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LA FASE DUE

Quattro metri al ristorante e cinque in spiaggia: dopo la rivolta il governo valuta le richieste degli imprenditori

Quattro metri al ristorante e cinque in spiaggia: dopo la rivolta il governo valuta le richieste degli imprenditori

Nel documento redatto insieme agli esperti dell'Istituto superiore di sanità le misure del distanziamento sociale sono maggiori del previsto: "Regole inapplicabili". Confronto tra le categorie e i ministri Patuanelli, Catalfo e Speranza in videoconferenza. Fipe: "Le nostre richieste sono state ascoltate, hanno detto che le valuteranno"

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Quattro metri di vuoto intorno a ciascun cliente al ristorante. Cinque metri tra un ombrellone e l'altro in spiaggia. Sono le misure proposte in un documento dell'Inail, redatto insieme agli esperti dell'Istituto superiore di sanità, che sta generando sconforto tra gli addetti ai lavori. Distanze che "non consentono la riapertura", dicono i balneari; e che "rischiano di uccidere il settore", secondo i ristoratori. Le nuove regole sono state discusse in un incontro in videoconferenza tra il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e le associazioni delle imprese che si è protratto fino a sera.

Un "incontro interlocutorio" che verrà aggiornato. Ma il presidente di Fipe Confcommercio, Lino Stoppani, al termine del faccia a faccia virtuale accende un segnale di pace. Al tavolo erano presenti i ministri Patuanelli, Catalfo e Speranza per discutere le linee guida per bar, ristoranti e stabilimenti balneari. Stoppani riconosce ai ministri la disponibilità e la sensibilità mostrata all'ascolto delle categorie interessate, che da parte loro hanno espresso "perplessità" e "critiche costruttive" alle indicazioni fornite da Inail e Iss. "I ministri - riferisce Stoppani  - hanno raccolto le nostre istanze, hanno detto che ci rifletteranno e ci aggiorneranno"; "speriamo che si arriverà ad una sintesi accettabile e condivisibile".

Per le imprese, le misure previste sarebbero "insostenibili dal punto di vista economico e organizzativo".
La proposta del settore è di recepire piuttosto il protocollo sulla sicurezza Fipe e di individuare altre scadenza, per consentire alle imprese di organizzarsi. Al governo - conclude Stoppani - sono stati chiesti strumenti di sostegno, indennizzi, interventi per le locazioni, misure di protezione sociale per i lavoratori.

Il protocco Inps per i ristoranti: 4 metri di distanza intorno a ogni cliente

Il protocollo Inps per i ristoranti prevedeva la prenotazione obbligatoria, e spazio di norma non inferiore a quattro metri quadrati per ciascun cliente, fatta salva la possibilità di adottare altre misure organizzative, come per esempio le barriere divisorie. Queste le principali indicazioni contenute nel documento che l'Inail ha redatto insieme all'Istituto superiore di sanità (Iss). Nel settore della ristorazione, che in Italia conta circa 1,2 milioni di addetti, ad assumere un aspetto di grande complessità è la questione del distanziamento sociale. Durante il servizio, infatti, non è evidentemente possibile l'uso di mascherine da parte dei clienti. Lo stazionamento protratto, inoltre, in caso di soggetti infetti da Sars-CoV-2 può contaminare  superfici come stoviglie e posate. Un altro aspetto di rilievo è il ricambio di aria naturale e la ventilazione dei locali confinati, anche in relazione ai servizi igienici, che spesso sono privi di possibilità di aerazione naturale.

Il Documento Inail-Iss raccomanda, tra l'altro, di rimodulare la disposizione dei tavoli e dei posti a sedere, definendo un limite massimo di capienza predeterminato che preveda uno spazio di norma non inferiore a quattro metri quadrati per ciascun cliente, fatta salva la possibilità di adottare altre misure organizzative, come per esempio le barriere divisorie. La prenotazione obbligatoria viene indicata come ulteriore strumento di prevenzione, utile anche per evitare assembramenti di persone in attesa fuori dal locale.

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Spiagge: distanza tra ombrelloni di 5 metri

Tra gli ombrelloni, in spiaggia, la distanza dovrà essere di 5 metri. È una delle indicazioni contenuta nel documento Inail sulle attività ricreative di balneazione, realizzato in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (Iss).

Anche sugli stabilimenti balneari e sulle spiagge attrezzate, "viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie". Si raccomanda, inoltre, di favorire l'utilizzo di sistemi di pagamento veloci con carte contactless o attraverso portali/app web. Vanno inoltre differenziati, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita, prevedendo una segnaletica chiara.

Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia, la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri. Per lettini e sdraie non posizionati sotto l'ombrellone dovrà essere garantita la distanza di almeno due metri. La distanza minima tra le file degli ombrelloni sarà pari a cinque metri mentre sarà di 4,5 metri sulla stessa fila.

Sdraio e lettini dovranno essere distanti di almeno due metri e le distanze potranno "essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante".  Per le cabine, va vietato l'uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa.

È da vietare - si legge nel documento - l'attività ludico sportiva, i giochi di gruppo, le feste e gli eventi. Saranno chiuse le piscine e per la fruizione di servizi igienici e docce andrà rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni.

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Spiagge libere

Tenendo conto delle specifiche caratteristiche delle spiagge libere "dovranno essere localmente definite puntualmente le modalità di accesso e di fruizione, individuando quelle più idonee ed efficaci", si legge nel documento Inail - Iss. Dovranno essere affissi nei punti di accesso alle spiagge libere - si legge - cartelli in diverse lingue contenenti indicazioni chiare sui comportamenti da tenere, in particolare il distanziamento sociale di almeno un metro ed il divieto di assembramento.  "Va mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), - ad esempio con posizionamento di nastri  - che sarà codificato rispettando le regole previste per gli stabilimenti balneari, per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l'aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app/piattaforme on line.Tale modalità favorirà anche il contact tracing nell'eventualità di un caso di contagio".

Dovranno poi "essere valutate disposizioni volte a limitare lo stazionamento dei bagnanti sulla battigia per evitare assembramenti". Vanno assicurate opportune misure di pulizia della spiaggia e di igienizzazione delle attrezzature comuni, come ad esempio i servizi igienici, se presenti. È opportuno, ove possibile, conclude il documento, "affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire".

La protesta delle categorie

La distanza dei 5 metri tra gli ombrelloni in spiaggia "parte da un ragionamento logicamente errato". Ne è convinto il presidente di Assobalneari, Fabrizio Licordari: "Se le regole fino a oggi sono state che nei supermercati e alle poste, come anche su metro e bus, si deve stare a una distanza di un metro e mezzo - e parliamo di luoghi chiusi - perchè su una spiaggia all'aperto questa distanza si deve ampliare fino a 5 metri tra un ombrellone e l'altro?". E prosegue: "Covid-19 non è un virus selettivo, non colpisce a uno, due o cinque metri a seconda di dove ci si trova. Se le indicazioni dell'Inail dovessero passare, molti stabilimenti balneari in Italia non apriranno. E così resteranno chiusi anche quei tanti alberghi che sopravvivono grazie alle spiagge su cui si affacciano".

Stesso ragionamento fanno le associazioni dei ristoratori. Rispettare lo spazio di 4 metri quadrati per cliente nei ristoranti significa "perdere il 60% dei coperti", dice Roberto Calugi, direttore generale Fipe, la federazione che rappresenta 120.000 aziende del settore ristorazione commentando le nuove indicazioni dell'Inail. "Così si uccide la ristorazione e si condanna all'implosione un settore che prima della crisi aveva un giro d'affari di 90 miliardi di euro e ne ha già persi 34".

Regole del tutto inapplicabili, che ridurrebbero la capacità dei ristoranti ad un terzo di quella attuale, obbligandone migliaia alla chiusura definitiva. Anche le imprese della somministrazione Fiepet Confesercenti bocciano le linee guida sulla ristorazione diffuse oggi dall'Inail. Norme eccessivamente rigide, spesso anche confuse, ed elaborate senza la partecipazione degli imprenditori del comparto, la cui applicazione metterebbe a serio rischio il settore, che dà lavoro a 300mila imprese e 1,2 milioni di dipendenti. "La dimensione media di un ristorante, in Italia, è di 80 metri quadrati. Secondo le linee guida, una capienza sufficiente per appena 20 persone", commenta il Presidente di Fiepet Confesercenti Giancarlo Banchieri. "Si tratta chiaramente di una condizione antieconomica, che impedisce di riavviare l'attività a meno di non raddoppiare i prezzi attuali: ma anche questo ci porterebbe alla chiusura. Al danno si aggiunge poi la beffa: non ci sono le condizioni per riaprire, ma non si può licenziare. Una situazione insostenibile".

Poi in serata l'incontro chiarificatore. Ma le regole sono ancora tutte da scrivere.

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