Il dolore
«Finalmente stiamo facendo giustizia dopo anni»
PISA
«Penso mio figlio Emanuele, che era laureato in giurisprudenza e voleva fare l'avvocato, a lui ora dico che finalmente stiamo facendo giustizia sulla sua morte». Così la mamma di Emanuele Scieri, Isabella Guarino, commenta l'avviso di conclusione indagini della Procura di Pisa che vede indagati tre ex caporali per omicidio volontario in concorso, con l'aggravante dei motivi futili, e due ex ufficiali con l'accusa di favoreggiamento.
«Il lavoro della magistratura dimostra che c'è stato anche dai vertici militari di allora il tentativo di allontanare la verità. E in questi anni ci ha ulteriormente addolorato l'atteggiamento indifferente con cui ha trattato la morte di Emanuele il generale Enrico Celentano», ex comandante della Folgore. Isabella Guarino ricorda che Scieri «si iscrisse a Giurisprudenza dopo gli anni di Tangentopoli perché voleva esercitare la professione di avvocato per appagare la sua sete di giustizia». Anche il fratello di Scieri, Francesco, oggi medico, sottolinea che la ricostruzione che arriva dalla Procura di Pisa «è corrispondente a quello che ci siamo sempre immaginati. Emanuele non si era suicidato ma era stato assassinato da qualcuno dopo essere stato inseguito su quella torretta per sfuggire alle percosse subite». Francesco Scieri ringrazia «la commissione parlamentare d'inchiesta senza il lavoro della quale non saremmo arrivati a questo punto». L’avvocato Alessandra Furnari, che con Ivan Albo fa parte del collegio difensivo della famiglia Scieri, spiega: «Quello di oggi è un passo avanti per la verità». Attende di valutare le carte, Marco Meoli, avvocato di Alessandro Panella, uno degli indagati dalla procura di Pisa e per il quale, insieme ad Antico e Zabara, la procura militare ha già chiesto il rinvio a giudizio. Andrea Di Giuliomaria, avvocato di Zabara, afferma: «Ci sono indagini che ricostruiscono la morte di Scieri in modo diverso; questo è già un elemento che denuncia una contraddittorietà». —
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