Gioco
OGNI TIRO È UNA STORIA CHE FINISCE BENE
lettera a un bambino
Caro Rodolfo,
Ora io vorrei mettermi a scrivere una cosa tipo: ti racconto chi era il tuo nonno Raffaele. Ma non ci riuscirò. Perché io conosco solo un pezzo della storia. Le vite non sono un pannello uniforme, dipinto a tinta unita; assomigliano più a un collage, o a un mosaico. Neanche fatto bene. E chissà, se davvero siamo opere d’arte, o il semplice incontro di casi, prodezze ed errori. Quando le ricostruisci, le vite hanno le loro crepe, i punti di fuga e gli strappi da tenere uniti. Ognuno può portare un pezzo per mettere insieme chi era il tuo nonno, con la sua R nel nome e nel cognome come piace a voi Romanos.
***
Ti racconto la mia tessera del mosaico. E ti do subito un indizio: siamo negli anni Ottanta del secolo scorso. C’è una specie di angelo biondo, un angelo vendicatore, con le spalle grandi e i capelli molto biondi, che senza particolare razionalità si alza dalla panchina di una squadra di serie B, davanti ai miei occhi di ragazzino, e frusta l’aria, proiettando dei traccianti nell’aria, per spaccare le partite in attacco, incendiando la folla, che poi probabilmente era qualche centinaio di persone, ma a me sembrava una moltitudine che neanche al Madison Square Garden.
E insomma pallonate verso quel canestro, i famosi tubi invisibili cari a noi montecatinesi, i tubi che disegnano parabole misteriose e insondabili, ognuno come una storia a lieto fine, perché il pallone entra, va al suo posto. Non ricordo un solo tiro sbagliato; quelli li ho cancellati dalla mente come scene venute male del mio film, refusi del mio articolo, sbagli di calcolo. Li ho corretti. Io non ho ricordi brutti di quei tiri, Rodolfo, e così dovrai fare pure tu. Questo guerriero-artista colpisce da entrambi gli angoli, stanando la difesa a zona, aprendola come una scatola. Non sbaglia, non perde. E soprattutto non ha paura.
Ci sono anche tanti altri pezzi da mettere insieme: molto più importanti del mio. Raffa e il suo amore per il mare, Croci, l’amore, la neve, l’orgoglio per i figli, la famiglia con R, la pizzeria, gli urli in palestra – la stessa nella quale faceva l’angelo –, l’acquario, le felpe, quei giorni passati a stendere e togliere rettangoli di campo in piazza del popolo o davanti al Tettuccio, magari al lavoro con Monica, che gli voleva tanto bene. E chissà quanti altri. E poi ci sei tu, naturalmente: il pezzo più bello di tutti, perché deve ancora essere colorato. C’è molta scelta. Però Rodolfo la vita è una magia e arriva un giorno nel quale un uomo di sessantuno anni ritorna nel mio cuore quello che è stato durante un lungo istante: un amico, un educatore, un bomber, il responsabile di una mia felicità.
Noi ti racconteremo il nonno. Tutti insieme. Ci passeremo la palla e giocheremo di squadra. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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