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Pilotavano i fallimenti: per 101 chiesto il processo

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PISTOIA

Un’organizzazione specializzata nello “svuotare” imprese in crisi e nel pilotarne i fallimenti, truffando di volta in volta i fornitori o l’erario creandone di nuove intestate a prestanome. Meccanismi messi in atto a più riprese, sempre secondo gli stessi schemi, che nel giro di una decina di anni avrebbero prodotto un danno complessivo a creditori e Stato di oltre 50 milioni di euro.

Almeno secondo la procura di Pistoia, che, nel maggio 2018, al culmine dell’operazione “Amici nostri” dette esecuzione ad una serie di misure cautelari che portarono all’arresto di 27 dei 163 indagati complessivi. Per 101 dei quali (4, coloro che sono ritenuti i capi, due commercialisti e due imprenditori pistoiesi) sono già sotto processo in tribunale) adesso il pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, ha chiesto il rinvio a giudizio.

A notificare gli avvisi per l’udienza preliminare, fissata per il 30 novembre, sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Pistoia, gli stessi investigatori che allora, con l’ausilio della Finanza, riuscirono a smascherare il sodalizio criminale.

La maggior parte dei 101 indagati a cui è stata notificata la richiesta di rinvio a giudizio fa parte della schiera di piccoli imprenditori e di prestanome coinvolti. Per lo più si tratta di persone residenti in provincia di Pistoia, ma tra loro ce ne sono anche di Prato, di Montespertoli, di Cerreto Guidi, del Pisano (San Miniato, Santa Croce, Pontedera, Vicopisano) e della Lucchesia (Massarosa, Altopascio, Capannori, Lucca). —

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