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50 milioni di euro per Perini Navi: esclusiva SanLorenzo per valutare l’affare

Donatella Francesconi
50 milioni di euro per Perini Navi: esclusiva SanLorenzo per valutare l’affare

Il gruppo di Viareggio è indebitato per 55 milioni di euro. Presentato il concordato in bianco in Tribunale

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Gloria, crisi e rinascita del gigante delle vele, Perini Navi, azienda leader del settore “made in Viareggio”, oggi protagonista di un’ operazione di ristrutturazione del debito. Se ne parla ovunque, nel panorama della grande nautica, come tra le banchine del porto di Viareggio, dove anche un veliero Perini ormeggiato fa cartolina già da solo. E chi si occupa di conti della nautica in città racconta l’intera vicenda con un solo commento: «Trionfo e declino di un genio». Dove il genio non può che essere Fabio Perini, patron della azienda nautica e di molto altro, 80 anni, esempio di una generazione di ottantenni che ha saputo dare il meglio al Paese.

Erano i primo anni Ottanta (la data di nascita della Perini navi è 1983) quando Fabio Perini, imprenditore e inventore, inseguendo la grande tradizione dei velieri viareggini ottocenteschi, famosi in tutto il mondo, inventa un sistema (denominato “Reel captive winch”) che permette di comandare grandi imbarcazioni a vela (oltre i 40 metri) a equipaggi ridotti.

Nel 2006 - alla vigilia dell’esplosione della crisi economica che ha picchiato duro sulla nautica - Perini Navi aveva un fatturato pari a 80 milioni di euro, con una flotta di 41 velieri in navigazione e un piano di produzione che includeva 12 nuove costruzioni per un valore complessivo di oltre 300 milioni di euro.

Oggi i conti sono ben diversi, nonostante l’operazione datata 2017-2018 che ha portato la maggioranza dell’impresa nelle mani della famiglia Tabacchi che in Perini Navi hanno riversato 40 milioni acquisendone il 75%. Intervistato dal Tirreno nel giugno 2019 Lamberto Tacoli, presidente e amministrazione delegato dell’azienda che porta la vela viareggina in tutto il mondo, dichiarava: «Quest’anno ci avvicineremo al pareggio operativo. Il prossimo si prevede un ritorno all’utile e il risanamento potrà dirsi completato».

Oggi - che Perini Navi ha depositato al Tribunale di Lucca un ricorso ai sensi dell'articolo 161 (sesto comma) della legge fallimentare, che disciplina il concordato in bianco - l’azienda viareggina a fronte di un fatturato che si aggira intorno ai 55 milioni di euro, conta pari cifra alla voce indebitamento.

La soluzione sembra essere - così la trattativa in corso - nelle mani di Massimo Perotti, patron di Salorenzo, insignito nel 2019 del Premio EY “L'Imprenditore dell'Anno”.

Quello stesso Perotti che nasce manager all’ombra di Azimut-Benetti, acquista poi il marchio Sanlorenzo in declino, e oggi ha riacquistato le quote (il 23%) che aveva ceduto ai cinesi di Sundiro Holding, è approdato in Borsa, vantando nel 2018 un fatturato di 380 milioni, più 27% rispetto al 2017, con una previsione di crescita per il 2019 di un ulteriore 20%.

Perotti punta alla maggioranza di Perini Navi e ha ottenuto un periodo di esclusiva per valutare un’operazione che si aggirerebbe - secondo le indiscrezioni circolate - intorno ai 50 milioni di euro.

E se, da più parti, si lascia trapelare che Sanlorenzo non sarebbe l’unico pretendente per Perini, i più esperti di grande nautica sono pronti allo champagne per il varo dell’operazione Sanlorenzo–Perini Navi, sostenendo che Perotti non ha rivali. D’altra parte lui stesso lo aveva dichiarato subito dopo aver portato in porto la quotazione in Borsa: «Pronti a nuove acquisizioni».
 

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