Il Tirreno

Toscana

L'INDAGINE

Operai schiavizzati per produrre 100 milioni di mascherine, 13 arresti

Un blitz in un’azienda tessile pratese in una foto d’archivio
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Un blitz in un’azienda tessile pratese in una foto d’archivio

Prato, imprenditori cinesi avevano preso la fornitura per la Regione e per la Protezione civile 

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PRATO. Servivano più di 100 milioni di mascherine anti-Covid, in fase di emergenza. I committenti erano Protezione civile e Regione. Si è fatta avanti un’impresa cinese per produrle. Ma - secondo la Finanza - ha sfruttato i lavoratori. Li ha spremuti fino all’osso: 90 lavoratori irregolari in 28 aziende tessili. Perciò la Finanza ha arrestato 13 persone.

L’inchiesta della procura di Prato parte dalla fornitura di mascherine per prevenire i contagi. La ditta cinese, attraverso una galassia di ditte cinesi, si impegna a produrne 93 milioni per la Protezione Civile (41,8 milioni compenso pattuito) e 6,7 milioni per la Regione che compra attraverso Estar (per 3,2 milioni) la centrale unica di acquisti della sanità in Toscana. Per far fronte a questa maxicommessa il titolare dell’azienda, secondo le indagini, avrebbe compiuto molte azioni illecite: dallo sfruttamento del lavoro alle frodi nelle pubbliche forniture di mascherine. Da qui i 13 arresti e per la scoperta di 90 lavoratori irregolari impiegati in 28 aziende tessili (subappaltatori occulti). Le perquisizioni sono state eseguite dai 250 finanzieri provenienti anche da altri province. E in carcere, è finito l’imprenditore cinese per sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a nero, 15 dei quali ancora clandestini.

Dalle indagini è emerso che l’imprenditore, attraverso due nuove ditte subentrate alla precedente, aveva riconvertito la propria attività manifatturiera verso la produzione di mascherine per conto di una società riconducibile a due fratelli cinesi. L’azienda, che normalmente si occupava di abbigliamento, si era dedicata alla produzione di dispositivi medici ed è risultata fornitrice di rilevanti quantitativi per conto della Regione, del Dipartimento della Protezione civile e di molti supermercati.

Sulla base di quanto emerso dalla Finanza la società avrebbe falsamente dichiarato ad Estar l’assenza di subappaltatori. E falsa sarebbe stata anche la dichiarazione relativa all’inesistenza di pendenze con il Fisco che le avrebbe impedito di poter contrattare con la pubblica amministrazione. La Finanza ha proceduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all’azienda indagata. La Protezione Civile ed Estar (per conto della Regione), parti lese, hanno subito collaborato con la Procura. «Intendo esprimere il mio plauso per l’indagine della Guardia di Finanza - dice il presidente della Regione Enrico Rossi –, così come per tutte le inchieste che puntano ad accertare irregolarità sui luoghi di lavoro, l’elemento che mi sembra emergere con più forza da questa operazione, peraltro portata avanti in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell’Asl dal quale sono stato immediatamente informato».

Comunque la Regione assicura che le mascherine acquistate e distribuiti gratuitamente dall’inizio dell’emergenza sono state testate con esito positivo dal dipartimento di Chimica dell’università di Firenze. –


 

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di Redazione web