Il Tirreno

Toscana

Il silenzio inquietante di Anas, dopo il boato del crollo

Ilaria Bonuccelli

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Assorda il rumore del ponte di Albiano che si sbriciola. Inquieta, invece, il silenzio di Anas sulla tragedia che colpisce la Lunigiana. L’azienda di Stato si rifiuta di dare spiegazioni sul collasso di un ponte che, è chiaro a tutti, non ha fatto morti solo per una (in)felice coincidenza: una pandemia che tiene il Paese blindato in casa. Giustifica il silenzio inaccettabile con una motivazione di comodo: l’inchiesta giudiziaria. Anas non parla per non compromettere il lavoro degli investigatori.

Che sia una posizione pretestuosa è dimostrata da due fatti: 1) Anas ripete le stesse parole dal primo minuto del collasso del ponte, quando ancora la Procura di Massa non aveva formulato ipotesi di reato; 2) le domande che Il Tirreno pone dal giorno del collasso del viadotto non hanno mai puntato l’indice contro qualcuno. Puntano in una direzione precisa: capire perché un’azienda di Stato si permetta di ignorare per due anni la voce di una comunità. Espressa attraverso la voce del suo sindaco, nel rispetto delle istituzioni. Come avviene in uno stato democratico. Dove la democrazia, però, si rivela monodirezionale: funziona dal basso verso l’alto, ma non dall’alto verso il basso.

C’è la comunità della Lunigiana che denuncia: “Il ponte balla”. Non è un termine tecnico, ci perdoneranno gli ingegneri dell’Anas. Ma il concetto è chiaro: il ponte non è stabile. Il 14 agosto 2018 si sbriciola il ponte Morandi, costruito oltre mezzo secolo dopo il viadotto di Albiano, e il sindaco di Aulla, carta e penna, segnala il pericolo ad Anas. Anzi, da avvocato, Roberto Valettini fa presente che sembra esserci un pericolo. Non si lancia in conclusioni. Chiede spiegazioni. Sollecita interventi.

Anas assume un atteggiamo snobistico. Diciamolo, senza ipocrisie: a chi interessa un ponte in Lunigiana? Il sindaco viene rassicurato con qualche pacca sulla spalla. E poche righe scarne. Per 5 volte. Ad agosto 2019: «Non ci sono criticità, non c’è bisogno di interventi di emergenza». Non sono allegate perizie tecniche. Nessuna specifica.

A novembre 2019 arrivano le toppe all’asfalto. Tre mesi fa i “sensori” per avvertire problemi di stabilità. Invece Anas non si accorge di nulla. E il ponte un giorno crolla. No, non come il Morandi che, almeno, per un pezzo è rimasto in piedi. Il viadotto della Lunigiana collassa. Da cima a fondo. Allora, cosa dà diritto ad Anas di non rispondere a poche semplici domande: Quali verifiche ha effettuato? Con quali tecniche? Perché non si è accorta del pericolo? Non può pensare che l’assenza di morti giustifichi il silenzio. O che alleggerisca la sua posizione. Quando il ponte è collassato, oltre al boato, si è levata una nuvola gigantesca di polvere. Ora Anas ha un’occasione imperdibile: disperdere quella polvere. Restituire trasparenza. Gettare fumo (o polvere) negli occhi è un’abitudine da banditi. Ma noi crediamo di avere istituzioni e aziende di Stato di uomini perbene. Che ai cittadini rispondono. —

Ilaria Bonuccelli



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