Sicurezza
Pisa-Firenze in 30 minuti. La stupefacente “dimenticanza” di Giani
È certo positivo che la ministra De Micheli sia interessata agli investimenti per la Toscana. Ciò vale di più per l’area costiera che rischia d’essere confinata in un cono d’ombra pericoloso proprio quando si discute dell’impiego delle risorse Ue. Detto questo, non si può procedere per battute, indiscrezioni e idee che rimangono a mezz’aria. Cinque anni fa lo slogan di Enrico Rossi fu «la Toscana come un’unica città». In realtà si è assistito a un rimpicciolimento delle politiche. Firenze ha fatto valere la sua ritrovata forza e le sue rendite di posizione: un asset per la Toscana, certo. Ma troppo poco per offrire uno sviluppo di dimensione europea.
Se guardiamo la carta geografica, c’è una città diffusa – grande, questa sì – compresa in un triangolo tra Firenze, Carrara e Livorno, che ha un asse principale lungo l’Arno, fra Firenze e Pisa. Pisa hub dell’area costiera, non solo per la logistica delle persone ma per i servizi, come Firenze per la Toscana centrale.
Fu proprio Il Tirreno a lanciare il sasso nello stagno. L’esame dei big data, dei flussi di mobilità, dice qual è la vera area metropolitana di dimensione europea per popolazione, economia, attrattività internazionale, potenziale d’innovazione. È quella ricompresa nel triangolo, ma oggi è un gigante incatenato.
Il deficit di proposta che salta agli occhi riguarda la velocizzazione del collegamento ferroviario fra Firenze e Pisa. Stupisce che nella lista delle azioni segnalate da Eugenio Giani alla ministra manchi l’investimento fondamentale per la Toscana costiera: quello che connette all’Alta velocità ferroviaria, quella vera. Perché, si sa, le città crescono del 7-8% in modo automatico quando stanno sull’asse dell’alta velocità. La duplicazione della ferrovia fra Pisa e Firenze per garantire corse da meno di 30 minuti è il progetto, fattibile, necessario e prioritario. Anche per sfuggire finalmente all’assurda contrapposizione fra servizio da metropolitana di superficie e velocità.
Ci vuole un miliardo di euro? Se l’ordine di grandezza dell’investimento è questo, è né più né meno quello degli investimenti per l’alta velocità a Firenze, per la tramvia quando completata e per tratte dell’A1. Tutti investimenti necessari, ma una regione non può correre con un solo motore. Credo che questo volesse dire Dario Nardella quando ha ricordato qualche tentativo di fare asse, contro ogni caricatura di localismo. L’ammodernamento deve prevedere la velocizzazione della linea ferroviaria tirrenica. Però, va detto con onestà ai cittadini: non è né sarà alta velocità ferroviaria. Ben altro sarebbe l’investimento e servirebbe una molto maggiore domanda. La storia recente delle Freccerosse, con le delusioni che ha prodotto fra gli utenti, dovrebbe insegnare. Poi il completamento del corridoio stradale tirrenico e la messa in sicurezza della Fi-Pi-Li.
Se la necessità è così evidente, avvalorata dal giudizio di esperti, viene da chiedersi il perché di un’omissione. Si mette sopra a tutto l’ammodernamento dell’Aeroporto Vespucci? Sarebbe autolesionismo. Perché il sistema aeroportuale c’è se c’è il collegamento ferroviario veloce Firenze-Pisa. Altrimenti non è un sistema, è un’altra cosa e porta altrove.
La politica deve fare il suo, in logica regionale. Va fatto l’investimento ferroviario fondamentale, quello che può cambiare le cose in tempi ragionevolmente brevi. Quelli sulla portualità, che oggi scontano le scelte di grandi potenze come la Cina, avranno effetti a medio-lungo periodo e comunque beneficeranno del potenziamento ferroviario. È il momento per prendere impegni per misurarne coerenza e affidabilità: si fa scrivendo i programmi per le prossime elezioni regionali.
* Sindaco di Pisa dal 2008 al 2018. Direttore dell’Ufficio studi di ALI (Autonomie locali italiane). Presidente di CittàEuropa
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