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274mila passi indietro

Fabrizio Brancoli
 274mila passi indietro

Tra marzo e aprile in Italia si sono persi 400mila posti di lavoro. Aprile in particolare è stato ustionante: 274mila posti in meno. Un crollo che non fa prigionieri né favori: riguarda donne e uomini, dipendenti e autonomi

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Entriamo in apnea e immergiamoci nel mare oscuro del pragmatismo. Mi ha preso a schiaffi una notizia recente: doveva arrivare, la aspettavo, ma la sua puntualità è brutale. L’ha data l’Istat. Tra marzo e aprile in Italia si sono persi 400mila posti di lavoro. Aprile in particolare è stato ustionante: 274mila posti in meno. Un crollo che non fa prigionieri né favori: riguarda donne e uomini, dipendenti e autonomi. E, come un vento freddo, sferza di traverso ogni fascia di età.

Quando leggevo che la crisi paralizza e crea inerzia, nella mia colpevole ignoranza restavo incredulo: come è possibile, mi dicevo, che in tempi di disagio si tenda a cercare meno il lavoro? Ma il quadro è questo. Non si cerca il lavoro perché si sa che il lavoro non c’è.

Ibernati, nell’anima e nelle intenzioni: diventiamo così. In un trimestre le persone che cercano occupazione sono regredite del –20,4% (-497mila), mentre gli inattivi sono 686mila “unità” in più, dice l’Istat. Unità. Che, in un linguaggio più lesivo, sono persone.

Duecentosettantaquattromila è un numero dannatamente lungo, sta a malapena in una riga. Riusciremo a fermare l’emorragia? Non ho grandi speranze, visto quanto poco abbiamo a cuore noi stessi, a scuola, il clima, il futuro delle comunità. Ma cerco spiragli: «Vediamo emergere alcuni nuovi posti di lavoro, nella vendita di beni di consumo, nella sanità e nella logistica», dice Jon Addison, di LinkedIn.

Gli innovatori, che hanno il compito di prefigurare soluzioni per il domani, pensano che nasceranno aziende nel settore medico-sanitario o di prevenzione, o nel campo delle consegne alimentari. Aggiungo: inneschiamo più posti nel sapere, nella tecnologia sostenibile, nella mobilità, nell’ambiente, o perderemo un’occasione. Non può bastare e non basterà. Ma è un primo passo. Proviamo a cercare una nuova normalità, perché la vecchia normalità non la ritroveremo. Tra l’altro, a pensarci bene, non funzionava e non ci piaceva.

 

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