «È un Vietnam» si è sfogato un importante esponente del partito pronto a seguire Bonaceto mentre la sede di via Regia veniva tappezzata di cartelli contro la Bonafè e il suo commissario Alessandro Franchi. Ancora più nitido, nel far capire l’aria che si respira in queste ore tra i dem, è l’ex sindaco Andrea Palestini che ha evocato il colpo di stato paragonando il partito viareggino al Palazzo della Moneda dove è morto Salvator Allende. Insomma, un disastro. Come, anzi peggio di cinque anni fa quando una parte del partito (quella che faceva capo alla senatrice Manuela Granaiola) si schierò con Del Ghingaro.

Anche stavolta l’elettorato Pd nelle urne andrà in due direzioni opposte. Un assist al centrodestra? Tutto da vedere, anche perché nel frattempo la coalizione formata da Lega, FI e FdI non riesce a trovare la sintesi sulla candidata già in pista, Barbara Paci. Di sicuro c’è che nella città del Carnevale anche le prossime elezioni saranno l’occasione per sperimentare novità e tendenze.

Se il consenso di un sindaco si misurasse “solo” con i risultati Del Ghingaro partirebbe favorito. Reduce dalla purga del dissesto finanziario, il Comune ha iniziato proprio con la sua amministrazione a rialzare la testa, tornando ad assumere, a investire, a disegnare il futuro. La città – malgrado errori e gaffes vistose di chi l’ha guidata fin qui – è in condizioni molto migliori di 5 anni fa, e non solo per quanto riguarda i conti pubblici. Per il Pd sostenere il sindaco in carica, devono avere pensato a Firenze, è la cosa più logica per non avvantaggiare la destra, per piazzare la bandiera del partito su un comune importante, per non indebolire il fronte del centrosinistra che dovrà restare il più compatto possibile per non perdere la Regione. Se però il sindaco deve essere anche altro, non solo il corrispettivo dell’amministratore delegato di un’azienda, ma il primo cittadino che sa stabilire un rapporto empatico con la città, per Del Ghingaro possono iniziare i problemi. Innanzitutto con quella parte di società civile che cinque anni fa fu decisiva per la sua affermazione e che dovrebbe condividere con lui il campo del centrosinistra, area dove il sindaco – ballando tra Pd, Articolo Uno e Italia Viva – si è pur sempre mosso fin da quando governava il comune di Capannori.

«A Viareggio è tornata la politica» gongola ora Del Ghingaro facendo finta di non vedere lo scenario che ha di fronte e soprattutto – con i suoi atteggiamenti di sfida, le sue intemerate su Fb contro “i viareggini che chiacchierano mentre lui lavora”, il suo modo di essere così distaccato e “lucchese” – continuando a marcare la distanza con la Viareggio con cui non ha saputo instaurare un legame vero. —

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di Redazione web