Il Tirreno

Toscana

In tre mesi 5 miliardi a rischio. La Toscana gioca tutte le sue carte

Ilenia Reali
La Valdorcia (foto Fabio Muzzi)
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La Valdorcia (foto Fabio Muzzi)

Senza asiatici e americani città d’arte senza prenotazioni. Ecco cosa chiedono e cosa vogliono oggi i turisti italiani

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Riaprono musei, chiese, monumenti. A Pisa, a Firenze, a Lucca. Tentennano invece gli alberghi in difficoltà nel mettere in sicurezza gli spazi o sicuri che, senza asiatici e americani, la stagione si chiuderà con una perdita e quindi meglio abbattere i costi e ripartire a settembre, contagi permettendo. Aprono invece le case vacanze e i B&B, quelle strutture familiari o iperlusso immerse nel verde o nel cuore dei borghi che guardavano da lontano il flusso ininterrotto dei turisti nelle grandi città. Aprono le località balneari pronte a supplire alla voglia di mare di quei toscani orfani delle mete straniere e poco inclini a scegliere vacanze in altre regioni. Aprono, e si trasformano in luoghi per vacanze lunghe, i B&B dei borghi nell’immediato entroterra che possono offrire campagna, mare e qualche viaggio alla scoperta di “ mille e una... Toscana”. La stagione è compromessa, si sa già. Si rischia di perdere 5 miliardi euro di consumi turistici in tre mesi e la sfida sta tutta nell’aumentare la percentuale del turismo di prossimità.

ALBERGHI CHIUSI

La metà degli alberghi di Firenze non riaprirà fino a settembre. A giugno lo farà il 21% delle strutture, a luglio il 12% e ad agosto il 6%. A maggio è stato cancellato il 99% delle prenotazioni, a giugno il 91% e a luglio il 77%. È quello che accade oggi in una deserta Firenze, proprio quella Firenze per cui da anni si lancia l’allarme overtourism e si macinano progetti nel vano tentativo di spostare l’onda ininterrotta di turisti di tutto il mondo dalla città di Dante. I dati li fornisce Confindustria Firenze attraverso il presidente della sezione turismo Giancarlo Carniani, manager di tre strutture nell’area fiorentina: due chiuse fino a settembre, una aperta. «Ci porteremo dietro questa crisi tremenda – commenta – fino al 2021 quando avremo perso il 20% delle strutture. Ad avere la peggio saranno le grandi catene che lavorano su una dimensione globale completamente ferma, non ci sono eventi, vacanze, meeting, ed esposti con enormi investimenti».

Identiche percentuali a Pisa: attualmente gli alberghi chiusi sono il 70% (fonte Confcommercio).

5 MILIARDI DI EURO A RISCHIO

In Toscana tra luglio, agosto e settembre ci giochiamo 5 miliardi di euro di consumi legati al turismo, la metà dei 50 milioni di presenze previste nel 2020. A marzo e aprile il turismo ha perso un miliardo. Maggio chiude con un –17,8% di presenze e circa 1,8 miliardi persi. «Nella migliore delle ipotesi – elabora e fornisce numeri e previsioni Enrico Conti, economista specializzato nel settore del turismo dell’Irpet – a fine giugno arriveremo a toccare un meno 25% dall’inizio dell’anno, circa 2,5 miliardi di euro. Poi tutto dipenderà dalla situazione epidemiologica. Se i contagi aumenteranno difficilmente rivedremo i turisti stranieri, neppure gli europei che sono il 23% delle presenze complessive. E rimane un secondo interrogativo: quanti toscani e italiani preferiranno non fare le vacanze perché non sono sereni?».

COME SONO CAMBIATI I TURISTI

Si inserisce nell’argomento Giacomo Del Chiappa, fiorentino, professore di marketing del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Sassari grazie a una ricerca, considerata tra le migliori in Italia dal mondo accademico, su “Come cambierà il modo di viaggiare degli Italiani dopo l’emergenza Covid-19”. Il 67,8% viaggerà all’interno della propria regione e, per dare il senso della condizione psicologica dei futuri turisti italiani, il 79, 9% di coloro che hanno risposto all’indagine ritiene molto importante «la presenza nel luogo di destinazione di un buon sistema sanitario al quale poter accedere in caso di necessità».

Un elemento considerato solo da una minima parte dei viaggiatori prima della pandemia e che ora ha molto chiaro cosa cerca. «L’85,2% – dice il professore illustrando l’indagine realizzata a livello nazionale con l’Associazione Pro-Muovere e il supporto di Fondazione di Sardegna e Federalberghi Sardegna – chiede un buon livello di pulizia e igienizzazione degli spazi pubblici, il 77, 8% un efficace sistema di gestione degli assembramenti in spiagge e aree aperte, il 72, 6% un servizio di sanificazione delle stanze, il 66,5% la possibilità di ordinare la colazione a menù per poi consumarla al tavolo (o addirittura in camera nel 45,15% dei casi), il 54,7% sistemi automatizzati per effettuare il check in e il check out, l’85,9% la possibilità di prenotazione con cancellazione gratuita».

RIORGANIZZARE PRIMA DI PROMUOVERE

«Quanti numeri abbiamo di osterie e ristoranti che un tempo avremmo definito intimi? » Se lo chiede Nicola Bellini, ordinario di Economia e gestione delle imprese della Scuola Superiore Sant’Anna.

«Luoghi caratteristici – aggiunge – in cui avremmo portato con orgoglio i nostri ospiti e che adesso difficilmente vorremmo rifrequentare. Un dato che ci dice qualcosa di fondamentale: il Paese e la Toscana hanno bisogno di una trasformazione del settore con interventi radicali e costosi, se abbiamo intenzione di mantenere i nostri livelli di turismo. Servono quindi politiche serie per trasformare e riorientare i flussi. Servono nuovi prodotti e nuovi pacchetti prima di politiche di marketing e di promozione. Altrimenti proveremo a rispondere a un’emergenza ma senza costruire basi per il futuro». –
 

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