La manifestazione
Check in online e menu sull’App. Noi siamo pronti
Bruna Gallo direttore commerciale di Human Company immagina un’estate diversa: «Restiamo ottimisti»
«II nostri villaggi quest’anno si presentano in una veste molto colorata. Ed è l’effetto dei percorsi organizzati e tracciati per garantire il distanziamento tra gli ospiti». È l’immagine scelta per restituire la complessità e il lavoro in corso per garantire soggiorni in sicurezza al tempo del covid-19 dal direttore commerciale e marketing di Human Company Bruna Gallo. Incarico che ha assunto dalla fine di febbraio, in uno scenario carico di incognite per la pandemia. Il suo è un osservatorio privilegiato per capire cosa accadrà in questa stagione turistica. Human Company è un gruppo fiorentino attivo nel ricettivo e ristorativo, leader in Italia nell’ospitalità open air, conta nove villaggi tra Toscana, Veneto e Lazio, uno in Lussemburgo, a cui si affiancano ostelli di ultima generazione a Firenze, Berlino e Praga e l’hotel di charme Villa La Palagina sulle colline del Chianti.
Gallo non rinuncia a pensare in positivo: «Sono ottimista per natura». Il tutto con i piedi ben piantati a terra. «La prima struttura ad aprire sarà il 3 giugno a Firenze, mentre i village apriranno tra il 20 e il 25 giugno. Le date sono tutte fissate – afferma –. Le indicazioni sull’andamento delle prenotazioni negli ultimi quindici giorni sono soddisfacenti. Arrivano richieste dal mercato interno ma anche da olandesi, tedeschi e polacchi. Sono il segnale che la vacanza è ormai tra i beni di prima necessità. Il nostro Osservatorio del turismo outdoor registra che il 69% delle persone ha comunque intenzione di farne una».
Il suo è punto d’osservazione è particolare.
«Il comparto del turismo outdoor ha un fatturato globale di 5 miliardi di euro, quello delle sole voci alloggio e indotto nel 2019 ha totalizzato 3,3 miliardi. Mercato che prima dello tsunami sanitario veniva dato in crescita quest’anno».
Storicamente a fare la voce grossa sono gli stranieri. Quanto condiziona le vostre previsioni?
«Da questa situazione di crisi dobbiamo cogliere l’opportunità per recuperare quote sul mercato italiano dove il nostro prodotto è in larga parte sconosciuto. Insomma, se ne è parlato poco in Italia perché da sempre l’open air è un modo di vivere la vacanza più diffuso all’estero. Ma per come si è modificata l’esperienza di vacanza proponiamo caratteristiche che sono in linea alle aspettative. Si deve vincere l’idea che si tratta di un prodotto basico e per chi vuole risparmiare».
Quali sono i trend a livello macro?
«Il mercato si sta orientando su esperienze nella natura e nel segno della sostenibilità, con un rapporto tra investimento e beneficio, ovvero tra qualità e prezzo, che in questo momento è particolarmente importante. E non deve essere dimenticato. Il nostro target sono le famiglie e le coppie».
Che stagione sarà?
«Sarà un ricominciare tutto da capo. In cui è importante prestare molta attenzione ai cambiamenti ed essere pronti per dare le risposte. Apriamo le strutture con la consapevolezza che non andremo ai livelli di occupazione che storicamente si attestavano oltre il 90%. Contiamo di attestarci su un dato medio del 60-65%. Ci attendiamo una crescita degli ospiti italiani del 30% mentre l’estero segnerà una flessione tra il 40 e il 45%. Ovviamente la prima non andrà a compensare la seconda».
Attenzione al distanziamento. Che altro serve?
«Oggi c’è solamente il bisogno di ripartire. Abbiamo tolto tutti i paletti che erano tipici del passato. Non ci sono più i vincoli di una o due settimane per il soggiorno, abbiamo scelto la flessibilità estrema. La risposta in chiave di sicurezza fa leva sulla digitalizzazione. In pratica, spariscono le reception. Il check-in viene fatto via web e all’arrivo nella struttura c’è solo da fare una firma elettronica per la consegna dell’alloggio. Anche il check-out viene programmato e prenotato dal cliente. E così dentro ai ristoranti, con una App si consulta il menù, scelgono le portate e stabilisce l’orario del pasto. Altrimenti c’è la possibilità di prenotare le pietanze, ritirarle all’orario concordato e consumarle nella propria casetta».
Su cosa puntate?
«Abbiamo dalla nostra che le strutture sono tutte inserite in grandi spazi aperti. Sono pensate in orizzontale e non in verticale, per cui abbiamo maggiori opportunità di rivedere i servizi e le proposte tipiche dei nostri soggiorni. Per esempio, le escursioni e visite sul territorio quest’anno saranno prevalentemente in bici, a piedi o a cavallo. Le attività di animazione propongono un ritorno alla natura per garantire il distanziamento».
C’è dell’altro?
«Abbiamo fatto una prima promozione a marzo incentrata sulla responsabilità. Superata l’incertezza da metà maggio abbiamo lanciato lo slogan “è nella natura”, per offrire un’esperienza di vacanza open air in sicurezza. Cerchiamo di mettere a disposizione tutte le leve di questo tipo di prodotto e abbiamo avviato una collaborazione con le agenzie di viaggio per rendere la nostra offerta più individuabile dal consumatore finale». —
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