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Toscana

Coronavirus, Rossi scrive a Conte: "Contagio sotto controllo, fai ripartire l'export o sarà crisi irreversibile"

Enrico Rossi, ex presidente della Regione Toscana
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Enrico Rossi, ex presidente della Regione Toscana

Ecco la lettera inviata dal presidente della Regione Toscana al premier: si indicano una serie di motivi per rimettere in marcia in tempi brevi settori come la moda e dell'oreficeria

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FIRENZE. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per richiedere attenzione sulla necessità di far ripartire i settori che esportano una rilevante quota della propria produzione. Si tratta, numeri alla mano di Irpet, di circa tremila imprese con oltre il 25 per cento di fatturato realizzato sui mercati internazionali, che impiegano quasi 90 mila lavoratori e che generano circa un terzo del Pil regionale, ovvero 33 miliardi di euro l’anno. Tali attività produttive - si legge in una nota della Regione - sono distribuite in diversi settori: oltre a quelle già oggi considerate essenziali (carta, farmaceutica, alimentare) vi sono quelle dei settori della moda, dell’oreficeria, della produzione di macchinari, impianti e mezzi di trasporto (yacht e navi compresi), del marmo fino alla ceramica. 

Ecco la lettera integrale

Caro presidente, i decreti di chiusura delle attività produttive industriali e commerciali hanno determinato il fermo delle imprese toscana la cui produzione è, per una quota significativa, indirizzata verso i mercati esterni. Si tratta di circa 3.000 imprese con oltre il 25 per cento di fatturato realizzato sui mercati internazionali, che impiegano quasi 90.000 lavoratori, e che generano circa un terzo del Pil regionale, ovvero, 33 miliardi di euro l'anno. Tali attività produttive sono distribuite in diversi settori; oltre a quelle già oggi considerate essenziali (la carta, la farmaceutica e l'alimentare), vi sono quelle dei settori della moda (tessile, abbigliamento, concia, pelletteria, calzature), dell'oreficeria, della produzione di macchinari e impianti (turbine, macchine del marmo, del legno, del meccano-tessile, elettrodomestici), i mezzi di trasporto (treni, scooter, camper, yacht), o quelli legati alla lavorazione dei minerali (dalla lavorazione del marmo alla ceramica).

L'export della regione Toscana è stato alla base della capacità di reazione alle ultime crisi economiche. Se i nostri principali indicatori macroeconomici hanno finora fatto registrare una sostanziale tenuta è grazie al contributo trainante offerto dai settori produttivi toscani votati all'esportazione internazionale. Faccio notare che le imprese che operano su scala internazionale sono soggette a un livello di competizione estremamente elevato e in questa situazione, in cui in altri Paesi i loro principali competitori continuano a operare, stanno perdendo rilevanti quote di mercato che, se i provvedimenti di chiusura dovessero protrarsi, potrebbero non essere mai più recuperate.

È per tali motivazioni che pongo convintamente alla sua attenzione la richiesta della riapertura dei settori di attività che esportano una rilevante quota della propria produzione. Infatti, diversamente temo che la nostra economia possa entrare in una recessione di tale gravità da non potersi più risollevare. Naturalmente per mantenere la competitività sui mercati internazionali di tali imprese occorre far riferimento anche a quelle delle filiere che, secondo nostre stime, coinvolgono ulteriori 25 mila lavoratori.

Per non correre il rischio che tali riaperture possano avere degli effetti negativi sulla salute pubblica, che rappresenta certo la priorità assoluta anche per me, ho voluto mettere a punto, anche con un confronto con le forze sociali, procedure di sicurezza restrittive con ordinanza ai sensi del DL n. 19 del 2020. In particolare, ho previsto la necessità di mantenere di norma il distanziamento sociale di 1,8 metri oppure, laddove non fosse possibile, di adottare ulteriori dispositivi come elementi di separazione o mascherine FFP2 senza valvola. Inoltre, ho richiesto di evitare l'ingresso in azienda delle persone che manifestano sintomi simil influenzali; ho disposto di sanificare gli ambienti e di organizzare il servizio mensa in modo da garantire le massime condizioni di sicurezza.

Mi permetto, inoltre, di rilevare l'importanza che potrebbe avere per tutto questo comparto la riorganizzazione dei turni di lavoro che consentirebbe di ridurre fino alla metà il numero dei presenti nei luoghi di lavoro in un'azienda, o in un distretto manifatturiero e, quindi, anche nei luoghi esterni e nelle strade di collegamento fra casa e lavoro o sui mezzi pubblici per i quali si è deciso ancora una volta di adottare le massime precauzioni come l'uso delle mascherine, di gel per la sanificazione e di guanti monouso.

È mia convinzione profonda che stabilire come ripartire sia ancor più importante che decidere astrattamente il giorno della ripartenza, con il rischio di scatenare la riconcorsa sui ipotesi al ribasso. Altre iniziative adottate nella mia regione riducono il rischio di contagio quali la distribuzione di mascherine chirurgiche a tutta la popolazione della Toscana e la consegna dei pasti a domicilio per gli anziani. Infine, di particolare rilievo è la grande estensione dei test sierologici ai lavoratori, fermo restando il carattere volontario dell'adesione. Test che molti imprenditori dei settori citati si sono dichiarati disponibili a effettuare essi stessi nell'ambito degli studi epidemiologici regionali e nazionali.

La situazione epidemiologica vede la Toscana all'undicesimo posto in Italia per numero di casi positivi con 206 casi ogni 100.000 abitanti contro i 274 della media nazionale. Inoltre, il nostro Sistema Sanitario Regionale si trova in una condizione ottimale per quanto riguarda la capacità ospedaliera di assorbimento dei pazienti COVID-19, mentre sono in calo i ricoveri per COVID-19 e l'occupazione delle terapie intensive. È una situazione che sotto il profilo della risposta sanitaria ai bisogni di cura possiamo definire di sicurezza.

In considerazione di tutto ciò e visto il valore decisivo per il benessere e la coesione sociale che svolgono nella mia regione le attività suddette, considerato che la loro ripartenza produrrebbe un limitato incremento delle persone in circolazione e valutate le condizioni di sicurezza alle quali verrebbero sottoposte le attività produttive riaperte, confido in una risposta positiva a questa mia richiesta di consentire ai settori dell'export toscano la ripresa del lavoro in tempi brevi.

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