Il Tirreno

Toscana

La sfida spaziale del nuovo “Dune” Protagonista Chalamet «antieroe in viaggio»

Fulvia Caprara
Timothée Chalamet in una delle prime immagini del film
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Timothée Chalamet in una delle prime immagini del film

La pellicola proposta nell’84 di David Lynch fu un flop. Ora tocca a Villeneuve, autore del sequel di Blade Runner

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Erede al trono della Casa degli Atreides, dotato di un potere soprannaturale che lo farà diventare leader politico e religioso, destinato, oltre il suo stesso volere, a viaggiare verso il pianeta più temibile dell’universo pur di assicurare un futuro alla sua famiglia e al suo popolo.

Per Timothée Chalamet, l’attore più corteggiato e talentuoso del momento, è scoccata l’ora della fantascienza e l’appuntamento non è di quelli da sottovalutare. Dopo aver sperimentato la sofferenza della separazione dal primo amore in “Chiamami col tuo nome”, l’archetipo dell’amico del cuore in “Piccole donne”, il ruolo del fidanzato trascurato in “Un giorno di pioggia a New York”, si ritrova al centro di un’epica impresa fantascientifica, a suo tempo affrontata da David Lynch e ora re-interpretata da Denis Villeneuve, l’autore canadese del sequel di “Blade Runner”.

In “Dune”, basato sull’omonimo best-seller di Frank Herbert pubblicato nel 1965, Chalamet, nei panni di Paul Atreides, dovrà combattere le forze maligne che puntano a impadronirsi di una preziosa risorsa del pianeta, la Spezia, una sostanza che allunga la vita, aumenta la conoscenza e permette ai mostruosi piloti della Gilda spaziale di attraversare l'universo sfruttando le curvature spazio-temporali: «L’attrazione immediata nei confronti del personaggio di Paul - ha spiegato l’attore - è dovuta al fatto, che in una storia di fondazione di un nuovo mondo, ci fosse al centro il viaggio di un anti-eroe». Secondo Chalamet la caratteristica del giovane Paul, è nel «non sognare l’avventura, ma, anzi, nell’esserne spaventato. Paul è convinto che il suo compito sia diventare un giovane generale, per questo osserva il padre e il modo con cui gestisce la leadership, ma è convinto di avere davanti almeno una decina d’anni per prepararsi a prendere il suo posto.

Il fato, invece, gli riserva un programma diverso e Paul scoprirà di possedere poteri che nemmeno i suoi istruttori avevano mai immaginato potesse avere».
Nel film, accanto a Chalamet, recitano Oscar Isaacs nella parte di Leto Atreides, il nobile padre del protagonista, Rebecca Ferguson in quella di Lady Jessica, sua madre, Josh Brolin è il mentore e maestro d’armi, Javier Bardem è Stilgar, capo dei Fremen, abitanti del pianeta deserto di Arrakis, Zendaya è Chani, la ragazza misteriosa di cui Paul s’innamora: «Mi piacciono i grandi progetti e mi sento ancora in una fase di apprendimento - dice Chalamet - Sui set impari delle cose, altre succedono per caso, e anche in modo inconsapevole ogni esperienza risulta istruttiva».

La versione di “Dune” firmata dal visionario David Lynch, prodotta da Dino De Laurentiis e uscita nel Natale del 1984, subì tagli considerevoli e fu un flop al botteghino: «C’è qualcosa che non va in quel film - dirà Lynch anni dopo - Non so cosa, e non sono certo che si possa sistemare... è così imponente, e pieno di cose. Molte parti mi piacciono, ma molte altre no».

Insomma, non a caso Villeneuve ha posto alla Warner Bros come condizione per accettare la regia dell’epopea, il fatto che la ricca materia del romanzo sia stata divisa in due capitoli: «E’ un mondo troppo complesso per un solo film, si tratta di un universo che esercita il suo potere nei dettagli».
Il giovane Chalamet racconta che, durante la lavorazione, tra Giordania e Abu Dhabi, le temperature erano impossibili: «Mi è capitato di uscire dall’albergo alle due di notte, con 38 gradi».

I costumi di scena, per lo più tute simili ad armature di gomma spessa, non aiutavano, eppure oggi, dopo l’emergenza Covid e nella speranza che il film riesca ad arrivare nei cinema americani il 18 dicembre come previsto, la storia di “Dune”, con un pianeta destinato all’estinzione, acquista nuovi valori simbolici: «Non conta quali siano le nostre convinzioni - ha dichiarato Villeneuve - la Terra sta cambiando e ci dovremo adattare. “Dune” è stato scritto nel ventesimo secolo, era un ritratto distante sulla realtà del petrolio, del capitalismo, dello sfruttamento e del sovra-sfruttamento della Terra. Oggi le cose sono molto peggiorate. “Dune” è una storia di formazione, ma anche un invito all’azione rivolto ai giovani». —

 

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