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Test sierologici gratis per chi lavora al pubblico. I positivi dovranno isolarsi a casa o negli "alberghi Covid"
Rossi allarga la lista delle categorie “protette” a cui farli: ecco come funziona l'iter. Intanto arrivano i risultati sul personele degli ospedali: nell'area nord ovest positivo l'1,6%. Il presidente della Regione accusa i prefetti: «Riaperte in sordina 15mila imprese»
FIRENZE. Se esiste una fase 2, in Toscana da oggi inizia quella dei test sierologici. Se finora il presidente Enrico Rossi li aveva fatti partire su alcune categorie protette, adesso lo screening di massa che scova gli anticorpi del virus nel sangue si allarga a tutti i lavoratori la cui attività preveda il contatto col pubblico, sia di aziende private che di enti pubblici. Tutti potranno eseguire il test gratis e su base volontaria rivolgendosi a uno dei 40 laboratori convenzionati con la sanità toscana distribuiti in tutte le province. Chi risulterà positivo dovrà osservare la quarantena in casa in attesa del tampone e di sapere se è ancora infetto, se quello del sierologico era solo un falso allarme o se invece ha sviluppato l’immunità.
Ospedali ok
A volere lo screening di massa è stato proprio Rossi, che all’inizio ha sfidato la contrarietà dell’Istituto superiore di sanità finché anche il braccio operativo del ministero della Salute non è stato costretto a ricredersi. Perché - gli hanno detto fra i primi in Italia i consulenti della task force - sarebbe stato impossibile svolgere una grande indagine epidemiologica sulla popolazione contando solo sui tamponi. Incrociando i due test invece c’è una speranza di scovare gli asintomatici e isolarli, il Santo Graal di questa epidemia. Finora l’indagine è partita soprattutto sul personale sanitario. Negli ospedali e sul territorio dell’area nord ovest, su 7.000 medici e infermieri sottoposti al sierologico, solo l’1,6% è risultato positivo. Stessa percentuale nella Sud est. E su 13.620 test analizzati nell’area centro, quelli entrati in contatto co Covid sono 344, il 2,5%, ma quelli davvero ancora positivi solo 213. Un dato incoraggiante visto che si tratta di operatori sul fronte del contagio. Ma che ha un’altra faccia della medaglia. Se anche nella popolazione l’incidenza fosse più o meno la stessa, significherebbe che ci sono milioni di toscani ancora “vergini”.
L’ordinanza
Per questo sarà importante capire quanti. Finora avevano diritto al test sierologico gratuito medici e infermieri degli ospedali, i medici di medicina generale, i pediatri, i farmacisti, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, i volontari, le badanti, gli operatori e gli ospiti delle Rsa e la polizia penitenziaria. L’ordinanza firmata ieri da Rossi li estende a una platea di lavoratori che potenzialmente riguarda centinaia di migliaia di toscani, e «l’elenco si accrescerà via via che sempre più kit saranno disponibili e consegnati ai laboratori».
Chi può farlo da oggi
Da oggi potranno richiederlo rivolgendosi ai laboratori agenti della Polizia municipale e provinciale e tutti i lavoratori impegnati in attività a contatto col pubblico: chi lavora negli esercizi commerciali e supermercati di alimentari, addetti al trasporto delle merci, i lavoratori di aziende pubbliche o private di smaltimento e raccolta rifiuti, i dipendenti pubblici, i dipendenti delle Poste, di banche e assicurazioni a contatto con i clienti, chi fa consegne a domicilio come rider e corrieri, giornalisti, lavoratori dell’editoria e Tv, edicolanti e i librai, gli autisti di bus, treni, tassisti, operatori delle onoranze funebri, gli operatori della logistica, personale dei consolati, di porti e aeroporti, e quelli del distretto cartario.
