Gioco
Più “punti di innesto” La procura individua come si è sbriciolato il viadotto di Albiano
Sopralluogo in Lunigiana della pm Conforti sui resti Fondamentali immagini e video dei vigili del fuoco
Alessandra Vivoli / AULLA
Ora ci sono le immagini. Quella visione di insieme, e dall’alto, che l’effetto domino del crollo del viadotto di Albiano te lo spiattella davanti, come un pugno allo stomaco.
Ci sono le immagini, i video. E dietro c’è un grande lavoro, quello dei droni utilizzati dai vigili del fuoco, gli stessi impiegati due anni fa a Genova, dopo la tragedia del Morandi. In quelle fotografie, in quei filmati, ci sono i “punti di innesto”. Quelli in cui si è verificato il crollo: in cui il ponte si è spezzato. E sono proprio quelli su cui si concentra la prima fase delle indagini e che il sostituto procuratore Alessandra Conforti ha voluto esaminare, non solo nelle immagini registrate (in un punto video allestito proprio ad Albiano, in quel bar dal nome adesso dissonante, il bar del Ponte) ma anche dal vivo. Sporcandosi le scarpe. E guardando da vicino quello che resta di trecento metri di viadotto che, fino a qualche mese fa, portavano da Aulla ad Albiano in un quarto d’ora. Quando il traffico non era ancora quello del coronavirus. Adesso, per fare lo stesso tragitto, di minuti ce ne vogliono 47.
Il ponte non esiste più, spazzato via. Rotto in più punti. Quelli che ha voluto vedere, quasi toccare, ieri mattina la pm Alessandra Conforti.
La sua giornata sul posto comincia da qui. Così.
Mascherina nera calata sul volto. Camicetta rossa e giubbotto in pelle. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti arriva ad Albiano alle 11 del mattino.
È la titolare dell’indagine per crollo colposo aperta qualche chilometro più a valle, a Massa, subito dopo il “collasso” del viadotto che collega la Val di Vara e la Val di Magra. La dottoressa Conforti, accompagna dai tecnici, dai carabinieri e dai vigili del fuoco, scende lungo il fiume, sul greto del Magra. Passa accanto ai monconi spezzati. Venti minuti da una sponda. Quasi altrettanto dall’altra. Il tempo di guardare i video. Dopo risale in macchina in tutta fretta, solo qualche dichiarazione.
La prima è sul metodo. «Quando crolla un ponte l’ osservazione diretta è indispensabile - dichiara subito la sostituta procuratrice - Oggi è stata utile, abbiamo capito già quali potrebbero essere stati i punti di innesto del crollo».
La seconda sui contenuti. In questo caso i toni sono molto più prudenti. «Non ci siamo fatti nessuna idea, in questo momento è impossibile. Finiamo di osservare e esaminare le rovine di questo ponte per capire da dove possono partire le indagini».
Nel mezzo c’è tutto un lavoro che la Procura, di fatto, sta portando avanti, ormai da giorni. Il fascicolo in cui si contesta (per il momento - sottolinea la pm- altrimenti non avremmo potuto lavorare) il crollo colposo al momento è a carico di ignoti. Ma si sta ingrossando. Nelle scorse ore è stata disposta l’acquisizione documentale sia nelle stanze dell’amministrazione provinciale - ente che fino a un paio di anni fa aveva in carico la gestione del ponte - e di Anas che invece se ne occupa da due anni a questa parte.
Non sono invece entrate, almeno fino ad ora, nel faldone della procura le lettere, ma sarebbe più giusto dire lo scambio di lettere, fra il sindaco del Comune di Aulla Roberto Valettini e la stessa Anas. Quelle su cui proprio il primo cittadino ha puntato il dito, denunciando di non essere stato preso sul serio con i continui allarmi sulla salute del ponte.
«Il carteggio tra enti è l’ultima cosa che acquisiremo - chiosa la Conforti - Prima dobbiamo esaminare progetti, atti e lavori. Senza fare congetture». —
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