La protesta
Caso Dentix, non si deve pagare il prestito per cure non finite o sbagliate
Lo dice la direttiva europea dell’87 sul credito al consumo L’Unione consumatori a Patuanelli: «Convochi la società»
In Spagna, a Barcellona, nel 2018 c’è già stata una sentenza. Favorevole a una paziente. Non deve restituire alla finanziaria tutto il prestito di 4.470 euro per il trattamento dentale se la cura non è resa. Il principio non vale solo in Spagna. E non vale solo per i pazienti di Dentix, il gruppo di cliniche odontoiatriche che in Spagna e poi in Italia ha chiuso tutti gli studi da un giorno all’altro lasciando decine di migliaia di persone senza denti e con prestiti accesi con le finanziarie. La sentenza spagnola, infatti, è pronunciata in base a una direttiva europea del 1987 che obbliga gli Stati membri a tutelare i consumatori nei contratti di credito al consumo.
ci protegge l’europa
L’Italia ha recepito (e più volte aggiornato) questa direttiva, la 87/102/CEE sul “ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri in materia di credito al consumo”. Ma i principi essenziali non li ha potuti modificare. In particolare non ha potuto cambiare l’articolo 11 della direttiva che stabilisce due principi importanti.
Il primo è che «gli Stati membri provvedono affinché l'esistenza di un contratto di credito non pregiudichi in alcun modo i diritti del consumatore nei confronti del fornitore di beni o di servizi (ad esempio Dentix, ndr) acquisiti in base a tale contratto qualora i beni o servizi non siano forniti o non siano comunque conformi al contratto di fornitura».
lo stato difenda i consumatori
Insomma l’Italia ha l’obbligo di difendere i propri cittadini quando stipulino un contratto di credito al consumo per acquistare un servizio (la sostituzione di una dentiera o la cura di una carie) se il lavoro non viene effettuato o se non viene effettuato come concordato nel preventivo che deve essere scritto.
azione contro le finanziarie
Il secondo principio, stabilito sempre nell’articolo 11, precisa che «il consumatore ha il diritto di procedere contro il creditore. Gli Stati membri stabiliranno entro quali limiti e a quali condizioni questo diritto è esercitabile».
La direttiva, in questo articolo, precisa anche che il cliente (o il paziente) ha diritto a procedere contro il creditore - e cioè la finanziaria, nel caso di chi deve ancora restituire i prestiti Dentix - quando «il consumatore abbia proceduto contro il fornitore ma non ha ottenuto la soddisfazione alla quale aveva diritto».
causa anche se il lavoro non è
terminato
Ma il dato importante di questa direttiva comunitaria, dalla quale poi discendono varie leggi nazionali, è che questa regola si applica non soltanto quando «i beni e servizi previsti dal contratto non sono forniti» (quando insomma Dentix ha riscosso i soldi dalla finanziaria ma non ha neppure iniziato il lavoro); la regola si applica anche quando: 1) «i servizi sono forniti solo in parte»; 2) «non sono conformi al relativo contratto di fornitura».
Questo significa che la direttiva comunitaria tutela tutti (o quasi) i clienti di Dentix Italia. Di sicuro ci può rientrare, ad esempio, la signora di Lucca alla quale sono stati tolti 11 denti, impiantati i perni ma non le capsule e che quindi non può mangiare.
mettere in mora dentix
Alla luce di questa normativa, quindi, è ovvio che l’Unione nazionale consumatori inviti «i consumatori a mettere immediatamente in mora Dentix per tutelarsi dal punto di vista legale, così da poter risolvere anche il contratto di credito con l’eventuale finanziaria con cui hanno contratto il prestito (per pagare le cure)» dice l’avvocato Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. Che però avvisa anche le finanziarie: «In caso di pratiche commerciali scorrette scatterà istantaneamente un esposto all’Antitrust». Insomma è meglio che le finanziarie collaborino con chi non ha avuto quello per cui ha pagato.
intervenga il governo
Inoltre l’Unc sollecita un intervento del governo che, di fronte a questa situazione, è stato finora silente. In particolare, sollecita il il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, a convocare «subito i vertici di Dentix per aprire un tavolo di confronto. Non è possibile che i consumatori siano abbandonati a se stessi». E che lo Stato ( o lo stesso ministero) non abbia comunicato - come ricorda invece l’Unione nazionale consumatori che il Testo Unico Bancario (decreto legislativo 385/1993), recependo proprio la direttiva europea citata da Il Tirreno, all’articolo 125 consente al consumatore «nei contratti di credito collegati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, di risolvere il contratto di credito. Risoluzione che comporta anche l’obbligo della finanziaria di rimborsare al consumatore le rate già pagate, anche se l’importo è già stato versato alla Dentix. Sarà la finanziaria a rivalersi nei confronti della Dentix, ripetendo l’importo nei confronti del fornitore». —
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