Gioco
«Finti magnati internazionali per le super ville»: quattro arresti
I falsi intermediari cercavano immobili di lusso da Grosseto a Volterra. Indagato anche un notaio
livorno
Per trattare “villa Bugallo”, residenza di lusso dalle parti di Crespina, nel pisano, si sarebbero presentati come rappresentati di un gruppo finanziario arabo e di una fondazione inglese. Per proporre l’acquisto di un immobile milionario a Venezia, invece, Nicola Calderini, 39 anni, piombinese trapiantato a Livorno e considerato la mente delle truffe messe a segno in mezza Italia, avrebbe raccontato di essere il figlio di famosi imprenditori navali, mentre il suo braccio destro, che all’anagrafe fa Mike Berni, origini tedesche e residenza a Follonica, si sarebbe presentato come Mike Stancey, dicendo di essere il marito della proprietaria della prima fabbrica di armi russa e mondiale.
Nelle 90 pagine di ordinanza firmate dal giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna che hanno portato all’arresto di 4 persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata a commettere decine di truffe immobiliari e dove è indagato anche Valerio Vignoli, presidente del collegio dei notai livornesi, di episodi che somigliano alla sceneggiatura di un film, ce ne sono decine agli atti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, di volta in volta, i protagonisti (tra gli indagati solo per truffa ci sono anche Roberto Cascavilla, 72 anni, e Riccardo Corsini, 53) si fingevano mediatori di fondazioni arabe o di magnati americani, intermediari di sceicchi o ricchi imprenditori cinesi e in qualche caso anche di non meglio precisate banche croate per convincere i proprietari di immobili di pregio a concludere l’affare attraverso assegni (spesso scoperti) emessi da banche canadesi o irlandesi e simulando così una trattativa di compravendita che alla fine si rivelava un raggiro.
Il sistema – così come ricostruito in tre anni di indagini coordinata dai pubblici ministeri Ettore Squillace Greco e Massimo Mannucci e condotta dalla finanza – era semplice ed emerge anche dalle intercettazioni telefoniche. Per gli inquirenti Calderini, con l’aiuto di Berni (entrambi ora in carcere), insieme all’imprenditore livornese Giuseppe Doveri e al costruttore Bilbil Muca, 44 anni di Follonica, (finiti ai domiciliari) avvicinavano ignari proprietari di ville: da Firenze a Casciana Terme, da Bibbona a Portoferraio, da Ponsacco a Fauglia, da Crespina Lorenzana a Riparbella, fino a Volterra e a Follonica. Ma anche ad Alessandria in Piemonte, Camogli e Sarzana in Liguria, Pavia, Carpi, Assisi e Arrone in Umbria, in Campania, a Pozzuoli e ad Altamura in Puglia. Quando il proprietario aveva abboccato pensando a sua volta di fare un affare scattava l’escamotage della costituzione di una “Limited” (società di diritto inglese simile alla nostra srl) per la quale si richiedeva in genere la somma di 30mila euro a carico dello stesso venditore. Il ruolo del notaio – sempre secondo il magistrato, tale ricostruzione è ovviamente contestata dalla difesa – era di rassicurare le vittime sulla regolarità dell’operazione. Invece incassati i soldi, i mediatori sparivano. Così per i finanzieri il 39enne, direttore della società britannica Sts Investment, sarebbe riuscito a incamerare 1 milione.
Nelle trame di una di queste truffe - si legge ancora nell’ordinanza - era incappato anche l’ex viceprefetto dell’Isola d’Elba Giovanni Daveti, il quale, come emerso in un’altra vicenda giudiziaria, dopo il torto subito, si sarebbe procurato 4 ordigni per danneggiare l’auto di Calderini e vendicarsi dei soldi perduti, 11mila euro. In quell’occasione, il tentativo di ritorsione venne scoperto anticipatamente e stoppato dall’intervento dei baschi verdi della finanza dando il via all’inchiesta. Ieri all’alba i militari hanno suonato alla porta della villa liberty a pochi passi dalla Terrazza Mascagni di Livorno, costruita da Doveri e ora residenza di Calderini. Tra stucchi e super car (4 sono state sequestrate) sono iniziate le perquisizioni, mentre l’immobile, del valore di 3 milioni di euro, è stato confiscato. Un contrappasso per chi è accusato di aver raggirato i proprietari di lussuose abitazioni. —
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