Il Tirreno

Toscana

«Congelare la gara fino a ottobre Aspettiamo la decisione del tribunale»

lucia aterini
«Congelare la gara fino a ottobre Aspettiamo la decisione del tribunale»

La guerra del trasporto pubblico/La versione di Mobit 

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L’intervista

lucia aterini

Da cinque anni si va avanti con un ping pong di assegnazioni da parte della Regione e conseguenti ricorsi di Mobit, il consorzio delle aziende toscane, che non vuol lasciare la gestione del trasporto pubblico toscano alla società Autolinee Toscane, appartenente al gruppo francese Ratp e vincitrice della gara da 4 miliardi. In costume tutto italiano, non si vede la fine di questo contenzioso perché il passaggio del servizio al nuovo gestore era previsto il 1° luglio e invece, anche se al momento non c’è la determina regionale, dovrebbe slittare al 1° agosto. A complicare l’intricata vicenda è partita anche un’inchiesta penale con lo stesso presidente della Regione Enrico Rossi indagato. In più c’è anche il coinvolgimento dell’Antitrust che ritiene il comportamento di Mobit «volto ad ostacolare il subentro di Autolinee Toscane». Proprio stamani i vertici del consorzio toscano saranno di fronte all’Autorità garante per la concorrenza per rispondere alle contestazioni.

Ma perché il consorzio toscano, costituito da 7 operatori del trasporto pubblico, nato nel 2012 con l’obiettivo di partecipare a questa gara, si oppone pervicacemente a suon di ricorsi? Il presidente di Mobit Giuseppe Gori rigetta l’accusa di voler salvaguardare le “poltrone” dei vari consigli di amministrazione e argomenta invece la volontà di “difendere gli interessi delle società coinvolte” composte per la maggior parte da Comuni e anche da una cooperativa (la Cap) di lavoratori. Da sottolineare che i dipendenti delle aziende toscane in questa partita sono, comunque, garantiti perché (in base alla gara) passerebbero tutti alla nuova società.

La richiesta di Gori è quella di congelare la situazione attuale: mantenere il servizio in via temporanea ai toscani per arrivare alla (ennesima) pronuncia, si spera definitiva, del Consiglio di stato prevista per l’8 ottobre. Tutto questo in un periodo cruciale per l’organizzazione del servizio scolastico che partirà a settembre.

Presidente Gori, perché avete presentato sette ricorsi per due gare della Regione (la prima annullata e la seconda in attesa di giudizio finale) a Tar e Consiglio di Stato in cinque anni?

«Per preservare il patrimonio pubblico che rischia di venire svalorizzato. Il piano economico finanziario dei francesi è sbagliato e il corrispettivo che incasserà Autolinee Toscane sarà superiore non solo all’offerta che quest’ultima aveva fatto nella gara , non solo all’offerta di Mobit ma anche a quanto la Regione paga oggi ai gestori uscenti. La nostra offerta avrebbe fatto risparmiare risorse alla Regione. Su una base d’asta di 4 miliardi in 11 anni avevamo un ribasso dell’ 1,7%, Autolinee del 3%. Con gli ultimi incrementi decisi dalla Regione a marzo e a maggio per Autolinee, il valore dello sconto diminuirà».

A che punto siamo con la cessione dei beni da Mobit ad Autolinee Toscane?

«Ancora non c’è alcun accordo con la controparte. L’ultimo giorno utile per il passaggio dei bus era il 12 giugno in modo tale da far partire la nuova gestione il 1°luglio. Il nostro patrimonio è stimato sui 200 milioni: sul valore degli immobili non ci sono criticità. Ma sui bus, la tecnologia, i magazzini siamo ancora distanti da un accordo. Autolinee Toscane vuole pagare questo patrimonio meno di quanto dovrebbe pagarli sulla base di perizie allegate agli atti di gara. Poi noi abbiamo posto tre clausole che riguardano aspetti fiscali e contributivi».

Quali clausole?

«La prima riguarda la reversibilità del contratto perché nell’ultimo ricorso, il Consiglio di Stato ha negato la sospensione dell’affidamento ad Autolinee Toscane ma ha spiegato che, in caso di ribaltamento della sentenza l’8 ottobre, i beni dovrebbero tornare di proprietà di Mobit. Le altre due riguardano altrettanti interpelli che abbiamo fatto: il primo all’Agenzia delle entrate per capire se i beni da cedere sono soggetti a Iva o a imposta di registro perché ricadendo in questa ultima specifica, ci sarebbe una solidarietà sul pagamento dell’imposta.

Abbiamo fatto un interpello anche all’Inps per il trattamento di fine rapporto dei lavoratori delle società perché la legge numero 50 del 2017 prevede che, in caso di cessione di aziende e passaggio dei dipendenti, la liquidazione maturato va trasferita all’Inps. Si sta parlando di un valore di oltre 50 milioni che, in caso di passaggio all’Inps, Autolinee Toscane vorrebbe utilizzare a riduzione del valore dei beni acquistati».

Vi accusano però di furbizie e di voler rimandare sine die il passaggio

«Questa non è la verità e oggi lo spiegheremo anche ad Antitrust dove illustreremo i motivi del mancato trasferimento, cosa vogliamo fare e che siamo disponibili a firmare anche un contratto senza svendere il nostro patrimonio».

Di conseguenza quale è la vostra proposta?

«Se il servizio dovesse essere trasferito il 1°agosto e l’8 ottobre ci sarà la sentenza definitiva sull’affidamento da parte del Consiglio di Stato, prudenza vorrebbe attendere l’autunno per concretizzare il passaggio. Da gennaio si va avanti ad atti d’obbligo (proroghe ndr) di un mese. Non voglio fare polemica ma non muore nessuno se si aspettano un paio di mesi. E non lo diciamo solo noi ma anche i sindaci di Prato, Lucca, Pisa, Arezzo, Grosseto e Siena per citare le città più importanti. E infatti abbiamo risposto in maniera positiva alla Regione che prospettava una soluzione ponte. Abbiamo tre soluzioni tra cui quella di continuare il servizio noi o affittare le nostre aziende. Ma non potremo mai accettare di affittare solo i nostri bus perché significherebbe andare in default. Tra l’altro con il “Cura Italia” si prevede per i contratti del trasporto pubblico la possibilità per gli enti di prolungare fino a un anno e quindi ci si rientra senza difficoltà».

Ma tutto questo mette a rischio il servizio per i passeggeri?

«Assolutamente no, il servizio è garantito, noi siamo in difficoltà finanziarie ma il sistema bancario ci sta supportando perché tutte le società consorziate hanno chiuso i bilanci 2019 in attivo ». —



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