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Coronavirus, ecco l'app per geolocalizzare i positivi al virus: la Toscana è la prima ad usarla

Mario Neri
Coronavirus, ecco l'app per geolocalizzare i positivi al virus: la Toscana è la prima ad usarla

In una prima fase servirà a mappare medici, infermieri, operatori sanitari, personale delle Rsa e altre categorie di lavoratori su cui la Regione ha iniziato lo screening di massa con i test sierologici. Ma per il tracciamento dei positivi manca il via libera del garante. Ecco come funziona

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FIRENZE. Mentre il governo sta terminando la messa a punto, la Toscana anticipa tutti e vara la prima app italiana che consentirà di mappare i positivi al virus, i loro contatti, consentire al servizio sanitario di sapere chi ha fatto il test sierologico e di monitorare i sintomi, anche di chi potrebbe essere risultato negativo al tampone.

LA TOSCANA PRIMA IN ITALIA

Insomma, la Regione è la prima a mettere a punto l'applicazione che potrebbe consentire di attuare il metodo cruciale utilizzato dalla Corea del sud per fermare l’epidemia, cioè la geolocalizzazione delle persone, di fatto compiendo indagini epidemiologiche rapidissime per isolare positivi e i loro contatti. Non una cosa da poco, viste le implicazioni sulla privacy. Tant'è che per ora è attiva a metà. Non è in funzione infatti il sistema di tracciamento delle persone e dei contatti, decisivo perché possa essere paragonabile al modello coreano. Per quello serve il via libera del Garante della privacy. Non solo. La Regione, per bocca di uno dei dirigenti che hanno lavorato al software, in mattinata conferma di aver concepito una app che può eseguire lo switch e attuare il tracciamento con il semplice rilascio di una versione aggiornata. "Il contact tracing, cioè il tracciamento delle persone - spiega la fonte - potrà essere attivato ma in un secondo momento. Con l'ok del Garante potrebbe servire appunto a tracciare eventuali contatti, ma bisognerà rilasciare una seconda versione della app, con un sistema basato sulla tecnologia bluetooth".

Ma in Regione c'è chi capisce che la app rischia di pestare i piedi a quella che sta preparando il governo a Roma e addirittura a quella che si pensa di sviluppare per tutti i Paesi europei, e soprattutto Enrico Rossi non ha nessuna intenzione di attuare il modello coreano. "Nemmeno sotto tortura", dicono dal suo entourage. E dunque la app resterà per quello che è, un database utile a raccogliere i dati sullo screening di massa dei test sierologici.

Ma andiamo con ordine. Da ieri, come anticipato dal Corriere fiorentino, la stanno scaricando medici e infermieri di Careggi, il personale di altri ospedali in regione e le forze dell’ordine. E in una prima fase servirà a mappare il personale sanitario, quello delle Rsa, volontari, farmacisti, forze dell’ordine e vigili del fuoco, insomma tutte le categorie su cui la Toscana ha iniziato lo screening di massa con i test sierologici. Ma presto potrà essere utilizzata a pieno da tutta la popolazione. Elaborata dal dipartimento di Sanità, la app si chiama #acasainsalute. Per ora è scaricabile solo in formato Android, ma da venerdì dovrebbe essere disponibile anche la versione per Apple.

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COME FUNZIONA LA APP

Ma come funziona? A tutto il personale – che la potrà scaricare su base volontaria – è stata inviato un messaggio mail con un link a video e documenti con le istruzioni sul funzionamento e l’attivazione. Per iniziare bisogna inquadrare la tessera sanitaria e fotografarla, poi inserire i dati anagrafici, il numero di cellulare, infine si possono registrare i dati sul test sierologico e sul tampone se e quando si è fatto. E via via è possibile aggiornare la propria scheda inserendo se si accusano sintomi come febbre, tosse, diarrea e dispnea. Va dato l’ok alla geolocalizzazione consentendo l’utilizzo della posizione e bisogna consentire l’utilizzo della fotocamera. Inoltre, c'è una parte illustrativa con indicazioni su come si può fare anche da soli il test sierologico e come si devono registrare i dati. E soprattutto come si possono inserire quelli epidemiologici: se si è stati in contatto con positivi, se in famiglia ci sono persone sintomatiche. Lo scopo è proprio quello di intercettare i positivi prima possibile e isolarli subito. Infatti, anche se una persona è negativa ai test, ma poi sviluppa febbre è possibile capire se è entrato in contatto con un positivo e quindi tornare a fargli il tampone.

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MANCA L'OK DEL GARANTE

Per ora, spiegano dalla Regione, la app si limita a registrare il luogo in cui si è effettuato il test, ma se arriverà l’ok dal Garante della privacy ci sarà una vera e propria geolocalizzazione. E allora si potrà perfino ricevere un messaggino sul cellulare che ci avverte se si è entrati nel raggio di un possibile contagiato. "Al momento - spiega Andrea Belardinelli, dirigente e informatico del dipartimento sanità della Regione che ha sviluppato il software - il sistema geolocalizza solo il luogo in cui è stato registrato il test sierologico. Tanto che su un singolo telefono la app permette di registrare schede anagrafiche di più persone. Ad esempio con un solo telefono si possono registrare schede di più persone in una caserma e in una azienda. Questo permette al sistema sanitario in tempo reale di sapere se in un luogo di lavoro ad esempio c'è il rischio che si stia formando un cluster epidemico".

NON SARA' UN GRANDE FRATELLO

Ma sarà una sorta di Grande Fratello? No, perché durante l’attivazione bisognerà inserire un codice univoco, anche di fantasia, che anonimizzerà i dati che poi verranno utilizzati per costruire il grande database su cui verranno registrati i risultati dello screening di massa partito proprio in questi giorni e che punta, in questa prima fase, a compiere il test sierologico su 400 mila persone. La app, infatti, sarà fondamentale poi anche per assegnare il famoso “patentino” di immunità con cui i lavoratori potranno tornare in azienda e le imprese ripartire attenuando via via il lockdown.

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