«La fase 3 c’è anche per furti e spaccio Cresce il crimine»
Firenze
«Sono tornati al lavoro tutti. Anche i ladri», dice Ugo Blasi, comandante provinciale dei carabinieri a Lucca, con l’aria di chi non è per nulla stupito, anzi commenta un’ovvietà. Il dopo lockdown non è solo una via d’uscita dalla crisi economica più profonda che abbia mai attraversato il Paese, ma porta con sé anche un effetto collaterale: la fase 3 si è aperta anche per la criminalità.
«È normale - dice Blasi - La chiusura imposta dalle misure di contenimento dell’epidemia ha costretto milioni di persone a restare in casa per tutta la giornata. Per qualsiasi ladro svaligiare un appartamento o una villetta sarebbe stato molto complicato». I colpi ai bancomat messi a segno in questi giorni così sono quasi il primo campanello di allarme di un fenomeno che le forze dell’ordine temono di veder crescere nelle prossime settimane a ritmi esponenziali. In fondo, racconta Carmine Gesualdo, comandante della compagnia di Pontedera, «finora uscire fuori per qualsiasi malvivente costituiva un grosso rischio. Pochissime persone in giro e molte pattuglie impegnate nel controllo del territorio. Le bande esperte in furti e assalti ai bancomat, se si fossero aggirate sulle strade di notte, avrebbero rischiato di essere fermate e arrestate. Ora possono tornare a confondersi».
Non è un caso che almeno tre dei quattro bersagli siano stati scelti in paesini isolati ma vicini a grandi strade di comunicazione come l’Aurelia. I posti di blocco anti-Covid, con carabinieri e polizia dispiegati sul territorio a caccia di furbetti delle autocertificazioni, sono stati il più grosso e forse efficace deterrente contro la delinquenza e la criminalità comune. «Durante il lockdown - spiega ancora Gesualdo - in provincia di Pisa i furti sono crollati del 30%, Ora invece sono ripresi così come lo spaccio». Prima, un’auto in FiPiLi o su una strada di campagna era difficile da non notare. Ma mentre fuori, all’aperto, c’è stata una picchiata di reati, nelle case si è registrato un picco. Mentre il Paese si desertificava, paralizzato dalla paura da virus, fra quattro mura a volte esplodeva. «Se è vero infatti che sono diminuiti furti, rapine e anche traffico di droga - spiega Blasi - è altrettanto vero che durante il confinamento abbiamo assistito a una crescita delle violenze domestiche, quasi sempre ad opera degli uomini sulle donne».
Eppure non sempre il timore di venir fermati da una pattuglia per un banale controllo sull’autocertificazione è bastato a scoraggiare i banditi. Proprio il primo maggio, i ladri sono entrati in azione proprio per un colpo ad un bancomat a Forcoli, in provincia di Pisa. Il sospetto dei carabinieri è che possa trattarsi della stessa banda che negli ultimi due giorni ha eseguito quattro blitz in due notti fra Capannori, Casciana Terme , Riotorto a Piombino e Roselle, il paesino a pochi passi da Grosseto da dove sono stati visti fuggire tre uomini a bordo di una Alfa Romeo e una Jeep Renegade nella notte fra sabato e domenica. Un gruppo, credono gli inquirenti, che potrebbe arrivare da altre regioni, forse dall’Emilia Romagna o dal Veneto. Dal Nord est in fondo partivano le incursioni del commando con base a Treviso catturato dai carabinieri una settimana fa.
«Quell’operazione - dice Blasi - dimostra che noi non abbiamo mai mollato la presa. Le indagini sono andate avanti e anche il controllo del territorio. E lo faremo anche stavolta». E se è vero che questa banda ha un approccio più pasticciato e violento che gli permette di lasciare meno tracce (ad esempio a Grosseto i carabinieri hanno notato che la grande esplosione ha distrutto il congegno per segnare le banconote di inchiostro e renderle riconoscibili), è anche vero che agisce con uno schema simile alle altre: le “marmotte” si muovono sempre nel fine settimana, dal venerdì alla domenica, i giorni in cui gli sportelli vengono riforniti del maggior numero di banconote. In fondo, siamo in piena fase 3. —
M.N.
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