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coronavirus

Nuovi focolai, a Bologna il caso del corriere Bartolini: almeno 30 positivi

Un mezzo del corriere Bartolini (foto archivio)
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Un mezzo del corriere Bartolini (foto archivio)

L'azienda fa sapere che sono stati fatti complessivamente 370 tamponi. 49 casi positivi in 5 palazzi anche a Mondragone

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Dai palazzoni di Mondragone, sul litorale casertano, ai magazzini della ditta di logistica Bartolini a Bologna, ma anche, nei giorni scorsi, il San Raffaele Pisana a Roma, il caso di Palmi in Calabria, prima ancora il funerale Rom in Molise che "costò" alla Regione un Rt ampiamente sopra l'1. Finita la grande ondata, almeno in Italia, il virus lancia squilli di presenza attraverso focolai più o meno circoscritti, tutti nati in ambienti chiusi o comunque promiscui, se non in famiglia, tutti comunque capaci di far impennare i casi nelle regioni che li ospitano, chiamate a intervenire con estrema rapidità per evitare che la scintilla diventi un incendio.

IL CASO BARTOLINI A BOLOGNA: 30 CASI POSITIVI, IN CORSO 370 TAMPONI

Focolaio di coronavirus alla Bartolini trasporti di Bologna  dove oltre una quarantina di operai sono risultati positivi al Covid 19; un dato che ha fatto rialzare il bilancio dei positivi in regione Emilia Romagna.

Nella sola giornata di oggi, giovedì 25 giugno, sono stati sono stati sottoposti a tampone "altri 170 lavoratori, tutti i drivers ed i dipendenti operativi della filiale" bolognese della Bartolini dove si è registrato un focolaio di Coronavirus: a comunicarlo è la stessa azienda di trasporti merci e consegne di Bologna. A questi 170 si aggiungono altri 200 tamponi fatti nei giorni scorsi che portano, quindi, ad un numero complessivo di 370 lavoratori sottoposti al test. Brt Corriere Espresso "sta seguendo e gestendo con estrema attenzione l'evolversi della situazione legata al cluster Covid-19 verificatosi nel proprio magazzino di Bologna Roveri, e originato da lavoratori di servizi logistici di magazzino gestiti da una società esterna. L'azienda - si spiega in una nota - si è prontamente attivata in stretta collaborazione con l'Azienda sanitaria locale in via precauzionale, al fine di contingentare e razionalizzare le attività operative e contemporaneamente per la verifica della diffusione del contagio, in rigorosa conformità al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavorò".

Sono state dunque "prontamente attuate le necessarie misure di sicurezza a tutela degli operatori e dei dipendenti e di verifica di diffusione del contagio".

"Il primo caso di Covid-19 - ha detto Paolo Pandolfi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Azienda Usl di Bologna, parlando del focolaio scoppiato nello stabilimento della Bartolini - è stato rilevato da un medico che poi ha accompagnato la persona al pronto soccorso, da lì si è attivato il tutto. Avremmo fatto ancora meglio se le persone che si sono sentite male avessero comunicato la cosa al medico curante, invece questo non è avvenuto. Purtroppo c'è gente che, passata la febbre, si è rimessa subito a lavorare. Doveva avere quell'attenzione e quella sensibilità di non andare a lavorare". 

Pandolfi ha anche riferito che "le regole, in magazzino, non venivano rispettate in modo sistematico. Abbiamo notato che, qualche volta, le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza di un metro. Non è che non venisse usata la mascherina in generale, ma veniva usata in modo saltuario, quindi non in modo corretto".

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IL CASO MONDRAGONE

Il caso di Mondragone è emblematico: in una regione ormai a contagio quasi zero come la Campania improvvisamente i contagi sono tornati a due cifre, con 49 casi positivi in quattro dei cinque palazzoni ex Cirio, da lunedì blindati dalle forze dell'ordine, abitati da una comunità di cittadini bulgari, molti dei quali inquilini abusivi. Dettaglio che complica l'indispensabile operazione di isolamento e tracciamento dei contatti, come sanno bene anche a Roma, dove uno stabile occupato a Garbatella, a partire da una famiglia peruviana risultata positiva, ha innescato due settimane fa un micro-focolaio di 17 casi che ha allarmato non solo il quartiere ma l'intera città, finora al riparo da grandi ondate. In questo caso, già risolto dopo il "secondo giro" di tamponi a tutti i residenti, la rapidità nel tracciamento dei contatti unita all'isolamento immediato della struttura ha dimostrato di poter spegnere la miccia, anche se accesa nel cuore della metropoli ormai ripartita per le normali attività.

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