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Rossi attacca i prefetti
Un’eccezione (per ora), ma che serve da “campione” e modello di studio dell’andamento dell’epidemia negli stabilimenti produttivi, perché quel distretto ha sempre lavorato e può fare da caso pilota per la fase 2 e valutare se modificare il pacchetto di regole varato sabato e a cui le imprese dovranno adeguarsi. A quei paletti dovranno sottostare da subito anche le 15 mila aziende che in Toscana hanno riaperto in sordina con il meccanismo del silenzio assenso e delle deroghe concesse dalle prefetture, con cui ieri Rossi si è scontrato: «Decidere quando riaprire le imprese spetta al governo che dice che non è ora. Benissimo. Ma c'è una grande contraddizione con il fatto che con una semplice comunicazione alle prefetture stanno riaprendo centinaia di migliaia di aziende senza protocolli per la sicurezza, che solo in pochi casi sono stati elaborati. Non è corretto dire in un modo e poi lasciare che avvenga in un altro».
Il test, la app e le regole
Per candidarsi a fare il sierologico il singolo lavoratore potrà chiamare direttamente uno dei laboratori del suo territorio, anche se Rossi confida nella collaborazione e l’aiuto delle aziende. Ma cosa succede una volta ottenuto il risultato? E in che caso bisogna mettersi in isolamento? Intanto il sierologico non è un test diagnostico. Si fa con un prelievo o prendendo una goccia di sangue dal dito, e strisciandola su uno stick simile a quello che si usa per il test di gravidanza. Non ritraccia il virus, ma può rilevare gli anticorpi che sviluppa l’organismo a contatto col coronavirus: le IgM e le IgG. Le immunoglobuline M compaiono 6-7 giorni dopo il primo contatto col virus e restano in una prima fase per poi sparire; le immunoglobuline G compaiono in una seconda fase, restano compresenti alle M per poi rimanere le uniche e sono quelle che indicano il possibile raggiungimento dell’immunità al virus. Attenzione, condizionale d’obbligo. Perché per un periodo si può avere solo le IgG e continuare ad essere contagiosi. Per questo in caso di positività alle IgM, a IgM e IgG e anche solo alle IgG bisognerà comunque sottoporsi al tampone.
L'isolamento in famiglia
Ma come funziona l’iter? Sarà il personale del laboratorio a caricare le informazioni e il risultato del sierologico sulla app #acasainsalute appena creata dal dipartimento di sanità della Regione, un software a cui hanno accesso in tempo reale gli uffici igiene della Asl. Saranno questi a dare l’appuntamento per il tampone. Nell’attesa, chi è risultato positivo o sospetto positivo al sierologico dovrà osservare la quarantena fiduciaria a domicilio, ma se a casa non avrà le condizioni per isolarsi dalla famiglia, potrà scegliere di attendere il risultato in un albergo sanitario. Gli uffici igiene che svolgono la sorveglianza dell'Asl dovrebbero chiedere a chi risulti sospetto positivo se nell'abitazione c'è una stanza con bagno isolabile dal resto dell'immobile e poi fornire tutte le indicazioni per evitare il contagio intra-familiare. Chi risulterà negativo al tampone senza avere però sviluppato le IgG, potrà tornare al lavoro facendo attenzione alle prescrizioni. Se sarà negativo e avrà sviluppato le IgG potrà fare lo stesso, ma sapendo che con buona probabilità è immune.
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Patente da immuni?
Anche qui il condizionale è d'obbligo. "I sierologici non danno un patentino di immunità", ha avvertito qualche giorno fa Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità. Nemmeno i sierologici infatti sono infallibili. In commercio esistono molti kit e con diversi gradi di sensibilità e specificità. Per questo la Regione ha voluto che i laboratori privati non utilizzassero le loro scorte, ma i kit forniti dalla sanità pubblica. Quelli arrivati finora sono di due tipi ed entrambi selezionati e validati dal laboratorio di Microbiologia e virologia di Careggi guidato dal professor Gian Maria Rossolini e hanno un attendibilità che varia dal 95 al 98%. Questa settimana cominceranno ad arrivare in Regione anche i 500 mila test messi a punto dalla Diesse Diagnostica Senese, azienda leader nella diagnostica in vitro. Sono stati validati dall'istituto Spallanzani di Roma, con la caratteristica di essere stati sviluppati coltivando e inattivando il virus in laboratorio proprio per renderli super attendibili.
ECCO L'ELENCO DEI LABORATORI ABILITATI A FARE IL TEST
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