Il Tirreno

Toscana

IL RETROSCENA 

La linea dura dei vertici toscani «Chi è contro Giorgio è fuori»

MARIO NERI

Bonafè irritata evita la polemica diretta ma con i suoi si sfoga «Il no al sindaco solo per motivi che attengono al suo carattere  non per ragioni politiche»

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FIRENZE

«L’accordo è chiuso, e non poteva essere pregiudicato da screzi fra alcuni dei nostri e Giorgio che attengono solo a questioni personali e non politiche». Insomma, Simona Bonafè l’ha detto chiaro a suoi l’altra sera. Non l’hanno offesa i cartelli fuori dalla sede dem di Viareggio. La segretaria toscana non consumerà nessuna “vendetta”, non pensa ad epurazioni, ma sul patto fra Pd e Del Ghingaro indietro non si torna. Perché il Pd non può più permettersi il lusso della vocazione maggioritaria, soprattutto dove sei da 5 anni all’opposizione. E a chi fa notare che un frattura così larga fra partito locale e vertici regionali potrebbe generare una crisi di rigetto della militanza trasformandosi in una fuga da Eugenio Giani e dalle urne per le regionali, risponde Alessandro Franchi. «Paura di perdere voti? Tutt’altro», dice l’ex sindaco di Rosignano inviato da Bonafè a commissariare il Pd viareggino e a traghettarlo fra le braccia di Del Ghingaro, che in Versilia chiamano tutti Re Giorgio, giusto per quel pizzico di egolatria e un carattere un tantino accentratore. Ma tant’è. Fra i dem toscani vige una inflessibile real politik. Re Giorgio in città è il re del consenso. «L’accordo con Del Ghingaro è stato chiuso anche per rafforzare Giani - continua Franchi - Gli ultimi anni hanno dimostrato che il Pd non può più fare da solo e ignorare la società civile. Non è un caso che Zingaretti rilanci l’idea di allargare l’alleanza ai 5Stelle. Se esistono le condizioni in città lo dovrà verificare Giorgio, ma il percorso fatto a Viareggio è lo stesso compiuto in Emilia, e cioè far partecipare il Pd a coalizioni di sinistra più larghe possibili. Ci stiamo provando anche ad Arezzo e Cascina». Cascina, per l’appunto. Caput mundi. Dove è cominciato tutto. Da lì in poi i fortini rossi sono crollati uno dopo l’altro: «Pistoia, Massa, Pisa, Siena, Piombino. Devo andare avanti?», si fa sferzante Franchi. Ma che la ferita non si rimarginerà presto, lo fanno capire anche i lealisti dem viareggini. L’ala favorevole all’accordo ha vissuto come un oltraggio scissionista i cartelli contro il Pd regionale e Bonafè, così adesso chiede lo scalpo dei ribelli: «Espellere i cosiddetti “ribelli”? - dice Franchi - Chi sta dentro il Pd deve rispettare il percorso fatto verso l’accordo. Seguendo quella logica si stanno formando le liste. Chi non lo condivide si pone fuori dal partito. Non perché verrà espulso. Valuteranno per le commissioni disciplinari. Ma in un partito si resta anche quando la linea non è la propria. Ecco, una cosa deve essere chiara: non si può stare dentro il Pd e sostenere altri candidati». —

MARIO NERI

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