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Pagelle ai politici toscani, i bocciati: «Firmano tutto i capigruppo»
Dopo l’inchiesta del Tirreno, i consiglieri ribattono: «Sulle leggi decidono loro». Ma i promossi Stella e Giannarelli: «Finalmente qualcuno misura il merito»
FIRENZE. «Senza polemica, ma non mi sento un fannullone. È una regola non scritta che ci siamo dati: quasi tutte le proposte di legge nel gruppo Pd vengono firmate dai presidenti di commissione e dal capogruppo per evitare fughe in avanti e che ognuno si faccia la sua leggina. Ecco perché molti stanno a zero o a una legge come me».
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Antonio Mazzeo, consigliere regionale dem, non ci sta a figurare fra i “bocciati” nelle pagelle ai politici toscani stilate ieri dal Tirreno sulla base dei dati di produttività del Consiglio regionale. Come lui, altri non si sentono discoli. Sono alcuni dei 20 consiglieri su 46 che, in 5 anni, hanno presentato solo una o nessuna proposta di legge. Non almeno in qualità di primi firmatari. «Non è un criterio esaustivo. Vanno considerati anche gli atti da cofirmatario - snocciola i dati Mazzeo - portano la mia firma 51 pdl, 9 ordini del giorno, 252 mozioni, 53 proposte di deliberazione... Atti su cui ho lavorato intensamente. Ho dato un contributo importante alla legge sul turismo ma è firmata da Anselmi come presidente di commissione, quella sui vitalizi l’ho preparata io ma non sono primo firmatario. Come presidente della commissione Costa ho curato il Piano strategico di rilancio ma non essendo un atto di indirizzo non figura fra le iniziative presentate. E molte altre cose prevedono un lavoro sotterraneo svolto al servizio del collettivo». Insomma, dice Mazzeo, nel Pd vige una rigida gerarchia di partito. «Le mozioni - aggiunge - dovevano essere vagliate prima dal capogruppo Marras e dalla vice Monni, e se le avessero ritenute strategiche imponevano le loro prime firme». «Mai successo - dice Monia Monni, fra le promosse con 3 pdl - Ma è vero che non si può misurare il lavoro di un consigliere solo sul numero atti, anche perché la maggior parte delle cose più importanti sono di iniziativa della giunta».
Ma davvero le pdl sono appannaggio dei capigruppo? «È vero che io sono molto rigido - dice Marras - Se uno presenta una proposta senza dirmelo mi incavolo, perché chi governa non può permettersi di avanzare cose senza senso come il Reddito di cittadinanza presentato dal M5S che smantellava 175 milioni di welfare regionale. Però l’iniziativa personale non è impedita a nessuno. Odio però il mozionificio alla Stella, che ne presenta una di fila all’altra con tre righe». «Mi fa sorridere questa accusa - dice Marco Stella di Forza Italia - Se l’attività di un consigliere si misura in righe facciano pure. Io bado alla sostanza. Se devo chiedere un fondo perduto per i tassisti, perché dovrei dilungarmi? Mi ha fatto molto piacere il servizio del Tirreno. Finalmente qualcuno misura la produttività», chiude l’azzurro risultato fra i promossi con 12 leggi di cui 1 approvate e 638 atti e costretto, ricorda, «a un anno e mezzo di assenza per le cure in ospedale». Non l’ha presa bene il forzista lucchese Maurizio Marchetti: «Sono entrato a metà 2018 e ho prodotto 291 atti fra mozioni e interrogazioni. Ho fatto un calcolo: sono stati in tutto 554 giorni lavorativi, un atto e qualcosa ogni due giorni. Ora: vorrete pur che studi prima di formulare un atto, o devo sparare a casaccio? Ho puntato su interrogazioni e mozioni, dall’opposizione ogni legge mi sarebbe stata bocciata. Discolo non mi ci sento. Bocciato nemmeno».
Gongola il grillino Giacomo Giannarelli con un post dal titolo “Se la politica premiasse il merito”: «Oggi il giornale Tirreno ha pubblicato la classifica dei consiglieri più produttivi che mi vede vincitore in consiglio regionale con più di 720 atti presentati - dice il portavoce 5S, che non si ricandiderà - Mi auguro che questo lavoro non venga sprecato». «Sono stata prima firmataria della riforma statutaria sui beni comuni, sono sicura - dice Titta Meucci di Italia Viva - Non so perché non figuri, verificherò. Ma credo che la pdl non sia lo strumento per misurare la produttività. Quando ero dirigente all’ufficio legislativo in Regione, Vannino Chiti, da presidente, ci assegnava il premio se le avessimo abrogate le leggi. Sono autrice di moltissimi emendamenti alla legge Marson, alcuni dei quali hanno generato vantaggi e semplificato le procedure burocratiche nell’urbanistica, ma il mio nome non resterà da nessuna parte». —
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