Sicurezza
La storia e il ribaltamento del concetto di Stati Generali
Quando si riunirono agli inizi di maggio del 1789, i membri degli Stati generali del Regno di Francia non potevano certo immaginare che nel giro di dieci anni sarebbe, proprio partendo da Versailles, cambiata la storia mondiale. Né i nobili più conservatori, né quelli che avevano nelle loro preziose biblioteche i testi dei “philosophes” , e neppure i più arditi membri del Terzo Stato o gli arcigni alti prelati potevano prefigurarsi lo scoppio di una rivoluzione destinata a tagliare la testa di un re, erede dell’assolutismo, e a inaugurare la storia delle Costituzioni e delle assemblee parlamentari. Non era immaginabile, ma la storia andò in quella direzione e con la Rivoluzione francese cominciò ad emergere nell’Europa continentale un modello parlamentare.
Oggi è davvero paradossale che si usi il termine “Stati generali” per definire una grande kermesse in cui il governo intende ascoltare una piccola folla di autorevoli figure proprio al di fuori della sede istituzionale, rappresentata dal Parlamento, o da altre sedi “ufficiali” per definire il programma da presentare in Europa.
Che senso ha ascoltare la presidentessa della Commissione europea, la presidentessa della Bce, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, il commissario Gentiloni, il presidente del Parlamento europeo Sassoli in una gloriosa e magnifica Villa romana? Non esistono le relazioni istituzionali, appunto, e i contatti costanti tra governi e tali figure senza doverli audire in questa strana forma degli Stati Generali? Non esistono le relazioni sindacali, sociali etc. etc, senza dover procedere ad una sorta di sintesi forzata del quadro e dei bisogni del paese? È davvero necessario procedere ad una serie di sessioni, decisamente anomale, che danno il senso di un panorama politico a cui sono sconosciute le posizioni di Bce, FMi, Parlamento europeo, Commissione Europea, sindacati, categorie, ordini, associazioni e quant’altro? Non esistono i già numerosi luoghi di confronto, ascolto, proposta e, soprattutto, non esistono già linee chiare con le quali utilizzare i finanziamenti europei e le risorse che provengono dal collocamento del debito?
Gli Stati Generali, purtroppo, danno l’impressione di essere soltanto il tentativo di mettere in campo una legittimazione, ampia ed “esterna” rispetto al Parlamento, ad un’azione di governo che dovrà assumersi responsabilità enormi e che, così facendo, non sembra in grado di farlo autonomamente.
In questo modo, però, si squalifica il ruolo della politica e si finisce, quasi inevitabilmente, per accentuare gli scontri, dal momento che gli Stati generali diventano soltanto il luogo dove presentare i cahiers de doléances.
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