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Commercio e turismo: in Toscana 25mila imprese a rischio chiusura. L'accusa alle banche

Samuele Bartolini
La protesta a Pontedera (foto Franco Silvi)
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La protesta a Pontedera (foto Franco Silvi)

Le previsioni per il 2020: 65mila i posti di lavoro in meno. I prestiti? «Le banche usano i 25mila euro per ripianare i debiti»

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Uno spettro si aggira per la Toscana. Lo spettro della chiusura dei negozi. Il che significa decine di migliaia di posti di lavoro a rischio e interi settori compromessi. Uno su tutti il turismo che rischia di pagare il prezzo più alto. Chiusura è una parola che fa paura. Tant’è che il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni non la nomina, il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano nemmeno, pure il sindaco di Firenze Dario Nardella tace. Ma sotto al dehor del Caffé Gilli affacciato su una semideserta piazza Repubblica, dove ieri si è svolta la conferenza stampa dedicata alla situazione delle imprese del terziario della Toscana, chiusura è stata la parola che ha risuonato più forte. Tutti d'accordo sul fatto che le imprese debbano rimboccarsi le maniche ma il grido d’allarme è stato chiaro: il disastro economico è dietro l'angolo.

L’INDAGINE

Lo annunciano i numeri dell'indagine sulle imprese del terziario realizzata proprio da Confcommercio Toscana in collaborazione con l'istituto Format Research. Le previsioni 2020 per il rallentamento dell'economia causa restrizioni da coronavirus sono di 8,3 miliardi in meno di valore aggiunto, 65mila posti di lavoro persi e 25mila imprese che non riapriranno più. E manco a dirlo sarà il turismo il settore a soffrire di più.

TURISMO PIÙ COLPITO

«Hotel, ristoranti, bar, case vacanze, agriturismi e stabilimenti balneari saranno quelli messi più a dura prova da questa crisi», ammette il direttore regionale di Confcommercio, Franco Marinoni. «Prendendo i 900 stabilimenti balneari distribuiti sulla costa toscana, sono 10mila gli stagionali rimasti senza contratto. 5000 bagnini e 5000 tra baristi, camerieri e cuochi nei bar e ristoranti annessi agli stabilimenti balneari», aggiungono il segretario regionale e la presidente regionale del sindacato Balneari di Confcommercio, Gianni Picchi e Stefania Frandi.

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PRENOTAZIONI ANNULLATE

Il livello di occupazione delle camere di alberghi e bed & breakfast è ai minimi storici e sono state annullate quasi tutte le prenotazioni per i prossimi mesi. Molti imprenditori hanno deciso di sospendere spontaneamente l'attività (anche se non era oggetto di chiusura) per evitare di annegare tra costi di mantenimento insostenibili e mancati incassi. Bar e ristoranti hanno visto il proprio volume di affari nei mesi di marzo e aprile quasi del tutto azzerato a seguito della sospensione imposta dal governo Conte. E giugno sarà per tutti il mese più nero perché scarseggeranno i finanziamenti per ripartire e i soldi per la cassa integrazione.

SOLDI SOLO PER MAGGIO

Dalla ricerca infatti emerge anche un altro dato importante. «La stragrande maggioranza delle imprese del terziario - si legge - dispone di liquidità sufficiente per sostenere le spese fino a maggio. Successivamente, in mancanza di aiuti concreti, saranno costrette a chiudere (il 36% si aspetta il picco della crisi finanziaria nel mese di giugno). Sul fronte occupazionale la situazione rischia di aggravarsi nei prossimi mesi. Gli effetti mitiganti delle misure fin qui adottate (che pure hanno ridotto il monte ore lavorato), tenderanno infatti a svanire nel breve periodo: mancati rinnovi di una parte dei contratti a termine in scadenza, licenziamenti e altre forme di ridimensionamento degli organici fanno presagire una situazione di emergenza perdurante nel tempo». Inoltre Format Research sottolinea anche che «il 67% delle imprese ha avuto difficoltà a rispettare le scadenze degli oneri contributivi e previdenziali e il 64% a rispettare i pagamenti per banche, affitti e bollette».

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IL “GIOCHINO” DELLE BANCHE

A oggi lo Stato garantisce alle imprese un prestito fino a 25mila euro a tasso zero per far fronte alla crisi e ripartire. «Ma si deve passare dalle banche per averlo e tutte indistintamente offrono il prestito non per finanziare la ripartenza ma per ripianare i debiti pregressi. È un comportamento scorretto», denuncia Marinoni.

CASSAINTEGRAZIONE E AFFITTI

C'è poi il problema cassa integrazione. Molte imprese l'hanno anticipata ai propri dipendenti per marzo e aprile in attesa del ristoro Inps. «Solo che ora – continua Marinoni - non hanno più soldi in cassa e arrivano a non pagare l'affitto dei locali per non far mancare la cassa integrazione ai propri dipendenti». C'è chi come lo chef Marco Stabile del ristorante Ora d'Aria si rivolge ai proprietari degli immobili: «Inutile girarci intorno. Stop affitti troppo costosi». E il sindaco Nardella coglie la palla al balzo: «Convocherò i più importanti proprietari di immobili della città per abbassare gli affitti. In più darò gli spazi all'aperto gratis per i tavolini». 

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