Il Tirreno

Toscana

l’intervista  

«Comprare Perini un ottimo affare Vogliamo un’ampia maggioranza»

Fabio Pozzo

Parla il presidente di SanLorenzo, la società che vorrebbe acquisire lo storico marchio viareggino dei velieri del lusso 

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Quelle vele tese tra gli alberi delle darsene sono, in tutto il mondo che va per mare, il simbolo di Viareggio. Nato nel 1983 dall’idea geniale di Fabio Perini, industriale lucchese: grandi velieri, eredi della tradizione viareggina dove a cavallo tra Ottocento e Novecento se ne costruivano da oltre 500 tonnellate di stazza lorda, dalle altrettanto grandi vele manovrabili da una persona sola. Oggi che la crisi Perini esplode all’ombra dell’emergenza sanitaria è un’intera città a guardare con apprensione ad una delle operazioni più significative in casa della nautica mondiale: la possibile acquisizione dello storico marchio da parte di SanLorenzo.

Fabio Pozzo / genova

Nella calligrafia cinese il termine crisi ha anche la valenza di rischio e di opportunità, spiega Massimo Perotti. Il presidente di Sanlorenzo - quartiere generale ad Ameglia (La Spezia), cantieri alla Spezia, Viareggio, Massa, Livorno; terzo produttore al mondo di superyacht, 50 barche l’anno per un fatturato di circa 500 milioni di euro, quotato a Piazza Affari sul segmento Star - saprà a breve se correrà il rischio di acquisire Perini Navi, il marchio dei velieri di lusso fondato nel 1983 a Viareggio dall’industriale lucchese Fabio Perini che conta tra i suoi clienti da Rupert Murdoch a Silvio Berlusconi e che ha varato autentici yacht-icone come il Maltese Falcon, un tre alberi lungo 88 metri, iper-automatizzato. «E poi si vedrà - dice Perotti - se il rischio si rivelerà anche un’opportunità».

Si tratta di un’operazione di shopping da circa 50 milioni di euro, su un cantiere che ha deciso l’altro ieri di ricorrere all’articolo 182 della legge fallimentare e che è in difficoltà da tempo. Sei bilanci consecutivi in perdita, poi l’ingresso della Fenix srl della famiglia Tabacchi (occhiali), un amministratore delegato di lungo corso come Lamberto Tacoli, ma i numeri non sono lievi. Circa 55 milioni di fatturato, 25 milioni di perdita Ebitda, 55 milioni di indebitamento. L’emergenza della pandemia ha reso tutto più difficile.

Perotti, allora è fatta.

«Be’, un momento. Sono interessato all’acquisizione, ma adesso c’è la fase di verifica. Scioglierò la riserva al termine della due diligence (attività di approfondimento di dati e di informazioni relative all'oggetto di una trattativa, per valutare la convenienza dell’affare e di identificarne i rischi e i problemi connessi, «sia per negoziare termini e condizioni del contratto e per predisporre adeguati strumenti di garanzia, di indennizzo o di risarcimento», ndr)».

Con quale quota salirebbe alla guida di Perini? Il 70% o qualcosa di più?

«Diciamo una maggioranza rilevante e ampia. Ma questo lo vedremo a fine verifica».

Tra i soci di minoranza ci sarebbe ancora la famiglia Tabacchi?

«Sì, e nella compagine azionaria resterebbe anche Tacoli (oggi la Fenix ha l’80%, il ceo il 2% e Fabio Perini il 18%, ndr)».

Ha in animo di costituire una newco, una nuova società?

«Anche questo lo valuteremo alla fine della fase di verifica».

Quanto durerà questo ulteriore approfondimento del dossier?

«Fine giugno, metà luglio massimo».

Lei aveva già preso in considerazione il dossier Perini Navi tempo fa. Così come quelli dei cantieri Baglietto e Magnum Marine. Perché oggi torna alla carica?

«La pandemia ha inasprito le cose. Le aziende che prima dell'era Covid-19 andavano male rischiano di fallire. Quelle che andavano così così non se la passano bene e quelle che invece navigavano bene aumentano il distacco da queste ultime. Noi siamo freschi di un’ Ipo (acronimo inglese per Offerta pubblica iniziale, ndr) da 75 milioni, abbiamo cassa e il management giusto. Sul mercato si presentano opportunità per chi ha buone caratteristiche».

E perché Perini?

«Rappresenta un marchio top nei motorsailer, nei grandi yacht a vela. Un’eccellenza che è compatibile con il modello di business di Sanlorenzo, un cantiere che vara solo 50 barche l’anno, yacht su misura. Con Perini amplieremmo la nostra offerta, restando nei nostri canoni senza sovrapposizioni tra marchi e guardando a un mercato di appassionati di vela e a un mondo che va sempre più verso la sostenibilità».

Perini Navi ha anche una linea di yacht a motore, ex Picchiotti.

«Resterebbe come possibilità di costruire barche one off, uniche».

Si parla di acquisizione di brand, stabilimenti, dipendenti. Che ne farebbe degli spazi Perini alla Spezia (ex Beconcini) e a Viareggio.

«Li terrei. Gli scali spezzini di Perini ad esempio si occupano già degli interventi di rimessaggio dei nostri yacht in acciaio».

E i dipendenti?

«Lo potrò dire solo a fine verifica. Valuteremo le possibili sinergie e le eventuali inefficienze, in una linea di mantenimento». —



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