Sicurezza
Consigliere leghista paragona la scuola ad Auschwitz Poi bufera e scuse
Retromarcia dopo un giorno: «Ho sbagliato, riaprendo ferite Intendevo contestare i plexiglass e le distanze tra bambini»
FIRENZE
La foto compare sul profilo Facebook del consigliere comunale della Lega Claudio Ticci - eletto a Borgo San Lorenzo - domenica alle 9,40. Non è neppure una foto originale, perché viene ripresa dal profilo del giornalista Mario Pamio che la pubblica, per primo, il 6 giugno poco prima di mezzanotte. La deflagrazione, però, avviene sul profilo del consigliere leghista: l’ingresso al campo di concentramento di Auschwitz con la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) sostituita dal nuovo motto post Covid: “La scuola educa alla libertà”. Il concetto è sottolineato da un altro motto - in tedesco e in italiano - che sovrasta la scritta (rivisitata) sopra l’ingresso al campo di sterminio: La scuola libera (Schule macht frei: letteralmente, la scuola rende liberi).
Come Ticci rilancia il post (segnalato già ieri da Repubblica Firenze) si scatena la bufera. Il deputato del Pd Emanuele Fiano lo attacca senza risparmio: «Come può una mente sana paragonare questo (lo sterminio nazista) alla scuola? Come può un partito permettersi di farsi rappresentare da costui? È in corso una banalizzazione della storia, anche la più tragica, che ci farà male, e tanto. Non abbiamo educato abbastanza, non abbiamo spiegato abbastanza, non abbiamo studiato abbastanza. Abbiamo una generazione davanti non sempre o non tutta è consapevole che il male esiste e può sempre tornare». E infatti la viceministra all’Istruzione, Anna Scani, sollecita Ticci a chiedere scusa e a «rimuovere l'immagine. In questo momento, così difficile per il nostro Paese, non è tollerabile che rappresentanti delle Istituzioni si lascino andare a queste bassezze». Infatti da Irene Galletti, consigliera regionale M5S, al senatore Francesco La Forgia (Leu) chiedono le dimissioni di Ticci. Che a dimettersi non ci pensa proprio. Neppure a rimuovere la foto dal proprio profilo Facebook. Mentre a scusarsi sì.
Le scuse arrivano nel primo pomeriggio di ieri. «Non sono formali, sono reali - esordisce - nei confronti di chi si è sentito ferito dall’utilizzo di quella foto che, è vero, è forte. Non volevo riaprie ferite che rappresentano un momento buio della storia contemporanea. Tuttavia non voglio neppure prestarmi a strumentalizzazioni». Ticci ammette di aver «ferito sensibilità» utilizzando quella foto «ma il senso del mio pensiero è che se andiamo verso una scuola che impedisce il contatto e il confronto alleveremo generazioni di persone peggiori di quelle che hanno creato i campi di sterminio. Sono e resto contrario alla scuola con i divisori in plexiglass, alla mancanza di contatto e se non iniziamo dai bambini a evitare il distanziamento, se non iniziamo dai bambini a recuperare la scuola basata sui rapporti umani andremo incontro al disastro. Concordo con chi dice che ricordare è importante per non far riaccadere, per evitare gli errori del passato. Ma bisogna anche agire di conseguenza».
Le spiegazioni e le scuse di Ticci, però, non convincono il centrosinistra. Non certo l’ex viceministro Riccardo Nencini che osserva: «Ho l'impressione che sia stato tutto architettato e cioè che il consigliere leghista abbia volutamente lanciato una provocazione per creare clamore e poi scusarsi. Chi fa parte di una istituzione democratica dovrebbe conoscere la Costituzione, oltre che il rispetto verso gli altri». Altrettanto dura la vicepresidente della Regione, Monica Barni: «Ticci si è scusato. Gli ci sono volute molte ore per prendere le distanza da parole e pensieri vergognosi, frutto di una malsana idea dello scontro politico. Non c’è giustificazione possibile per l’uso di quelle immagini e di quelle parole, ma mi auguro che tutto questo spinga quel consigliere a riflettere sul senso di responsabilità che di fronte a una delle pagine più buie e sanguinose della storia non può mai venire meno, e tanto più se si sta nelle istituzioni. Ma intanto non si può che registrare il silenzio assordante del suo partito».
Per la Lega parla ancora lui, Ticci: «Ho visitato i campi di sterminio due volte, una delle quali grazie al Viaggio della Memoria e ritengo le conseguenze di quei regimi totalitari momenti più bassi della storia dell'umanità intera. Perciò non voglio una scuola come ci vogliono proporre». —
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