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«Duccio investito a folle velocità» Ma la difesa chiede l’assoluzione

Matteo Leoni
«Duccio investito a folle velocità» Ma la difesa chiede l’assoluzione

Firenze: per i legali è provato che solo uno fosse alla guida L’accusa del pm: «Dini vittima di un’incultura rom»

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FIRENZE

Si avvicina il giorno della sentenza nel processo per la morte di Duccio Dini, il ventinovenne che fu travolto e ucciso nell'agosto del 2018 a Firenze, mentre era fermo al semaforo rosso col suo scooter, da una carambola di auto condotte da cittadini di etnia rom. Per l'accusa, le vetture sfrecciavano lungo le vie della città perché impegnate in un inseguimento durante un regolamento di conti. Ieri al bunker di Firenze si è tenuta un'udienza fiume di 11 ore, durante la quale si sono succedute le arringhe degli avvocati difensori. Sette gli imputati. Omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale il reato più grave che viene contestato a tutti: Kole Amet, 41 anni; Kjamuran Amet, di 39; Renzi Amet, 67 anni; Emin Gani, 29 anni; Antonio Mustafa, di 46 anni; Dehran Mustafa, 38enne; Remzi Mustafa, 22enne. I loro difensori, tranne che in un caso, hanno chiesto l'assoluzione. L'eccezione riguarda il ventiduenne Remzi Mustafa: è stato accertato che il giovane era alla guida di una delle auto, una Volvo, coinvolta nello scontro.

Per lui l'avvocato Giovanni Conticelli ha chiesto la derubricazione del reato di omicidio volontario in quello di omicidio stradale colposo, e l'assoluzione dall'accusa di tentato omicidio del rom a bordo dell'auto inseguita, Rufat Bajram. Il pm Tommaso Coletta nella requisitoria aveva chiesto condanne fino a 22 anni di reclusione. Il 30 giugno si faranno i conti. Per quella data sono previste le repliche, poi la camera di consiglio e la sentenza. Il 10 agosto del 2018, quando fu ucciso, Duccio stava andando a lavoro. Era una domenica, lui non doveva lavorare perché non era in turno, ma il suo capo gli aveva chiesto di esserci, e lui non era tipo da dire di no. Per questo si trovava fermo al semaforo, dove la sua vita è stata stroncata da una carambola di auto che sfrecciavano a folle velocità. Il suo scooter fu sbalzato a 45 metri. Lui fece un volo di 15 metri.

In base alla ricostruzione della polizia municipale, una delle vetture, la Volvo, viaggiava a 103 chilometri orari. La velocità è stata ricostruita durante una delle udienze grazie alle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza cittadine. «Duccio Dini - ha sostenuto il pm Tommaso Coletta nella requisitoria tenuta prima dello stop all'attività giudiziaria dovuto all'emergenza coronavirus - fu vittima sacrificale di una incultura rom». La lite da cui nacque l'inseguimento tra cittadini rom del campo nomadi del Poderaccio nacque per motivi familiari, legati a un giuramento di fedeltà preteso da un marito verso la moglie. Niente di più lontano da Duccio, che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato: «Dini fu vittima di una incultura basata su un senso troppo forte della famiglia - ha detto ancora Coletta - e su un atteggiamento di spregio verso la cultura femminile».

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di Redazione web