Gioco
Il pianto dell’amichetto, poi il terrore Bimba di tre anni annega nella piscina
Riparbella: era uscita in giardino e i genitori non la trovavano. È stata almeno 40 minuti sott’acqua, inutile la rianimazione
Claudia Guarino / riparbella
Quaranta minuti. Almeno. Sott’acqua, senza poter respirare. Poi due braccia che la sollevano e la poggiano sul bordo della piscina. Da lì il medico. Il tentativo di rianimazione. La defibrillazione. Ma quel respiro sospeso non è mai più tornato.
Harmony aveva tre anni. È morta in un caldo pomeriggio di fine giugno nel centro per richiedenti asilo in cui aveva trovato rifugio. Lei era una bambina di origini nigeriane, ma era nata in Italia. I suoi genitori abitano nel centro di prima accoglienza (cas) La Melatina di Riparbella da tre, quattro anni al massimo. Ieri, il giorno più tremendo. È successo tutto nel pomeriggio, intorno alle 15.15. I due genitori, arrivati in Italia dalla Nigeria qualche anno fa, non hanno più visto la loro bambina.
La piccola spesso usciva in guardino per giocare. Tante volte, così come ieri, accompagnata dal suo compagno di giochi, coetaneo. Ma di solito la bimba tornava a casa presto. Non ieri. Ieri i genitori si sono affacciati e non l’hanno più vista. Preoccupati, si sono precipitati fuori a cercarla. In giardino, oltre il giardino. Sul retro. Fino a che hanno sentito il pianto del suo amichetto: è a quel punto che si sono diretti verso la piscina della villetta poco distante dalla casa. La loro bambina era adagiata sul fondo. Immobile. «Aiutateci». È arrivato un amico. Si è buttato. L’ha tirata fuori dall’acqua e l’ha appoggiata sul bordo della piscina. Poi la chiamata al 118 e ai carabinieri. Il cancello scorrevole del centro di accoglienza si è aperto e sulla rampa che conduce alla piscina sono passati un mezzo della Misericordia di San Pietro in Palazzi e un’ambulanza della Pubblica Assistenza di Cecina con il medico a bordo, che ha tentato di rianimare la bambina in ogni modo. Ma la piccola non si è mai ripresa. È morta. Era scomparsa da circa un’ora quando i genitori l’hanno trovata sul fondo della piscina. Presumibilmente è stata senza respirare almeno quaranta minuti. Troppi per tutti. A maggior ragione per una bambina così piccola.
Sul posto c’erano anche i carabinieri della Compagnia di Volterra guidati dal capitano Ezio Mazza, che hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione nel rispetto di una famiglia straziata dal dolore. Quella stessa famiglia che ieri era nel giardino del centro di accoglienza, insieme ai rappresentanti della prefettura di Pisa, ai gestori del centro e ai carabinieri. «È stato un incidente. È stato un incidente», ha gridato qualcuno.
Ma c’era una donna che, più delle altre, non si dava pace. Si colpiva il petto con le mani, poi le portava tra i capelli. Incredula. Annientata. «È stato un incidente». E questa, al momento, sembra la pista più probabile. Ma le indagini per accertare eventuali responsabilità ci saranno.
La Melatina è una struttura immersa nella campagna. Dall’esterno un fortino circondato da alberi e campi. Con una piscina che si trova nella parte posteriore del giardino. In tutto ci sono cinque unità abitative, all’incirca. Alcune di esse ospitano richiedenti asilo, un trentina complessivamente. Altre sono attrezzate per accogliere turisti. Ed è proprio qui che si trova la piscina.
Probabilmente la piccola ha aggirato una recinzione ed è passata da un cancellino. Fatto sta che, in qualche modo, è finita in acqua. È morta così, annegata, a tre anni, nel centro che la accoglieva e in cui, probabilmente, la sua famiglia si sentiva al sicuro. Chissà quali drammi si sono lasciati alle spalle fuggendo dalla Nigeria. Di certo per chi resta immaginare un futuro, adesso, fa tanto male. —
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